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The Paper Boy

 

Pink Floyd,dietro il Muro

Fonte: Il Mucchio Extra n°15 - Autunno 2004

 

Nel novembre 1979 i Pink Floyd arricchirono la loro discografia con The Wall,ultimo loro album degno della fama meritatamente conquistata nella seconda metà degli anni '60 e anche ultimo a vedere all'opera il classico organico post-Barrett costituito da Roger Waters,Richard Wright,Nick Mason e David Gilmour: un lavoro particolare tanto nel concept che ne era alla base (non è un caso che, nel 1982, ne sarà ricavato l'omonimo film di Alan Parker) quanto nel suo sviluppo sonoro,diverso da quello che la band britannica aveva fatto prima cosi come da quello che farà dopo.
Nel 1999,a vent'anni di distanza da quell'evento,la giornalista Sylvie Simmons si recò ad intervistare i protagonisti della vicenda,ricavandone un lungo interessantissimo articolo per Mojo:questo articolo,che con gioia vi presentiamo ora che il Muro ha compiuto cinque lustri invece che quattro.Auguri,The Wall!

Pericolo!Demolizione in corso

Roger voleva buttare fuori Rick.Per David il prossimo doveva essere Nick.Bob contribuì al grande successo,ma fu licenziato anche lui. Per la prima volta gli architetti di The Wall parlano del progetto che portò alla distruzione dei Pink Floyd.

di Sylvie Simmons

Il 16 Giugno di quest'anno (1999,NdR) Rick Wright ha fatto finalmente quello che qualsiasi terapeuta consiglierebbe di fare:ha affrontato la sua nemesi.
"Credo di essere l'unico ad aver visto Roger di persona negli ultimi 18 anni.Jon Carin,che suonava con lui e aveva partecipato anche ai miei ultimi due tour,mi ha invitato.Sentivo ancora molta rabbia,non ci parlavamo dai tempi di The Wall,ma mi sono detto "merda!Perchè no?Non devo vederlo per forza"Ero seduto tra il pubblico a firmare autografi mentre lui suonava. Quando faceva i pezzi dei Pink Floyd mi sembrava strano che sul palco non ci fossi anche io insieme a Dave e Nick".
Alla fine del concerto,Rick Wright decise di andare nel backstage."E' stato difficile per entrambi.Ci sono un sacco di questioni di cui un giorno forse parleremo,ma in quel momento non me la sentivo di affrontarle.Perciò gli dissi solo "Ciao,come stai?Ti trovo bene"."Mi stava davanti di fronte con un sorriso tirato",dice Roger Waters."Secondo me si era fatto un paio di whisky,perchè il suo coraggio aveva qualcosa di alcolico.Ma è stato assolutamente corretto.Lo stesso credo di aver fatto anche io.Mi ha presentato sua moglie,l'ho salutata ed è finita là.Non ho provato disagio,ma non avevamo molto da dirci".Wright e Waters si conoscono e hanno suonato insieme dall'inizio degli anni '60.Fino a The Wall,quando Roger lo cacciò dai Pink Floyd.
The Wall è il padre di tutti i concept album,una struttura architettonica multistrato - liriche,musica,immagini - dove ogni mattone è una cicatrice nella psiche. Mentre The Dark Side of The Moon è il disco che i fan più seri preferiscono per fare l'amore o assumere droghe, l'uso pratico di The Wall per i milioni di acquirenti che ne hanno fatto un numero 1 (cinque settimane in Gran Bretagna,quindici negli Stati Uniti) si può solo ipotizzare. Tetro,claustrofobico, eppure con momenti di bellezza da brividi, i temi che tratta,paranoia,megalomania,tradimento,esaurimento e crollo fisico,sembravano permeare anche i musicisti che l'hanno realizzato. Il 30 Novembre 1999 The Wall ha compiuto vent'anni e per l'occasione è uscito un doppio album dal vivo prodotto da James Guthrie (che ha anche curato il mixaggio del DVD del film: "terribile" a detta di Waters), che in questo momento ha appena infornato (letteralmente!) centodieci bobine di nastri registrati durante i tre concerti del 1980 e i quattro del 1981. Otto ore di "cottura" con il termostato sulla seconda tacca. Sembra infatti che la colla usata per legare l'ossido al nastro renda le bobine sempre più molli con il passare del tempo. Una cosa da cui invece i musicisti sembrano immuni.
Dopo questo primo riaccendersi di una "quasi collaborazione" tra Waters-Gilmour-Mason-Wright in quasi vent'anni, in rete hanno cominciato a diffondersi voci di un allentarsi delle tensioni:una riunione,un concerto per il nuovo millennio,le Piramidi. Roger Waters rabbrividisce. "L'idea di rimettermi a sguazzare in quell'enorme ciotola di porridge....No,meglio tirarsene fuori e darsi una bella sciacquata. Adesso finalmente posso dedicarmi alla mia vita. Il pensiero di avere di nuovo a che fare con loro,e loro ci provano sempre a farmi risaltare dentro al porridge!, anche solo di fare questo disco dal vivo, le note di copertina, mi ha fatto ricordare la follia di tutto ciò. Non voglio avere niente a che fare nè con il disco nè con loro". Il suo disgusto è palpabile.
In uno studio tappezzato di poster di auto da corsa a King's Cross,Londra, a 3000 miglia dalla casa di Waters a Long Island, il suo vecchio amico Nick Mason ha un atteggiamento meno rigido, anche se i suoi modi gentili e distaccati manifestano lo stesso pessimismo: "A te andrebbe di radunare duecento persone di staff tecnico per lavorare l'ultimo dell'anno?Tutti hanno visto The Spinal Trap e il meraviglioso momento della riunione alla fine. Se avessi nutrito una speranza del genere, mi sarebbe piaciuto farlo per Live Aid. C'è un enorme senso di sfiducia, tradimento, rabbia e chissà che altro. Prima o poi si supera, ma credo che sarebbe difficile recuperare il senso del divertimento che provavamo all'inizio".
David Gilmour,civile, molto inglese, camuffa i suoi veri sentimenti con le parole, forme passive e involute,doppie negazioni, e parla di Waters serenamente, a tratti quasi con calore, come un vecchio sparring partner. "E' normale che a volte mi capiti di pensare a queste cose. Mi sono chiesto come sarebbe se ci ritrovassimo tutti in uno studio e provassimo a fare qualcosa insieme. Non vedo come potrebbe funzionare...L'abbiamo invitato a suonare con noi per The Dark Side Of The Moon a Earl's Court, ma ci ha risposto educatamente di no. L'ho invitato alla festa dei miei cinquant'anni, ma anche in quel caso ha detto di no. Non posso dire di aver fatto ogni sforzo possibile per farlo riavvicinare a noi, ma sono stato assolutamente gentile".
Nella sua casa di Atlanta, in Georgia, dove vive con la moglie americana, Rick Wright sembra ancora scioccato. Stranamente è lui il più disponibile dei quattro. Mentre parla di ingiustizie, tradimenti e terapia in corso, si sente un rumore di martelli che battono. Alcuni operai stanno lavorando poco lontano da noi. Stanno costruendo,guarda caso,un muro.

Le fondamenta

6 Luglio 1977:durante l'ultima data del tour Animals In The Flesh all'Olympic Stadium di Montreal,Roger Waters sputa a un fan.

Gilmour:Ricordo che come concerto non mi piacque molto. Quell'enorme stadio era stato costruito da poco,c'era ancora la gru. Si erano dimenticati di smontarla e non riuscirono a portarla fuori. Ero cosi disamorato che durante il bis andai a sedermi al banco del mixer, cosa che potrebbe non aver migliorato l'umore di Roger. Credo fosse disgustato da se stesso per essersi lasciato andare ad un gesto del genere.

Waters:Non sono sicuro di averlo colpito.

Mason:Che dire....Roger non è famoso per i suoi sentimenti di pace e amore. Noi capivamo il suo stato d'animo, snche se non ce la siamo presa con lui. I concerti negli stadi son strani. Mentre suoni guardi il pubblico allo stesso modo in cui il pubblico guarda te, ma riesci a vedere solo le prime file, quelle dove si radunano non voglio dire i pazzi,ma,soprattutto nei festival dove non ci sono posti a sedere,quelli che sono abbastanza folli da riuscire ad arrivare fino davanti. Quelli che suonano la air-guitar, che sanno tutte le parole a memoria, e i poveretti che hanno aspettato tutto il giorno e poi crollano poco prima che il gruppo salga sul palco.

Gilmour:A Roger non è mai piaciuto molto andare in tour, era sempre teso e irritabile, ed era disgustato da molti aspetti del business come lo eravamo noi. Il grosso cambiamento avvenne con l'enorme successo di The Dark Side Of The Moon,al pubblico piaceva interagire,gridare. Fino ad allora anche quando suonavamo in posti capienti, da diecimila persone,in certi momenti si poteva sentire cadere uno spillo. Per noi fu uno shock, ma quattro anni dopo avevo cominciato ad abituarmi all'idea che doveva essere cosi.

Waters:Diventava sempre più oppressivo. Quei posti non sono fatti per la musica ma per gli eventi sportivi, perciò non è strano avere la sensazione che sia in corso una ritualizzazione della guerra, questo è lo sport. Nella testa, in tutto il corpo,sentivo un enorme senso di frustrazione. Che ci stiamo a fare qui? A che serve?, mi chiedevo. La risposta che continuava a rimbalzarmi addosso era sempre la stessa:soldi ed ego. Ecco cos'era.

Ezrin:Conobbi Roger attraverso Carolyne, all'epoca sua moglie, che una volta lavorava per me. Durante il tour di Animals si fermarono a Toronto, dove vivevo. Mentre eravamo sulla limousine che ci portava al concerto, Roger mi parlò dei suoi sentimenti di alienazione dal pubblico e del desiderio che provava a volte di costruire un muro tra lui e loro. Ricordo che con una certa sfacciataggine gli dissi:perchè non lo fai? Un anno e mezzo dopo mi telefonò per invitarmi a casa sua e discutere una nostra possibile collaborazione per un progetto intitolato The Wall.

Il capocantiere

Finito il tour di Animals, ognuno andò per la sua strada:Gilmour e Wright incisero album solisti, Waters si ritirò nella sua casa in campagna per cominciare a scrivere.

Waters: A volte durante la giornata mi viene una sensazione di assenza,non una di vuoto,perchè al contrario è molto piena,e improvvisamente mi accorgo di guardare molto lontano, le cose intorno a me diventano sfocate. Allora penso: "Sto per scrivere una canzone", ma devo afferrarla con decisione e mettere in pratica tutte le tecniche che ho sviluppato nel corso degli anni per riuscire a portarla a termine. All'inizio però la creazione è un atto passivo. Sono convinto che sia l'espressione di quello che Jung chiama l'inconscio collettivo: gli esseri umani hanno bisogno di illuminare ed esprimere il loro rapporto con il resto delle cose. Stò cercando di ricordare se all'epoca ho fatto della psicoterapia, ma credo che la risposta sia no,l'ho fatta solo dopo, credo verso il 1981. All'inizio avevo due immagini: costruire un muro sul palco e il rapporto sadomasochistico tra il pubblico e il gruppo. L'idea era di bombardare il pubblico mentre quelli che saltano per aria applaudono ancora più forte perchè, anche se vittime, sono al centro dell'azione. C'è qualcosa di macabro e di inquietante in quel rapporto; noi usiamo un sistema di amplificazione cosi potente che può danneggiare l'udito, ma loro fanno a botte per stare proprio davanti,cosi gli puoi fare ancora più male. Da lì cominciò a prendere forma l'idea di Pink che si trasforma in un demagogo nazista. (Il tema della follia) ha a che fare con Syd, ma ci sono anche le mie esperienze."Da bambino ho avuto la febbre, mi sentivo le mani come due palloncini" si riferisce alla sensazione indescrivibile che ho provato nel corpo durante un delirio da febbre alta. Mi sembrava tutto troppo grande. In un paio di occasioni nella mia vita in cui mi sono sentito prossimo al crollo nervoso, mi sembrava di delirare. Perciò la mia idea di come possano sentirsi Syd o altre persone schizofreniche viene sia da quel ricordo d'infanzia che dalle circostanze particolari nella mia vita in cui ho vissuto un grande stress personale, e mi sono sentito molto vicino a quelle sensazioni..

Ezrin: Roger mi invitò per il fine settimana, aveva una bella casa in campagna con uno studio appropriatamente buio. Era uno di quei meravigliosi fine settimana d'autunno in Inghilterra, grigi e cupi. Mi fece sedere in una stanza e cominciò a suonare un nastro con della musica tutta legata insieme, come una canzone da novanta minuti, intitolata The Wall. Poi altri pezzi e stralci di altre idee che sperava di incorporare in qualche modo, che però non finirono sull'album ma ricomparirono in seguito in alcuni dei suoi lavori solistici. La campagna inglese sotto il peso dell'umidità e delle nuvole era il luogo perfetto per quella musica e io ne fui trasportato. Non era completa, non era nemmeno in alcun modo simile alla versione finale dell'opera, ma catturava l'atmosfera. Dopo averlo ascoltato, sapevo che sarebbe stata un'opera importante, e che ci sarebbe voluto molto lavoro per trasformarla in qualcosa di coerente.

Waters:Sapevo che sarebbe stato un processo lungo e complesso e avevo bisogno di un collaboratore con cui poterne parlare. Nella band non c'era nessuno; a Dave non interessava, Rick all'epoca era molto chiuso, Nick sarebbe stato felice di ascoltarmi perchè eravamo molto amici, ma gli interessano di più le sue auto da corsa. Avevo bisogno di una persona come Ezrin che musicalmente e intellettualmente era in un territorio simile al mio.

Gilmour: Quando finivamo un progetto, non facevamo mai piani di cominciare qualcos'altro subito dopo. Ci prendevamo sempre un pò di tempo per noi. Un paio di vecchi amici, con cui avevo suonato prima dei Pink Floyd, mi avevano convinto a fare un album improvvisato, per divertirci un pò. Rick stava registrando un disco. Quando ci siamo incontrati di nuovo in uno studio di Londra, Roger voleva realizzare uno dei due progetti a cui aveva lavorato nel suo studio a casa. Arrivò con due idee già piuttosto delineate e ampiamente sviluppate: una era The Wall, l'altra quello che in seguito sarebbe diventato il suo primo album da solista, che conteneva una canzone carina, ma per quanto mi ricordo suonava un pò troppo uguale. Cosi decidemmo che, quando ci saremmo rivisti a settembre, avremmo iniziato a lavorare a The Wall.

Wright: All'epoca in teoria eravamo in bancarotta. I commercialisti si erano persi i nostri soldi, dovevamo pagare tasse salatissime e ci avevano detto di stare via un anno e fare un disco per incassare i soldi che dovevamo al fisco. Era un periodo piuttosto difficile per noi.

Mason: I nastri erano di pessima qualità. Roger faceva sempre demo terribili anche se usava apparecchiature sofisticate. Ma fu subito chiaro che si trattava di un'idea interessante da svillupare musicalmente.

Wright: In certi momenti mi veniva da pensare:"Oh no! Ci risiamo! Ancora la storia della guerra,la madre,il padre disperso....Speravo che prima o poi l'avrebbe superato e che sarebbe riuscito a parlare d'altro,ma lui era fissato. Tutte le canzoni avevano lo stesso tempo, la stessa chiave,erano tutte uguali. Se non ci fossimo trovati in quella situazione finanziaria, forse gli avremmo detto che le canzoni non ci piacevano e le cose sarebbero andate diversamente. Ma Roger aveva quel materiale,Dave e io non avevamo niente,perciò decidemmo di farlo.

Gilmour: E' vero che le nostre finanze erano in crisi, ma credo che avvenne solo dopo che avevamo iniziato a mettere insieme i primi pezzi di The Wall ai Britannia Row Studios, tra settembre e Natale. All'epoca mi sembrava un'idea eccellente - anche se adesso non mi piace più di tanto, lo trovo un pò piagnucoloso - che valse la pena di esplorare. Ero disponibile,lo sono stato prima e anche dopo, a lasciare che Roger tenesse le redini della sua visione.

Mattone dopo mattone:il processo di costruzione

In un'unica sessione notturna, Bob Ezrin passò faticosamente in rassegna i nastri di Roger Waters.

Ezrin: Quella notte scrissi un copione per un film immaginario di The Wall, diverso dalla pellicola, con cui non ho avuto niente a che fare, anzi ero contrario all'idea di codificare la musica in immagini definite. Avevo solo l'idea di un paesaggio sonoro narrattivo,lo vedevo più che sentirlo, e organizzai in un racconto coerente tutti i brani musicali che avevamo e quelli che non avevamo, oltre agli effetti sonori e ai crossfader. Individuai il personaggio principale e giunsi alla conclusione che era necessario abbandonare la narrazione in prima persona e creare un'allegoria, recuperando il vecchio Pink al quale si era accennato in passato. Il giorno dopo portai un copione, che adesso si trova nella Rock and Roll Hall of Fame, ne diedi una copia a tutti e facemmo una lettura collettiva di The Wall. Era un modo completamente diverso di impostare il modo di fare musica, ma servì a cristallizzare il lavoro. Da quel momento in poi non procedemmo più a caso, ma secondo un progetto.

Waters: La forma base non cambiò. Alcune canzoni cambiarono molto,altre - Don't Leave Me Now, Is There Anybody Out There?,Mother - sono rimaste quasi identiche all'originale.

Ezrin: Quando lasciammo la casa di Roger ed entrammo in studio, il progetto divenne una collaborazione collettiva. Ognuno dava il suo contributo e la sua opinione. A volte era molto stimolante. Spesso facevamo delle sedute di "pestaggio" ed entravamo in discussioni animatissime sull'approccio a una canzone che duravano settimane. Siccome loro sono inglesi e io canadese, ci comportavamo sempre da gentiluomini, ma nessuno cambiava idea. Quando si veniva a creare un conflitto,la conclusione - sotto forma di sintesi di due idee opposte - era sempre migliore dell'idea originale.

Wright: Mi sembra di ricordare che tutti e quattro all'inizio, prima delle registrazioni, ci mettemmo ad ascoltare i demo e a eliminare della roba.

Gilmour: Ci mettevano seduti e litigavamo ad essere sinceri.Qualcuno diceva: "Questo non mi piace molto", qualcun'altro gli dava ragione, allora Roger se la prendeva e il giorno dopo tornava con qualcosa di fantastico. Si comportava molto bene durante The Wall, un pò meno durante The Final Cut. Alcune canzoni,ad esempio Nobody Home,vennero fuori quando ci eravamo già addentrati nella lavorazione dell'album,una di quelle volte in cui la sera prima se ne era andato imbronciato e il giorno dopo arrivò con dell'ottimo materiale. Spesso fa bene se qualcuno ti fa arrabbiare un pò.

Waters: A loro piace credere,per non sò quale ragione, che The Wall fu una collaborazione di gruppo. D'accordo, hanno collaborato, ma non eravamo collaboratori. Non era una cooperativa. Non è mai stato un modo di procedere democratico. Se qualcuno aveva una buona idea, io la accettavo, forse la usavo anche, allo stesso modo in cui se qualcuno scrive e dirige un film, spesso ascolta quello che gli dicono gli attori. Mi fa pensare a La Fattoria degli animali, quando i maiali litigano su chi è più uguale degli altri. Dopo che ci siamo sciolti, non hanno fatto altro che ripetere che non era un lavoro mio e che ci avevamo lavorato tutti insieme. Sono scemenze. Non è vero, come può capire chiunque ascolti quello che loro hanno fatto dopo. Non sono loro a fare le cose, le fanno fare agli altri. E' cosi lampante. The Wall è un'opera straordinaria e io ne sono molto orgoglioso. Non aggiungo altro.

Mason: Eravamo un gruppo che lavora a un disco,forse in modo un pò disfunzionale, ma credo che la maggior parte dei gruppi sia cosi.

Waters: Rick non diede alcun contributo, a parte suonare le tastiere quando serviva, e Nick suonò la batteria, con un pò di aiuto da parte degli amici. Dave suonò la chitarra e scrisse la musica di un paio di canzoni, ma non contribuì a nient'altro. Ezrin e io abbiamo coprodotto il disco, la nostra collaborazione fu molto fertile, il suo contributo fu molto significativo. Anche dave fu accreditato come produttore, sono sicuro che partecipò alla produzione del disco. Aveva idee molto diverse dalle mie, ma il capo era uno solo ed ero io.

Gilmour: Ovviamente Roger fu uno dei produttori principali perchè l'idea era sua ed era parecchio bravo per molte cose che hanno a che fare con la produzione, come la dinamica. Sono sempre stato uno dei produttori dei dischi dei Pink Floyd. Non mi sarei mai messo a discuttere con Roger dei testi, ma per quanto riguarda la musica ne so quanto gli altri componenti della band. Sicuramente esprimevo le mie opinioni piuttosto energicamente. Bob Ezrin aveva un ruolo da intermediario nel cercare di smussare il rapporto tra me e Roger. Avevamo discussioni frequenti, anche animate.

Mason: Abbiamo riflettuto sul nostro modo di lavorare per capire come migliorarlo e tutti furono d'accordo che un'influenza esterna ci avrebbe aiutato molto. Roger aveva conosciuto Bob Ezrin, e ci parve una buona idea avere con noi un ingegnere del suono giovane e brillante, James Guthrie, per completare la squadra.

Guthrie: Quando ricevetti la telefonata del loro manager, Steve O'Rourke, che mi convocava nel suo ufficio, mi consideravo un giovane e brillante produttore! Mi disse che il gruppo cercava energie nuove, che avevano sentito i miei lavori,in particolare The Movies e Runner, e mi fecero incontrare Roger per vedere se c'intendevamo. Non mi dissero di Bob e a lui non dissero di me. Quando ci siamo incontrati, abbiamo pensato che ci avevano assunti per fare la stessa cosa.

Ezrin: Quando cominciai a lavorare c'era molta confusione circa chi dovesse fare realmente il disco. A parte i nostri titoli, avevamo tutti un forte potenziale, un approccio molto specifico, opinioni molto precise ed eravamo al culmine delle nostre carriere creative, perciò fu un periodo entusiasmante. Credo che a quel punto Roger volesse che il progetto fosse suo. Ma quando il componente del gruppo dichiara la sua preminenza sugli altri, diventa difficile lavorare insieme. Lui era sensibile a questo,per quanto può essere sensibile Roger, perciò mi coinvolse come alleato per aiutarlo a gestire le cose. In realtà io interpretai il mio compito come quello di difendere il lavoro in sè, il che spesso voleva dire essere in disaccordo con Roger e con gli altri, e fungere da catalizzatore per superare le incomprensioni che sorgevano.

Wright: Mi divertii molto ai tempi di Dark side e di Wish You Were Here. Anche se litigavamo, lavoravamo insieme. Ero preoccupato che un produttore esterno avrebbe potuto farci perdere quello che noi quattro facevamo insieme. Ma d'altra parte pensai che avevamo bisogno di un arbitro.

Waters: Fino a Dark Side abbiamo lavorato spalla a spalla, dopo non accadde più. Avevamo raggiunto quello che ci eravamo proposti di raggiungere insieme dopo furono la paura e l'avarizia.

Gilmour: La lavorazione di The Wall ebbe tre fasi: prima ai Britannia Row di Londra, dove abbiamo ascoltato i nastri, proposto idee, preparato i demo. Poi in Francia, dove abbiamo fatto il grosso dell'album, infine a Los Angeles, dove andammo per completarlo e mixarlo. Specie in Francia lavorammo molto bene e parecchio: è incredibile quanto riuscimmo a fare in un tempo relativamente breve.

Mason: Il ritmo era pazzesco, furioso,molto concentrato. In Francia lavoravamo contemporaneamente in due studi.

Gilmour: Superbear, lo studio dove lavoravamo la maggior parte del tempo, si trova in montagna, a una certa altitudine, e si sà che la è piuttosto difficile cantare. Roger non riusciva a cantare bene, perciò trovammo un altro studio, il Miraval, dove lui andava con Bob per incidere le parti vocali.

Ezrin: Ci davamo delle scadenze, dopodichè andavamo in vacanza. Ci prendemmo un sacco di ferie! Una volta ho fatto i calcoli e credo che in tutto passammo quattro o cinque mesi effettivi in studio,diluiti nell'arco di un anno. Lavoravamo poche ore al giorno e andavamo spesso in vacanza. Avevano tutti famiglia e volevano lavorare dalle 10 alle 6. No,Roger decise che avremmo lavorato dalle 10 alle 6. Avevamo un orario da gentiluomini,indossavamo abiti da gentiluomini,mangiavamo cibo da gentiluomini, ci portavavano perfino il tè e i pasticcini tutti i giorni all'ora giusta. Era tutto molto civile. Considerando che all'epoca quello che stavamo facendo apparteneva alla controcultura, intorno al progetto si creò un'atmosfera surreale, soprattutto in Francia. Alcuni di noi vivevano a Nizza, altri avevano affittato interi paesi, altri vivevano nello studio, era tutto molto frammentato, ma ci ritrovavamo in studio e creavamo cose incredibili con gli oggetti più banali: dei suoni di batteria che in realtà non erano altro che padelle sbattute per terra. Io portai molte idee che erano leggermente aliene al gruppo degli inglesi. Sperimentammo l'utilizzo di macchinari multipli per la registrazione, cosa che adesso è diventata la procedura operativa standard. Le tracce base furono incise su un 16 piste e copiate in versione mixata su un 24 piste. Prendemmo la batteria e la facemmo scorrere solo su alcune tracce, che poi passammo sul 24 piste. Aggiungemmo tutti gli overdub, gli strumenti, gli effetti sonori,le voci. L'idea finale era di sincronizzare il 16 piste e il 24 piste e suonarli insieme. Gli strumenti sul 16 piste suonavano in modo splendido perchè i nastri erano stati tenuti da parte, senza suonarli e consumarli durante i mesi in cui ci avevamo lavorato sopra. Tutti gli overdub venivano collocati in testa e il risultato fu un album dal suono fantastico. Quando glielo proposi, tutti pensarono che fosse una specie di diavoleria. devo riconoscere però che aderirono al progetto, ma quando sì avvicinò il momento della verità diventarono molto nervosi, soprattutto Guthrie. mi ricordo che quando stavamo per finire una canzone, fu necessario cancellare la copia della batteria dal 24 piste, il che significava che se i due nastri non avessero combaciato, non ci sarebbe stata nessuna batteria. Quando gli feci premere il tasto "cancella", James sbiancò. Fu come chiedergli di sparare ad un bambino. Quando poi la cosa funzionò, non avevo mai visto un'espressione simile di sollievo su tante facce messe insieme. Si deve soprattutto a quel procedimento se l'album ha una presenza incredibile e una tale densità di suono.

Due canzoni: Comfortably Numb

Guthrie: Tutti,Roger compreso, incoraggiavano Dave a suggerire qualche idea. Il giorno in cui portò Comfortably Numb e cantò la melodia su quegli accordi fu fantastico!

Gilmour: Roger e io avevamo un buon rapporto di lavoro. Discutevamo molto, a volte in modo animato. Erano disaccordi artistici, non per motivi di egocentrismo. Non mi sembrava che litigassimo su chi avrebbe cantato, a Roger non importava in modo particolare, ma nell'insieme riuscivamo ancora a realizzare cose valide. Brani come Comfortably Numb sono gli ultimi esempi della capacità mia e di Roger di lavorare insieme in modo collaborativo, mia la musica, sue le parole. Io completai la parte fondamentale della musica, diedi a Roger le parti musicali, lui scrisse alcune liriche, poi mi disse: "Qui voglio cantare questo verso, possiamo allungarlo di un tot di battute in modo da poterlo fare?". Io fui d'accordo e aggiunsi qualcosa.

Waters: Alcuni anni fa Karl Dallas scrisse un libro che mi fece infuriare, in cui diceva che Dave scrisse una delle canzoni fulcro di The Wall, Comfortably Numb. Non è vero. Dave mi diede una sequenza di accordi, perciò se ne volessimo discutere, e io non voglio farlo, potrei dire che io scrissi la melodia e tutto il testo. Nel ritornello lui canticchia un pò di melodia, ma nelle strofe di sicuro no. Non è mai stato un problema per me, è un'ottima sequenza di accordi. Ma perchè ne stiamo parlando? Discutere su chi ha fatto cosa a questo punto mi sembra futile.

Ezrin: Comfortably Numb nasce come demo di Dave:un brano in re con un ritornello delizioso che si apre benissimo e delle strofe molto tristi. All'inizio Roger non pensava di includere materiale di Dave, ma avevamo bisogno di riempire alcune parti. Io lottai per quella canzone e insistetti affinchè Roger ci lavorasse sopra. A quanto mi ricordo lo fece controvoglia, però lo fece. Ci portò la strofa parlata e il verso nel ritornello che per me rimane una delle cose più belle che siano mai state scritte. L'unione di quel verso con le melodie di Dave e il suo assolo di grandissimo impatto emotivo mi fa venire la pelle d'oca ogni volta che ascolto la canzone.

Gilmour: Andammo a Los Angeles con due versioni. registrammo una base con quasi soltanto la batteria, che a Roger e a Bob piaceva molto, ma a me sembrava un pò slegata a tratti. Cosi ne registrammo un'altra che a me piaceva di più. Ci fu una grossa lite su quale delle due versioni avremmo usato. Alla fine utilizzammo parti di entrambe. Se adesso le riascoltassi, non sono sicuro che riuscirei a sentire la differnza, ma all'epoca mi sembrava incredibilmente importante. Comfortably Numb si può dividere in luce e ombra: le parti che canto io, "when I was a child...." sono la luce, quello che canta Roger, "hello, is there anybody in there" sono l'ombra. nella parte oscura io volevo metterci un pò più di chitarra grunge, mentre Roger e Bob volevano solo basso, batteria ed orchestra. Discutemmo violentemente. In quell'occasione io persi, ma credo ancora di avere ragione. Dal vivo suonavo sempre una chitarra più grunge.

Another Brick in The Wall Part II

Waters: La versione del mio demo era solo voce e chitarra acustica.

Gilmour: La musica disco non fu un'idea mia ma di Bob. Mi disse di andare in un paio di discoteche e sentire che tipo di disco music c'era in giro. Mi costrinsi ad andarci e mi sorbii quella roba rumorosa, con la cassa in quattro. Davvero orribile! Cercammo di trasformare una delle parti di Another Brick in The Wall in una cosa del genere per renderla orecchiabile. facemmo lo stesso esercizio per Run Like Hell.

Ezrin: Avevo appena finito una session a New York. Nile Rodgers e Bernard Butler erano nello studio accanto. sentii quel ritmo di batteria e pensai "Chissà come funzionerebbe con il rock'n roll".Quando tornai in Inghilterra alcuni mesi dopo e cominciai ad ascoltare Another Brick in The wall c'era sempre quel ritmo che continuava a risuonarmi nella testa.

Mason: Non ricordo che nessuno si lamentò. I pezzi disco hanno un tempo standard e noi lo seguimmo alla lettera. Fu registrato come un brano disco: basso e batteria per conto loro con l'aggiunta via via di tutti gli altri strumenti.

Ezrin: La cosa più importante che feci per quella canzone fu insistere affinchè fosse più lunga di una sola strofa e ritornello, come era quando Roger la scrisse. Quando la suonammo con il ritmo della disco music, dissi: "Questo è un successo!Però dura solo un minuto e venti secondi, non la suoneranno. Ci servono due strofe e due ritornelli".Loro mi risposero:"Col cavolo che li avrai!Noi non facciamo singoli,perciò vaffanculo!" Io dissi ok, e loro se ne andarono. Ma dato che avevamo due apparecchiature, mentre loro non c'erano copiammo la prima strofa e il ritornello, prendemmo uno dei giri di batteria, lo inserimmo in mezzo e allungammo il ritornello. A quel punto la domanda era, come facciamo con la seconda strofa che è uguale alla prima? Avevo fatto School's Out con Alice Cooper e mi piace mettere le voci dei bambini sui dischi. Dopotutto l'album parlava dei giovani. Cosi mentre eravamo in America, mandammo Nick Griffiths in una scuola vicina agli studi dei Pink Floyd (a Islington). Gli dissi:"Voglio una registrazione su 24 piste di ragazzini che cantano questa cosa, la voglio in cockney, ma anche con accento snob,insomma...falli cantare!". L'ho aggiunta alla canzone. Chiamai Roger e gliela feci sentire. Nel momento in cui senti i bambini entrare nella seconda strofa, la sua faccia si ammorbidì. Anche lui capì che sarebbe stato un disco importante.

Waters: Fu grandioso: esattamente quello che mi aspettavo da un collaboratore.

Gilmour: E alla fine comunque suona come i Pink Floyd

La disgregazione

Nei diversi studi l'atmosfera variava dalla tensione alla guerra aperta. Raggiunse l'apice quando Wright fu mandato via.

Ezrin: C'era tensione tra i componenti del gruppo, e perfino tra le loro mogli. Per un periodo in Francia ci fu molta ostilità, quel genere di conflitto passivo-aggressivo tipco degli inglesi.

Mason: Probabilmente Bob la vede come una guerra perchè lui veniva attaccato. Stava attraversando una fase della sua vita in cui era inaffidabile. Lui viveva a Nizza, mentre noi stavamo in montagna. Quando finiva di lavorare guidava fino in città dove sospetto facesse una vita sregolata. Ma si meravigliava se la mattina dopo noi eravamo seccati perchè arrivava tardi.

Ezrin: Io e Roger stavamo passando un periodo veramente difficile, durante il quale io andai un pò fuori di testa. Mi faceva davvero paura affrontare le tensioni, cosi trovavo tutte le scuse per arrivare tardi il mattino dopo. Preferivo non esserci mentre c'era Roger.

Waters: C'era sicuramente della tensione, ma in Francia quando la mattina mi alzavo e salivo in macchina per andare a lavorare ero di umore buono,positivo, non vedevo l'ora di arrivare in studio. Ovviamente avevamo problemi con Rick: era là, ma era come se non ci fosse.

Gilmour: Gran parte delle discussioni erano causate da disaccordi artistici. Non era una guerra totale, anche se c'erano delle vibrazioni negative: di sicuro nei confronti di Rick,perchè non dava l'impressione di fare la sua parte.

Wright: Io volevo lavorare, ma Roger rendeva le cose molto difficili. Credo che stesse già pensando di mandarmi via.

Ezrin: Ho visto come si sono svolte le cose e ci sono stato piuttosto male. Rick era sottoposto a una tale pressione che era praticamente impossibile per lui essere all'altezza delle aspettative. Era come se si facesse di tutto per farlo fallire. In circostanze simili non vedo come chiunque sarebbe potuto sopravvivere.

Waters: Perchè ho mandato via Rick? Perchè non era preparato a collaborare al disco. The Wall fu il primo album per il quale la produzione non fu accreditata equamente fra tutti i componenti del gruppo. All'inizio, quando dissi che volevo Bob Ezrin, che sarebbe stato pagato per il suo lavoro, dissi anche: "Anch'io e Dave produrremo il disco e quindi saremo pagati.Nick tu non ti occuperai della produzione, e neanche Rick. perciò non sarete pagati". Nick si disse d'accordo, mentre Rick rispose: "No.io produco il disco come voi" Cosi decidemmo che avremmo iniziato a fare il disco e che avremmo visto come andavano le cose. decidemmo che Ezrin avrebbe fatto da arbitro. Rick se ne stava seduto in studio: arrivava perfettamente in orario,il che era insolito, e restava fino alla fine ogni sera. Un giorno Ezrin mi chiese perchè Rick era sempre là. Era un pò infastidito da quella presenza cupa, ogni tanto diceva che non gli piaceva. Gli risposi che Rick lo faceva per assicurarsi i crediti di produzione e che sarebbe stato il caso di parlargli. Bob lo fece e da quel momento Rick non si presentò più alle session, a meno che non gli venisse chiesto di suonare le tastiere. Ma non riusciva più a fare neanche quello. Era un incubo, credo che fu l'inizio della fine. Avevamo deciso di consegnare l'album all'inizio di ottobre e ci prendemmo una pausa ad agosto per andare in vacanza. Feci la trascrizione di tutte le canzoni, feci una lista di tutto quello che bisognava fare e preparai un calendario. A quel punto mi fu chiaro che non ce l'avremmo fatta con il tempo che avevamo a disposizione. Perciò chiamai Ezrin e gli chiesi se era disposto a iniziare una settimana prima a Los Angeles per lavorare con Rick alle sue parti. Alla fine lui accettò, sebbene riluttante all'idea di lavorare con Rick. Gli dissi anche che se Rick non riusciva a suonare dei passaggi, avrebbe potuto chiamare un altro tastierista. Se lui fosse riuscito a finire le sovraincisioni delle tastiere prima del nostro arrivo, avremmo potuto rispettare i tempi. Due giorni dopo ricevetti una telefonata dal nostro manager. "Hai parlato con Rick?",gli chiesi."Si -rispose lui- Dì a Roger di andare a fottersi ,mi ha risposto". Perfetto. Io avevo lavorato moltissimo,mentre Rick non aveva fatto niente per mesi. parlai con Dave e Nick. "Non posso lavorare con lui, è impossibile",dissi. "E' vero",mi risposero. Fummo tutti d'accordo. per non far trascinare le cose,suggerii a O'Rourke di fare a Rick un'offerta. Poteva impelagarsi in una lunga battaglia, oppure accettare questa proposta: finire l'album, con il riconoscimento di quanto aveva fatto, ma a condizione di andarsene alla fine senza fare storie.

Rick accettò. Perciò la storia di Roger grande e cattivo che all'improvviso si libera di Rick senza motivo non sta in piedi.

Gilmour: (sospira) Io non fui d'accordo. Dopo la proposta di Roger andai a cena con Rick e gli dissi che se voleva restare nel gruppo, io lo avrei sostenuto. Sottolineai anche il fatto che non aveva dato alcun contributo significativo all'album e che io stesso non ero molto contento di lui. Fece davvero molto poco, molte delle tastiere sono suonate da me, Roger, Ezrin, Michael kamen, Freddie Mandell, ma il suo ruolo nel gruppo per me era sacrosanto. La mia opinione, allora come adesso, è che se a qualcuno non piaceva come andavano le cose, poteva scegliere di andarsene. Non ritenevo che nessuno avesse il diritto di buttare fuori la gente.

Waters: Incontrai Dave nel giardino della mia casa nel sud della Francia. Dave mi disse: "Mandiamo via anche Nick". Scommetto che questo non se lo ricorda. sarebbe imbarazzante,no? Io gli dissi "Vacci piano, Nick è mio amico".

Mason: E' realistico pensare che molto probabilmente io sarei stato il prossimo, e dopo di me sarebbe toccato a Dave. Secondo me tutto dipendeva dal fatto che Roger lo considerava sempre di più un suo progetto e voleva averne il controllo totale. Lui e io eravamo amici fin da quando eravamo studenti, immagino quindi che la mia posizione fosse più solida. In realtà all'interno del gruppo c'era sempre stata una divisione filosofica; Roger e io eravamo visti come quelli a cui piacevano gli effetti speciali, la tecnologia, l'aspetto non musicale, in un certo senso. Mentre Rick e Dave erano interessati di più alla musica. E' una generalizzazione molto ampia, ma siccome il progetto nacque fin dall'inizio come una grande produzione teatrale, credo che quella fu l'origine del conflitto. Rick non è una persona con cui puoi litigare, è molto mite. E' stato il peggior nemico di se stesso perchè avrebbe potuto contribuire di più a disinnescare la situazione. Ma credo che Roger sia stato molto abile (ride). In confronto a lui Stalin era un principiante! Al momento di decidere ci sentimmo tutti impotenti. Roger disse chiaramente che se Rick fosse rimasto, se ne sarebbero andati lui e il disco. Su di noi aleggiava la minaccia non di perdite economiche, ma di una vera e propria bancarotta. Eravamo molto preoccupati e sottopressione. Io mi sentivo colpevole, mi ci sento anche adesso. Oggi mi piacerebbe pensare che avremmo potuto comportarci meglio e fare le cose in altro modo. Ma probabilmente rifaremmo esattamente la stessa cosa.

Wright: sarebbe facile dire che me ne andai perchè avevo problemi con la cocaina o con l'alcol. Ma in tutta onestà posso dire che non fu un problema di droga. la prendevamo tutti,io Roger, Dave ,Nick,Ezrin,ma in modo sociale, non è che girasse per lo studio tutto il tempo.

Waters: Alcune persone ne prendevano un sacco,c'era chi aveva dei grossi problemi, io di sicuro non prendevo droghe in quel periodo.

Wright: A ripensarci, fin dall'inizio Roger e io non siamo mai stati grandi amici, ma non eravamo neanche nemici finchè lui non fu preso dalle sue manie egocentriche. Una volta deciso di assumere il controllo di tutto, il suo primo passo fu sbarazzarsi di me, perchè non gli ero mai piaciuto. Il suo più grande piano era diventare il capo, l'autore e il produttore, e chiedere agli altri di suonare per lui. Anche se erano amici, a quanto ho sentito dire, credo che il passo successivo sarebbe stato di liberarsi anche di Nick. A quel punto Dave sarebbe stato il chitarrista e per il resto Roger avrebbe usato session-men. Puoi anche pensare che siano solo sciocchezze, ma io sospetto che fosse quella la sua idea. Lui ti dirà che io avevo perso interesse per il gruppo. Ai tempi di Animals certe volte dicevo al nostro manager: "Devo andarmene dalla band, non sopporto il modo in cui si comporta Roger". Ma non dicevo sul serio, anche se a volte non ero proprio felice. Mentre lavoravamo a The Wall stavo divorziando, il progetto non mi piaceva molto e non avevo materiale. Lui può anche pensare che io non diedi alcun contributo, ma in realtà lui non mi permetteva di farlo. Dopo le registrazioni in Francia, facemmo una pausa e io andai in Grecia a trovare la mia famiglia. Steve mi telefonò per dirmi di andare immediatamente a Los Angeles perchè Roger voleva che io iniziassi subito a registrare le tastiere. Gli risposi che erano mesi che non vedevo i miei figli più piccoli e che sarei arrivato per la data fissata. Lui mi disse che andava bene e che capiva. Il giorno concordato, Steve viene da me e mi dice: "Roger vuole che lasci il gruppo".

Mason: Lui accettò e se ne andò. Dentro di sé deve aver pensato: "Se devo continuare in questo modo, ne ho abbastanza".

Wright: Difesi il mio angolo. Dave e Nick mi dicevano che non era giusto, che era sleale. Quando incontrai Roger, mi disse: "O te ne vai o non ti faccio registrare alcun materiale per The Wall". Forse stava solo bluffando, ma le sue parole furono queste. Tieni presente che la nostra situazione finanziaria era disastrosa. Roger mi disse ce se me ne fossi andato subito, avrei avuto tutti i diritti d'autore per l'album. Avrebbe chiamato un altro tastierista per finire il disco. Passai molti giorni e molte notti insonni a riflettere sulla faccenda. Avrei potuto smascherare il suo bluff e dirgli: "Ok, fai l'album da solo". Al che credo che Roger avrebbe risposto: "Butto via tutto il materiale". Era suo, perciò aveva il diritto di farlo. Pensai e ripensai sul da farsi e alla fine decisi che non potevo più lavorare con lui, accadesse quel che doveva accadere. Ero preoccupatissimo per la situazione finanziaria e sentivo che comunque il gruppo si stava disgregando. Non so, e non lo saprò finchè muoio, che cosa sarebbe accaduto se avessi detto: "No,non me ne vado". Perciò decisi,giusto o sbagliato che fosse, di andarmene. Ma decisi anche che volevo finire il disco e partecipare ai concerti, poi ci saremmo detti addio. Mi piacerebbe sapere perchè Roger riteneva che non fossi in grado di suonare, accettò di farmi finire le registrazioni e suonare negli spettacoli dal vivo. E' molto strano, e inoltre quello era un periodo piuttosto confuso della mia vita.

Guthrie: Rick fece delle cose molto belle sul disco, anche se la gente non se lo ricorda. Suonò delle cose fantastiche all'organo Hammond.

Wright: Il mio terapeuta è convinto che sono ancora molto arrabbiato per tutta questa storia e in un certo senso lo sono. Fu una cattiveria. Era il mio gruppo quanto il suo. Dave, Nick e Roger si separarono subito dopo. Fecero The Final Cut, ma a quanto ne so fu una cosa assurda, ebbero degli scontri fisici in studio. Dave rifiutò di far mettere il suo nome nei crediti, la cosa mi aiutò ad accettare il fatto che avevo lasciato il gruppo. Ma non mi piace come è stata gestita la cosa, dopo diciotto anni sento ancora di aver subito un torto. Forse un giorno Roger e io ne parleremo a quattr'occhi e lui mi dirà di aver sbagliato.

Waters: Fu certamente la cosa migliore da fare.

The Wall

L'album fu completato a Los Angeles, la copertina fu disegnata da Gerald Scarfe e Roger Waters. Le note dell'edizione originale in vinile accreditavano tre produttori, un co-produttore, quattro ingegneri del suono, tre autori, due arrangiatori d'orchestra, sei coristi, un responsabile del sound equipment e la Islington Green School. I nomi di Rick Wright e Nick Mason non compaiono da nessuna parte.

Wright: Me ne ero dimenticato. Anche Nick fu lasciato fuori? Chissà perchè, ma all'epoca avevo lasciato il gruppo e ci avevo messo una pietra sopra.

Mason: Non ne fui molto contento. Credo che fu cambiato nelle edizioni successive.

Scarfe: Roger aveva un'idea molto precisa su come doveva essere la copertina di The Wall: completamente bianca con dei mattoni sopra. Una sera, mentre eravamo nella sua casa in Francia, feci una piccola bozza con tutti i personaggi che avevo disegnato per The Trial che facevano capolino dal muro.

Gilmour: Storm (Thorgerson) a quel tempo era già stato buttato fuori. Roger era scontento di lui: sono storie vecchie, non posso affermare di ricordarne ogni particolare, ma credo che la questione raggiunge il culmine qualdo la Hipgnosis mise la cover di Animals in un libro di copertine di album facendola passare per un'idea loro anzichè di Roger. Siccome Roger insisteva perchè gli fosse riconosciuto credito di qualsiasi cosa, Storm si arrabbiò parecchio.

Mason: Ci furono diversi ascolti del disco. Uno dei dirigenti della CBS era sconvolto: "E' terribile, una schifezza. Che cosa facciamo?", disse. Ovviamente andò tutto bene.

Guthrie: A differenza della maggior parte dei gruppi, che devono rendere conto alla casa discografica, i Pink Floyd potevano fare un album e farlo sentire solo quando era finito. L'ascolto ufficiale ebbe luogo alla CBS Records a Century City. Arrivai un paio d'ore prima per sistemare i nastri e il sound system nella loro sala delle conferenze. Quando arrivammo al punto in cui gli stuka piombano giù, il suono era cosi forte che fece saltare l'altoparlante destro. Cosi dovemmo andare a cercare in tutto l'edificio un altro ufficio che fosse abbastanza grande e avesse un sound system appena decente. Alla fine ne trovammo uno, portammo fuori tutti i mobili, sistemammo un sacco di cuscini per terra, spegnemmo le luci e suonammo il disco.

Wright: l'ascolto dell'album fu un momento strano e difficile. Credo che fossi emotivamente tramortito.

Gilmour: Fu un momento magico,perfetto!

Waters: Una grande opera, un classico.

E poi la versione dal vivo

Lo show più spettacolare dei Pink Floyd: quarantacinque tonnellate di attrezzature, 106 decibel in quadrifonia, un bombardiere, le mostruose creature gonfiabili di Gerald Scarfe, dei finti Pink Floyd mascherati e 340 mattoni che erigevano un muro lungo una cinquantina di metri e alto più di dieci.

Ezrin: In Francia facemmo un primo mixaggio completo e mettemmo i brani in sequenza. Su un tavolo c'era un modellino del palco con dei piccoli ometti di gomma e i pupazzi gonfiabili. Suonammo il disco mentre sul tavolo mettevamo in scena lo spettacolo, cosi la prima volta che il gruppo ascoltò The Wall fu un'esperienza audiovisiva. Non ci limitammo a fare il disco, ma costruimmo anche lo spettacolo basandoci sul copione. Roger e io iniziavamo alle 8.30 del mattino a casa di Gerald Scarfe, guardavamo le animazioni, poi parlavamo dell'allestimento del palco con Mark Fisher, uno straordinario architetto e designer. passammo un sacco di tempo a pesare i mattoni per essere sicuri che se fossero caduti sul pubblico non avrebbe ucciso nessuno. Pensavamo anche di progettare la struttura con cui andare in tour, un tendone surreale a forma di verme.

Waters: Gli altri componenti del gruppo non ebbero niente a che fare con lo spettacolo: a loro piace pensare di si ma non è vero. Se leggi il programma dello show, sulla pagina interna c'è scritto: "The Wall, scritto e diretto da Roger Waters, eseguito dai Pink Floyd". E cosi era. Non m'interessava più lavorare in un comitato con gli altri. Cominciai a lavorare con Gerald per vedere che idee aveva. Probabilmente dalle sue idee per l'animazione venne anche il suggerimento di farne un film. I copioni originali che cominciai a scrivere raccontavano di un concerto rock, con noi che suonavamo e bombardavamo il pubblico: una cosa strana,surreale. Solo quando Alan Parker (il regista) venne coinvolto, dietro un suo suggerimento abbandonammo l'idea di usare filmati del gruppo che suonava dal vivo e decidemmo invece di trasformarlo in una narrazione.

Scarfe: In precedenza avevo fatto alcune cose per Wish You Were Here ed ero diventato amico di tutti loro. Quando Roger scrisse The Wall venne da me, mi suonò i nastri e disse che voleva farne un album, uno show e un film. Fu molto onesto sulle origini dell'opera. Dopo un paio di birre si lasciava andare a raccontare le cose che gli erano accadute e che lo avevano sconvolto. Sembrava che andassimo d'accordo. Mi piace il suo senso dell'umorismo: piuttosto aspro,come il mio, una visione cinica della vita, ed è anche estremamente intelligente. insieme giocavamo enormi somme di denaro. Vinceva quasi sempre lui. Roger è una di quelle persone meravigliose che quando ingaggiano un artista, ingaggiano quello che l'artista fa e non gli dicono che cosa fare. Ovviamente ci sono discussioni, ma come fare le illustrazioni dipendeva da me. L'idea di usare pupazzi gonfiabili era stata concepita in precedenza, ma i disegni furono miei. Innanzitutto dovevo decidere l'aspetto di Pink: me lo immaginavo come una figura embrionica, una specie di gamberetto totalmente vunerabile, perchè un concetto molto importante è che tutti ci nascondiamo dietro un muro perchè non vogliamo che gli altri ci feriscano. Feci la moglie come un serpente che colpisce e morde: non sapevo che aspetto avesse la sua ex-moglie,perciò il personaggio non si basa assolutamente su di lei. L'insegnante assomigliava vagamente a un professore che avevo conosciuto. La madre era un tipo all'antica, una figura stile anni 50, confortante, con delle braccia molto forti che si trasformano in muri. I martelli furono una mia idea, volevo un'entità non raziocinante, intrattabile, inarrestabile, da cui l'idea di farli avanzare a passo d'oca. c'era anche dell'umorismo in alcune parti, ma in generale era abbastanza desolato...La storia di Goodbye Blue Skies è una delle mie sequenze di animazione preferite. La considero un inno alla Seconda Guerra Mondiale e alla sua tristezza. Durante la guerra ero bambino, perciò percepivo la sensazione dei bombardieri e delle maschere antigas. Per i bambini le facevano a forma di Topolino, perchè erano delle cose orribili e claustrofobiche da mettersi sulla faccia. Disegnai delle creature chiamate The Frightened Ones (Gli spaventati) che avevano teste a forma di maschere antigas e correvano verso i rifugi antiaerei. I disegni animati non devono assomigliare per forza ai coniglietti della Disney, non ci sono limiti, son surreali. Mi impegnai molo con il compito "aperto" che i Pink floyd mi avevano dato,ebbi a che fare soprattutto con Roger, ma erano tutti dalla mia parte,cercai di fare del mio meglio. Dirigere animazioni è un impegno che ichiede un sacco di tempo, ci volle più di un anno. E moltissime partite a biliardo.

Wright: L'idea originale di roger per per lo spettacolo era di costruire letteralmente un muro, andarcene a casa e lasciare il pubblico parecchio seccato. Ma una volta costruito il muro, aggiunti gli elementi visivi e i buchi da cui compariva la gente, divenne un'ottima trovata teatrale.

Gilmour: Gli spettacoli furono impressionanti. Mi piacevano dall'inizio alla fine. Con il passare del tempo,dopo una trentina di show, divenni più consapevole delle restrizioni imposte da uno spettacolo cosi coreografico, che non lasciava molto spazio alla musica per farla crescere per conto suo. Ma bisogna considerarlo da un altro punto di vista, come un'opera teatrale oltre che musicale. Io ero responsabile del funzionamento di tutta la parte meccanica. Sul mio amplificatore durante i primi spettacoli c'era attaccato un gobbo alto due metri, che in seguito memorizzai, cosi sapevo esattamente da dove provenivano gli attacchi, perchè potevano venire da un monitor a terra, o dalla pellicola. Avevo un'unità di controllo per regolare il delay digitale sulla mia strumentazione e quella di Roger, Rick e Snowy (White), perciò non mi accorgevo molto di quello che avveniva intorno a me.

Mason: La batteria era in una gabbia rinforzata, cosi non si rompeva quando il muro crollava. Era un ambiente strano, piuttosto carino: sembrava quasi di stare in uno studio, solo che c'era interazione, ed era insolito perchè era per metà dal vivo. Non c'era molta spontaneità, ma del resto noi non eravamo famosi per la nostra improvvisazione ginnica sul palco.

Wright: Perchè accettai di suonare? Forse non sopportavo l'idea di dire addio a tutto. Pensai che se dovevo andarmene, tanto valeva avere un altro mese di lavoro, con la pseranza segreta che magari le cose sarebbero potute cambiare. Durante gli spettacoli dal vivo Roger si comportava in modo abbastanza amichevole. Fu difficile, ma cercai di mettere da parte tutti i miei risentimenti e mi divertii a suonare The Wall. Nei concerti diedi tutto me stesso e credo che Roger approvasse. Ci parlavamo in modo civile. Non fu affatto male.

Mason: Certo che lo fu. Ma gli inglesi sono maledettamente bravi in questo: vanno avanti anche se stanno bollendo di rabbia.

Waters : Era un fatto compiuto, a Rick veniva data una paga, lui sembrava contento e noi pure, fine della storia;o forse non è vero che era contento, ma non ne abbiamo discusso. Nel backstage c'era separatismo: roulotte separate, disposte in modo da non trovarci uno di fronte l'altro,ah ah,ognuno col suo piccolo accampamento. L'atmosfera era orribile, ma il lavoro, lo show era cosi importante che di sicuro sul palco non ne risentivo.

Wright: Era un altro motivo per cui non mi dispiaceva andarmene. Nel gruppo non c'era più comunicazione né atmosfera cameratesca. Ma una band può salire sul palco e suonare anche se i componenti si odiano l'un l'altro. Sentivo che il gruppo stava andando a pezzi, e cosi fu.

Ezrin: Mi fu chiesto di partecipare allo show, ma non potevo: stavo divorziando ed ero in lotta per ottenere l'affidamento dei figli. Poi ci fu un incidente, per cui nella mia ingenuità parlai al telefono con un mio amico giornalista che riusci a farmi raccontare delle cose, rompendo cosi il mio accordo di riservatezza con il gruppo. Roger si arrabbiò, era già molto nervoso e stava affrontando la situazione con Rick. Mi fu impedito di accedere al backstage. Ma io ci andai lo stesso. New York era il mio territorio, tutti gli addetti alla sicurezza mi conoscevano perchè avevo lavorato con i Kiss e Alice Cooper. Quando la security dei Pink Floyd disse che non potevo entrare, loro risposero "eccome se può!". Dovetti comprarmi il biglietto, ma vidi lo show. Fu impeccabile e assolutamente sconvolgente. Quando Dave suonò l'assolo di Comfortably Numb in cima al muro, scoppiai a piangere. Era l'incarnazione di quell'intera esperienza. Fu l'opera migliore del decennio, forse uno degli album rock più importanti in assoluto.

The Final Cut

Nel 1980-81 i Pink Floyd portarono The Wall a Los Angeles, New York, Dortmund e Londra. A Earl's Court furono fatte delle riprese che alla fine però non vennero usate per il film. Poi il gruppo si mise al lavoro per The Final Cut.
Waters: Ebbi il controllo totale per The Final Cut.

Gilmour: In alcune occasioni ci furono delle discussioni. Se Roger avesse avuto il controllo assoluto, la band non ne avrebbe giovato. Non era in grado di gestirlo. Non ha avuto molto successo con le cose di cui ha avuto il controllo totale.

Waters: Alla gente piace pensare che The Wall abbia condizionato il suo autore. Da essere il capo a diventare un dittatore il passo è breve. Siamo tutti volontari, nessuno era costretto a restare. Anche durante The Final Cut, quando le cose alla fine sono esplose, ero assolutamente disposto a fare il disco per conto mio. Santo cielo! Discutevamo dal 1974. troppo tempo. A un certo punto devi ammettere che le cose non funzionano più, che è arrivato il momento di sciogliersi.

Gilmour: Roger disse che era finita. Io dissi che probabilmente avrei fatto un altro disco. Lui disse chiaramente che non aveva intenzione di fare un altro disco con noi. Io dissi chiaramente che avevo intenzione di farlo.

Waters: Intorno a me voglio persone creative, vivaci, interessate e interessanti. Dave non lo è. Non ha idee e non gli interessa la gente che ne ha, a meno che non scrivano dischi sui quali può mettere il suo nome, che è ciò che ha fatto da quando me ne sono andato.

Mason: Non avrei mai immaginato che avremmo potuto continuare senza di lui, fin quando dave disse "si che possiamo,proviamoci". Non era il suo gruppo, non aveva il diritto di ucciderlo.

Waters: Non decisi che il gruppo doveva morire, disso solo che secondo me era la cosa migliore da fare. Mi sarebbe dispiaciuto se Paul McCartney e Ringo Starr avessero fatto dischi e concerti facendosi chiamare The Beatles. Se non c'è John lennon, è un sacrilegio. Non voglio mettere parole in bocca a Dave, ma da quanto ho letto, sospetto che secondo lui per molta gente non fosse giusto continuare a chiamarci Pink Floyd dopo che Syd smise di funzionare. Quello che noi quattro abbiamo prodotto insieme dopo Syd si può assimilare al genere di cose che hanno fatto i Beatles, e questo per me rende importanti i Pink Floyd. Il fatto che Gilmour e Mason abbiano continuato, coinvolgendo un sacco di altra gente per scrivere materiale, mi sembra un insulto a quello che abbiamo fatto prima. Per questo non volevo che usassero il nome.

traduzione di Paola De Angelis