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Il Muro
Fonte: Guerin Sportivo - 1982
di Giancarlo Galavotti
articolo in PDF con immagini clicca
Dopo l'enorme successo ottenuto dall'album, il gruppo londinese ripropone The Wall sul grande schermo
Londra.
Attesissimo dall'esercito dei fans dei Pink Floyd, The Wall, il doppio ellepì
che ha già incassato miliardi sulle due sponde dell'Atlantico, è
diventato film ed è ora arrivato sugli schermi londinesi. In Italia
il debutto è previsto per il prossimo ottobre, e sarà con ogni
probabilità in versione originale; a parte l'eventuale ricorso alle
didascalie per la traduzione simultanea dei testi dei brani musicali, il doppiaggio
è del tutto inutile, perchè nel film non c'è traccia
di dialogo. Il regista, Alan Parker (Midnight Express, Fame, Shoot the Moon),
si è voluto servire delle sole immagini per tradurre per lo schermo
il filo conduttore tracciato nell'album da Roger Waters, che insieme a David
Gilmour ha firmato parole e musica.
Sotto questo aspetto, il film non offre nulla di nuovo. E' piuttosto una maniera
diversa, globale, di ascoltare o riascoltare The Wall. Una maniera amplificata
non solo dalla colonna sonora stereo a sei piste, ma dalle sollecitazioni
visive che l'indiscutibile talento di Parker fa sposare alle vibrazioni del
Pink Floyd Sound.
Autobiografico.
Nel concepire The Wall, Roger Waters ha attinto a piene mani dalla
propria vicenda esistenziale, producendo una specie di viaggio attraverso
la sua psicologia contorta, che esplode nella follia sotto l'enorme pressione
del successo, della continua ricerca di nuovi effetti e dell'inevitabile assuefazione
alla droga..
Con gusto masochistico, Waters ha messo in piazza frustrazioni, fobie e miserie
personali, che si sono accumulate attorno a lui come i mattoni di un muro,
The Wall appunto, sempre più solido, fino a costituire una fortezza
di alienazione che lo tiene prigioniero. Se questo significato di The Wall
può essere sfuggito, in tutto o in parte, al pubblico italiano nell'ascolto
del doppio 33, il film non offre possibilità di equivoco.
La trama.
Roger Waters assume per la circostanza il nome di Pink, interpretato
sullo schermo da Bob Geldof, leader del gruppo rock The Boomtown Rats (noto
per il successivo I don't Like Mondays). Lo troviamo, all'inizio del film,
chiuso nella sua stanza in un albergo di Los Angeles: lo sguardo sbarrato
innesca incubi sulle immagini di un vecchio film di guerra trasmesso alla
TV. Il padre di Pink, cioè Waters, è morto durante lo sbarco
ad Anzio, prima che lui nascesse. Sua madre si trova cosi a concentrare tutto
l'affetto su di lui, fino a soffocarlo con premure ossessive. L'impatto con
la scuola è altrettanto traumatico: gli insegnanti sono psicopatici
autoritari che sfogano le frustrazioni domestiche cercando di annullare ogni
accenno di talento individuale, ogni aspirazione a differenziarsi che viene
espressa dagli scolari. L'unica forma di difesa è il muro che nasconde
e al tempo stesso soffoca sogni e sentimenti. Pink, cioè Waters, si
sposa col primo amore della sua adolescenza e riesce a trovare uno sbocco
alle proprie tensioni diventando un musicista rock di successo. Per un pò
il potere e la fama suppliscono alle carenze inflitte alla sua personalità,
ma presto non bastano: non bastano gli applausi, i riflettori, la droga. Il
muro separa Pink dalla moglie, che finisce nel letto di un altro. E' l'ultimo
mattone, che fa esplodere la pazzia di pink, le sue allucinazioni più
sconvolgenti. Il potere dell'idolo del rock diventa quello di un leader nazista;
la folla del concerto quella di un' adunata di camicie brune a Norimberga.
Dove la simbologia delle immagini di Alan parker non basta, intervengono le
efficacissime animazioni di Gerald Scarfe, in un'allegoria perversa del bene
che nasconde sempre il male in agguato: la colomba della pace degenera nell'aquila
della guerra, la rosa e l'orchidea che fanno l'amore si rivelano piante carnivore
che vogliono solamente distruggersi. L'odio del mondo si accumula attorno
alla mente di Pink, il muro sta per soffocarlo, il suicidio appare l'unica
via d'uscita. Pink rivede la sua infanzia, i suoi anni di scuola e tutti quelli
che hanno contribuito alla costruzione del muro: sono adesso i testimoni a
un immaginario processo dove lui è l'imputato. Il verdetto è
perentorio: occorre che trovi il coraggio di abbattere il muro, prima che
sia troppo tardi. E' sull'esplosione di un'immensa diga che si chiudono i
95 minuti del film: Pink ce l'ha fatta. Waters è sopravissuto a raccontare
la sua storia.
Cinema
e Rock
Il film rappresenta un altro passo sulla strada sempre più
rapida dell'abbinamento tra muscia contemporanea e i media dell'immagine,
oggi che il successo di un disco dipende in misura sempre più considerevole
dal livello artistico della presentazione video preconfezionata per le apparizioni
alla TV, e in attesa di una diffusione di massa dei video dischi con lettura
laser, la traduzione per il grande schermo di The Wall rappresenta una tappa
indubbiamente interessante. Interessante, anche se non del tutto riuscita:
là dove le immagini espandono la portata del sound il risultato è
pregevole ed estremamente godibile. Ma in vari punti il film scade di tono
e non basta nemmeno l'incisività della musica ad allontanare dallo
spettatore un disagio che sconfina nella noia. E' un effetto che è
destinato ad emergere ancora di più in quelle sale di proiezione che
non sono attrezzate con i più moderni apparati di HI-Fi totale, quelli
per intenderci che avvolgono il pubblico in un bombardamento di onde sonore
e fanno tremare le poltrone in una piacevole sensazione di terremoto. Ma pur
non essendo un capolavoro del cinema, The Wall resta comunque un'esperienza
da non perdere.
Giancarlo Galavotti