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IS THERE ANYBODY OUT THERE?

 

Roger Waters

 

 

Un buon impulso creativo per The Wall proviene dalla mia disillusione con i rock show negli stadi di football, all'aria aperta ed enormi. Nei giorni prima di Dark Side of the Moon l'eccitamento di uno spettacolo dei Pink Floyd puntava ad un rapporto di familiarità tra il pubblico ed il gruppo. Era magico. Dai tardi anni settanta quella magia e quell'opportunità era svanita, schiacciata, come lo vidi, dal peso morto dei numeri - criterio del tutto incoerente di quegli eventi di stadio. Ora pare una vecchia barzelletta, ma forse si sopporta raccontandola: ci fù un momento sul palcoscenico allo Stadio Olimpico a Montreal durante il tour di Animals quando fui costretto a confrontare tutti gli aspetti negativi di queste circostanze e della mia connivenza in loro. Un fan giovane, euforico, gridando la sua devozione, cominciò a farsi strada lacerando la rete che separava il gruppo da quella gentaglia di fronte allo stage, e il ribollire della mia frustrazione alla fine esplose. Gli sputai in faccia. Immediatamente dopo fui scioccato dal mio comportamento. Compresi che quello che era stato una volta uno scambio meritevole e maneggevole tra noi (il gruppo) e loro (il pubblico) era stato deviato con peso, l' avidità sociale ed ego. Tutto ciò che rimase era un adattamento che era essenzialmente sado-masochistica. Io avevo un'immagine molto vivida di un pubblico che è bombardato - da bombe che sono lanciate dal palcoscenico - ed un senso che quelle persone vengono fatte a pezzi diventerebbe assolutamente selvaggio e, con allegria, di essere al centro di tutta l'azione. Fu subito dopo questo che partii con l'idea della costruzione di un muro durante uno spettacolo. L' idea mi colpì subito. Del tutto distante dal suo significato personale, pensai che poteva essere un gran pezzo di rock teatrale.The Wall è parte del mio resoconto, la mia storia, ma io penso che i temi di base risonano nelle altre persone. L'idea che noi, come individui lo troviamo necessario evitare o negare generalmente gli aspetti dolorosi della nostra esperienza , ed infatti spesso li usi come mattoni in un muro dietro il quale qualche volta possiamo trovare rifugio , ma dietro il quale possiamo essere facilmente imprigionati emotivamente, è relativamente semplice, determinato e facile da afferrare. È uno delle tante persone che litigano con se stessi. Loro lo riconoscono nelle proprie vite. In vita mia questa presa ebbe luogo dietro ai muri di un enorme successo di un gruppo di rock 'n' roll . In un complesso rock ti trovi in una posizione molto invidiata e privilegiata . Apparentemente è la materia con cui sono fatti i sogni. Hai molto potere, guadagni molti soldi e c'è tutto il fascino falso. Diventi facilmente assuefatto a queste cose e quando lo fai preferisci dimenticare tutti gli elementi negativi e concomitanti. Diventi piacevolmente insensibile. Per rimanere nel sogno quella è la condizione richiesta. Ma quando finalmente ti viene in mente, come faceva a me, ti trovi di fronte ad una decisione. Trattenerti sul sogno perché, avendolo sognato, sarebbe troppo scomodo lasciarlo andare? Oppure accetti realizzando che non è quello importante e vai avanti? Ho visto che non valeva più la pena di ricercare il sogno o almeno che la realtà della situazione non era cosi seducente quanto il sogno. Infatti, arrivai già alla conclusione in Wish You Were Here. Persino dopo, non ero disposto a scambiare 'una parte da comparsa nella guerra per un ruolo importante nella gabbia'. E trovarsi in una di quelle grandi band di rock 'n' roll è una gabbia. È una grande gabbia con molti giocattoli seducenti, ma ciononostante è una gabbia. C'era una specie di scoperta ed un esorcismo implicato nella scrittura di The Wall. Dovevo buttare tutta quella roba fuori o trascorrere il resto della mia vita come quell' uomo in nero in disparte alla festa, apparentemente distaccato dietro ad occhiali scuri ed una sigaretta, ma in realtà spaventato a morte di incontrare qualche essere umano. Come l'incisione attuale e gli spettacoli, penso che siano stati i migliori che abbiamo fatto come Pink Floyd. Sono smoderatamente orgoglioso del lavoro. Ha una grande forma musicale e narrativa, delle buone melodie ed è un'opera artistica rock-teatrale ben fatta. Chissà, io ho solamente 56 anni, ma può benissimo essere la miglior cosa che io abbia mai fatto. Mi dà un piacere immenso che le generazioni successive continuano ad apprezzarlo. Ricevo richieste ogni momento per la mia autorizzazione a permettere alla gente di allestire spettacoli, ma gli unici a cui acconsento sono le produzioni dilettantistiche, messe sù da scuole e istituti superiori. . Che così molte scuole preparano produzioni è specialmente gratificante. È anche molto ironico perché l'antifona preferita del brano, 'We Don't Need No Education' (Noi non Abbiamo bisogno di Nessuna Educazione), provocò un baccano quando uscì la prima volta. Statisti e didattici si schierarono per denunciarlo come il rintocco a morte di ogni disciplina scolastica. Infatti, il pezzo è risultato essere un grande aiuto per un gran numero di persone che tentano di insegnare musica e l'inglese ai ragazzi perché i ragazzi sono interessati a tutte le idee che tenta di esprimere. È divenuto quasi un libro fisso. Questo mi rende felice.

 

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