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La scoperta del pianeta rosa
Pete Frame,The Year of Love, Including the Birth of Pink Floyd, da Zig-Zag n°25, agosto 1972
Se riuscite a proiettare la
vostra mente indietro nel tempo fino agli ultimi giorni del 1965 (cosa che la
maggior parte dei prodi Underground non è in condizione di fare, perchè
i ricordi della loro mente marcia di droga non vanno più in là
della settimana scorsa) ricorderete che le musiche in viaggio nelle classifiche
di quei tempi erano We Can Work It Out, Eve Of Destruction, Get Off My Cloud
e Turn! Turn! Turn! . Più o meno in quello stesso periodo la Rhodesia
aveva acquistato 1'indipendenza, il presidente Johnson mostrava la cicatrice
della sua operazione al mondo in attesa, era appena stata inaugurata la Torre
della Posta e il Governo britannico aveva da poco abolito la pena di morte.
Bene, ora che abbiamo stabilito in qualche modo un punto di partenza possiamo
iniziare la nostra narrazione. Peter Jenner, dunque, si era sistemato con possibilita
di ottima carriera nel campo dell'insegnamento; era infatti assistente lettore
al dipartimento di Social Administration della London School Of Economics ...
ma la cosa lo annoiava. Era anche un pazzo appassionato di jazz d'avanguardia
... ma anche quello era diventato fonte di noia. "La maggior parte di quella
musica stava diventando cosi sgradevole all'orecchio che non ce la facevo proprio
piu ... John Coltrane e Ornette Coleman furono gli ultimi due musicisti in grado
di suscitare in me del genuino interesse ". I gusti di Jenner si spostarono
dunque verso il R&B (tipo Bo Diddley), dove rimasero per un po'... più
o meno sino alla fine del 1965. Musica a parte, nella testa di Jenner ronzavano
ambiziosi progetti; fondare una libera scuola di musica e una etichetta per
la quale potessero incidere i suoi amici musicisti del jazz piu "fuori",
i cui virtuosismi offendevano le orecchie di tutti i responsabili delle case
discografiche "civili". Suo complice nell'architettare simili progetti
allo stato brado era un bel tomo di nome John Hopkins (Hoppy lo avrebbe chiamato
poi), che conosceva da anni. Ora, la Elektra Records aveva appena aperto un
ufficio in Inghilterra, sotto gli scaltri auspici di Joe Boyd, che Hoppy aveva
avuto la ventura di conoscere; fù dunque raggiunto un accordo in base
al quale la Elektra avrebbe assistito Hopkins e Jenner per quanto concerneva
il finanziamento, la stampa e la distribuzione. II passo successivo fù
la pubblicazione di un album degli AMM (su etichetta Elektra e non sulla bizzarra
label dei due, DNA, il cui marchio era stato disegnato non senza affanni da
Mike Mc Iennery, un artista destinato a grande fortuna con i suoi poster). AMM
era un gruppo che comprendeva Keith Rowe, Cornelius Cardew e vari altri musicisti
della scena d'avanguardia/classica/sballata ed era un disco molto buono e altrettanto
'fuori' . L'album vendette mille copie circa ma, nonostante quel successo, fini
per essere il primo e l'ultimo. Ad ogni modo, non solo servì a riaprire
la squinternata testa di Jenner alla musica elettronica ma stimolò la
sua mente gia avvezza ad argomenti economici a lavorare su fatti, figure e percentuali
dell'industria discografica. Jenner fece i suoi conti e giunse alla molto importante
conclusione che la sola via di uscita dalla situazione con un profitto fosse
impadronirsi di un grande successo; e anche una persona sprovveduta come lui
musicalmente (a stento sapeva distinguere i Dave Clark Five dalla London Symphony
Orchestra) capiva che quei pazzi sballati che soffiavano nei sax non avrebbero
mai prodotto 45 giri da mettere a ferro e fuoco le classifiche. Il problema
era causa di molte ansietà e Jenner, assillato da tali pensieri, fù
sul punto di consultare uno psichiatra. Una notte, alle tre, la soluzione lo
folgorò come un lampo accecante. Gettò le coperte dal nudo pagliericcio
su cui dormiva e fece d'un fiato le scale per brindare. A stento tratteneva
1'eccitazione e le sue mani tremavano mentre versava in una coppa dell'estratto
bovino ancora fumante ... "Un complesso pop! ", finalmente eiaculò
(non era proprio una bella vista ...). L'idea era stata a un passo da lui per
diversi mesi ma solo all'inizio del 1966 Jenner aveva razionalizzato il problema
... era il veicolo ideale a cui aggrappare la propria energia. L'estate precedente
uno dei suoi più intimi amici era stato Eric Clapton ma Jenner all'epoca
non mostrava il minimo interesse per la pop music inglese; paragonata al jazz
e al più genuino blues americano non era altro che robaccia, trita e
destinata all'oblio. Sono quasi tentato di dare ragione, fino a un certo punto
almeno, a quelle opinioni bigotte; la scena pop era un po' scoordinata, in quei
giorni. Clapton, benché la cosa non abbia nulla a che fare con la nostra
storia, aveva deciso improvvisamente di abbandonare i Bluesbreakers di John
Mayall (questo avveniva nell'agosto del 1966 ma solo tre mesi più tardi
sarebbe tornato nel gruppo) e aveva formato un nuovo complesso che stava per
portare in Europa e organizzare in un cottage della campagna greca; c'erano
Jake Milton (poi dei Quintessence) alla batteria, Ben Palmer al piano (sarebbe
diventato un roadie dei Cream), un saxofonista di nome Bernie, un bassista che
in seguito sarebbe diventato leader del Partito Comunista a Birmingham e John
Bailey (è stato per un certo periodo con McGuinness-Flint). Partirono
tutti dall'appartamento di Jenner con un macchinone americano. Ad ogni modo,
per tornare al nocciolo della nostra storia, Jenner cominciò a cercare
un gruppo di pop con molto gusto. No, è una bugia ... non era così
entusiasta. Si teneva ancora stretto il suo posto sicuro a scuola e aveva più
semplicemente deciso di aspettare il primo complesso giusto che gli fosse capitato
a tiro. I primi tentativi abortirono e causarono un certo stupore. Hoppy era
venuto in possesso di un nastro con alcune delle prime esibizioni dei Velvet
Underground a New York e si era giunti alla conclusione che, se i Velvet avessero
giocato le loro carte nella maniera giusta, avrebbero avuto l'onore di essere
protetti dai signori Hopkins e Jenner, nientemeno. Quale ingenuità! (La
storia è vera, neh!). Telefonarono a New York e parlarono con John Cale
che, con il massimo tatto, fece rilevare che un tale signor Warhol già
si occupava dei loro affari. Ora non possiamo evitare che la sequenza degli
eventi si faccia un po' confusa e intricata, visto che non ci teniamo stretti
all'argomento musicale; permettetemi comunque di menzionare alcune altre cose.
In quei primi mesi del 1966 le idee dei vari poeti, pittori, scultori, musicisti
eccetera si stavano tutte incanalando nella medesima direzione ... i semi dell'Underground
erano stati sparsi e ora tutti si attendevano la raccolta, per dire così.
L'idea di una Libera Scuola aveva messo radici e la si stava organizzando a
Notting Hill; e la All Saints Hall stava diventando il punto di incontro cruciale,
durante questo periodo di fermenti. Per finanziare la scuola, che si basava
sulle donazioni, si decise di organizzare una serie di concerti e la cosa sfociò
in una singolare esibizione al Marquee, in Wardour Street. Jenner: "Era
giugno, ricordo, perché ero nel bel mezzo di quella noiosissima afflizione
che erano le correzioni degli esami; avevo sempre avuto l'abitudine di trascinarmele
fino all'ultimo minuto, in modo da concentrare tutte le energie per riuscire
a correggere in tempo anziché arrovellarmi per ore e ore a decidere se
un compito meritava 8 o 6+. Ad ogni modo decisi di dedicarmi a quello in serata
e di assistere allo strano evento in programma al Marquee, organizzato da gente
come Steve Stollman (suo fratello aveva fondato a New York l'etichetta ESP)
e Hoppy. Be', arrivai là intorno alle 10,30 e sul palco c'era uno strano
complesso, impegnato a suonare una mistura di R&B e rumori elettronici ...
come Louie Louie e Roadrunner, suonavano dei passaggi molto strani, così
strani che non riuscivo nemmeno a distinguere da quale strumento venissero fuori.
Era tutto molto bizzarro, proprio quello che io andavo cercando; un complesso
pop di gente "fuori" e musica elettronica e stellare ... E sull'amplificatore
del basso c'era la sigla: "The Pink Floyd Sound". "Sapevo poco
o niente di musica pop », ricorda Jenner. "Non so se riesco a spiegare
quanto poco ne sapessi ... voglio dire, a stento conoscevo i Beatles e gli Stones
mi erano del tutto ignoti e fù solo in quei giorni che cominciai ad avere
coscienza di quello che avveniva nel campo della musica pop. Comunque, dopo
averci pensato su, trovai che mi sarebbe piaciuta l'idea di portare quei Floyd
bislacchi in studio e finii per snidare Roger e Nicky, che vivevano in un oscuro
appartamentino di Highgate. Era il tipico ambiente studentesco. Si erano comprati
un camioncino J2 da 20 sterline e qualche apparecchio con i soldi della loro
borsa di studio ma erano sul punto di sciogliere il complesso perché:
1) non riuscivano a ottenere ingaggi
2) stavano per andare in vacanza
3) la musica interferiva con i loro studi;
Roger e Nick stavano studiando architettura, Rick era allievo in una scuola
di musica e Syd frequentava il liceo artistico, più interessato a dipingere
che a suonare ". Peter si presentò in tutta semplicità, salutò
e disse che gli interessava parlare al gruppo al ritorno dalle vacanze. Fù
solo allora che si accorse fino a che punto i Pink Floyd erano un complesso
di dilettanti; non esistevano contratti, non c'era alcuna agenzia che si prendesse
cura di loro né un managing, nessuna esibizione era in programma e l'apparecchiatura
era assai scarsa, per lo più aggeggi estremamente decrepiti o sistemati
in armadietti fatti in casa e tuttavia c'erano i semi di un grande raccolto.
A questo punto della vicenda fa la sua apparizione Andrew King, amico di Jenner
da sempre. King si era dimesso dal suo incarico di cibernetico (non ho idea
di chi siano i cibernetici); anche nel suo caso per via della noia e anch'egli
aveva trovato molto più gratificante battere gli angoli della strada.
Si unì dunque a Jenner in libera associazione e insieme, come "Blackhill
Entrerprises", si assunsero l'incarico di gestire gli affari dei Floyd,
il che era più di quello che all'inizio avevano progettato, perché
l'idea originaria consisteva semplicemente nel trovare un gruppo per la loro
idea di etichetta ... ma in quel caso erano determinati ad andare sino in fondo
e a fare dei Pink Floyd un gruppo di successo. Arrivò il Carnevale alla
Free School e nei programmi della festa era compreso un concerto rock alla All
Saints Hall. Quale scelta migliore per il gruppo dei .. Pink Floyd. Per giunta,
arrivò qualche amico americano di Hoppy e proiettò diapositive
a colori sul complesso mentre suonava; non erano colori in movimento, piuttosto
semplici diapositive statiche ma cominciò da lì l'idea di uno
spettacolo mixed media e la cosa stimolò Jenner a pensarci su. Dall'altra
parte dell'oceano erano filtrate notizie a bocconi sulla scena di San Francisco;
l'ambiente psichedelico della West Coast era ben più compatto e avanzato
che non la sua controparte di Notting Hill, e allora perché non cercare
di scoprire i minimi dettagli di quella scena e acido, light shows, pace&amore,
fiori e tutto il resto di quegli accessori e arnesi, perché non provare
qualcosa a Londra? L'idea del light show era davvero allettante ma nessuno aveva
mai saputo precisamente come andavano le cose e dunque si dovette improvvisare.
Peter e Andrew, due vere schiappe nei lavori manuali, presero abborracciate
istruzioni e, con una sega a mano, costruirono un marchingegno molto primitivo
che consisteva di faretti da salotto comprati ai British Home Stores, comandati
da normalissimi interruttori; la luce passava attraverso del perspex colorato
fissato alla bell'e meglio su qualche struttura base, inchiodata a sua volta
a dei bernoccoluti pezzi di legno. (Questo notevole capolavoro di bricolage
è ora in mostra nella sala delle sculture al Museo Nazionale della Originaria
Arte Psichedelica di Chicago). I Floyd avevano bisogno di aiuto. E di incoraggiamento,
anche, di apparecchiature, di prove, di aiutanti, di lavoro, di contratti discografici,
di linea musicale e altro ancora; e i loro nuovi manager non avevano la minima
idea di quel che un vero manager avrebbe dovuto fare e come avrebbe dovuto comportarsi,
e però si buttarono a capofitto nell'impresa, sino in fondo. Ora, c'è
un vecchio adagio che dice: "Gli sprovveduti corrono corrono e prendono
i posti migliori" e, per un capriccio della buona sorte, andò così
davvero ... Nei mesi che seguirono i Pink Floyd parvero muoversi in danza nelle
classifiche, in televisione, nei locali e nei teatri, senza problemi di sorta.
Ecco un esempio della loro fortuna. Peter lavorava ancora e così era
Andrew a curare per lo più gli affari del gruppo. Proprio Andrew, a un
certo punto, comperò con un migliaio di sterline che gli rimanevano da
una eredità delle apparecchiature che furono prontamente rubate. Ci si
dovette dunque procurare del nuovo materiale, questa volta a noleggio. Di lì
in avanti, gli avvenimenti precipitarono. Nell'ottobre del 1966 venne fondato
l'International Times (IT, lo si sarebbe abbreviato più tardi) e la Roundhouse
venne usata per una festa di celebrazione dove duemila bizzarroni (la maggior
parte almeno era costituita da bizzarroni) furono gratificati di cubetti di
zucchero gratis e aggrediti dai ruvidi suoni dei due nuovi complessi dell'emergente
Underground: i Pink Floyd e i Soft Machine, la reputazione dei quali si era
estesa grazie a regolari esibizioni alla All Saints Hall. Alla festa erano rappresentate
tutte le varie fazioni dell'Underground ed era come se la rete avesse improvvisamente
legato i diversi fili sciolti, raccogliendoli tutti, letteralmente, sotto lo
stesso tetto. "A quell'epoca la Roundhouse non era ancora diventata un
locale di spettacolo ed era sporca, nel vero senso della parola. Sui soffitti
non c'era praticamente impianto di illuminazione, a parte una normalissima luce
da appartamento i cui fili penzolavano qua e là ... in una tale oscurità
anche il nostro miserabile light show fece un figurone!" Le celebrità
si sprecavano: c'era Antonioni, c'era Paul Mc Cartney, per fare solo due esempi,
e si trattò di « una festa incredibilmente a la page ... un
party che fece epoca più di ogni altro, e dei gruppi che suonarono si
parlò moltissimo, specie dei Floyd, che fecero saltare la corrente durante
la loro esibizione e chiusero quindi forzatamente lo spettacolo serale. L'incidente
accadde nel mezzo di Interstellar Overdrive, il che è un po' buffo e
fa ridere ma per certi versi fù anche incredibilmente drammatico ".
I Floyd, a quell'epoca, avevano eliminato buona parte del loro repertorio R&B
per lasciare posto a materiale di stampo più elettronico/estroso e io,
nella mia benedetta ignoranza, avevo dedotto che fosse una conseguenza dell'uso
degli allucinogeni e cose del genere; invece no. Fù Jenner a insistere
su quel punto; lui a portarli fuori dal trip per Louie Louie e a indirizzarli
verso lo stile di A Saucerful Of Secrets.La mossa si rivelò perfetta
sotto il profilo manageriale anche se fù dettata da una buona dose di
ignoranza ... Jenner semplicemente pensava che quelle cose elettroniche suonassero
meglio delle imitazioni del repertorio americano che non erano mai state proprio
di suo gusto. Inoltre, pensando che non fosse affatto difficile comporre nuovi
pezzi, esercitò pressioni sul gruppo perché scrivessero un maggior
numero di brani "bizzarri", senza mai dimenticare, d'altro canto,
i requisiti necessari perché un 45 giri avesse fortuna commerciale. Così
lo stile dei Pink Floyd si sviluppò, con soddisfazione dei loro manager,
che pensavano andasse bene ma non avevano alcuna idea di quanto fosse radicalmente
diverso da tutto il resto che in quel periodo accadeva in campo pop. IT divenne
in breve l'organo ufficiale dell'Underground (integrato di lì a un paio
di mesi da OZ) e, nel dicembre 1966, Hoppy e quelli del suo giro aprirono l'
"UFO", il primo (e il migliore) locale Underground. Quella che segue
è una breve descrizione di quanto accadde, rubata al numero 29 di IT
e scritta da Miles, le cui interviste e recensioni diventarono in quel periodo
molto influenti. "II 23 dicembre, a Tottenham Court Road, il "Night
Tripper" fù annunciato da un poster e da una locandina a grandi
caratteri pubblicata sul numero 5 di IT. Non c'era alcuna indicazione di chi
si sarebbe esibito ma la gente affollò egualmente il posto ben sapendo
chi avrebbe trovato e quel che sarebbe accaduto. La sigla del locale cambiò
la settimana dopo in " UFO "; la prima locandina con quel nome annunciava
i Pink Floyd, Fanta e Ood, i Giant Sun Trolley e Dave Tromlin, che improvvisava
su temi di propaganda del Governo. L' "UFO" fù creato dati'originario
popolo Underground e per la stessa gente, i poster furono realizzati dai signori
English e Waymouth e un banchetto di IT dai guardarobieri. Il primo " UFO
" aveva anche un film di Marylin Monroe, karaté e light shows. Era
club nel senso che la maggior parte della gente si conosceva, si incontrava
lì per concludere i propri affari, combinare gli appuntamenti della giornata
e pranzi, cene, architetture, numeri di IT, progetti per laboratori d'arte,
Soma e idee varie per rendere giallo il Tamigi e rimuovere tutte le palizzate
di Notting Hill. Attività ed energia erano più dense dell'incenso
". Miles gestiva anche, a Southampton Row, la Libreria Indica, una vera
miniera d'oro di chicche, tutto un mondo nuovo che gli hippies emergenti (come
me) finivano per scoprire ... un mondo ricco di libri, giornali Underground
come il San Francisco Oracle e l'East Village Other, riviste, manifesti, nuovi
fumetti. Phew! E l'lnternational Times nasceva ed era fatto nello scantinato
della libreria, che per un po' divenne il nervo cruciale del movimento Underground.
Già al principio del 1967 l'UFO straripava di gente freak e i Pink Floyd,
con quella loro musica sempre più eccentrica rispetto agli standard della
musica pop, erano la grande attrazione musicale, Jenner: "Per i primi due
o tre spettacoli all'UFO i Floyd ebbero il 60% circa, comprese le spese dell'impianto
luci, e presi il mio primo granchio come manager modificando quell'accordo,
perché ci interessava un compenso sicuro e non una percentuale. L'UFO
diventò in brevissimo un posto molto, molto di moda; non ho mai visto
niente di simile, né prima né dopo. E i Floyd, anche loro diventarono
sempre più un nome à la page; senza avere inciso nemmeno un disco,
senza essersi fatti conoscere da alcuna parte, a eccezione del solito paio di
posti a Londra, il Melody Maker diede al complesso un articolo nelle pagine
centrali del giornale". Se avete anche solo un'idea di come vanno le cose
nel campo dell'industria musicale pop, sapete che non c'è manager o pubblicitario
che non venderebbe il suo miglior amico per avere un articolo nelle pagine centrali
del Melody Maker. Jenner, peraltro, non era affatto sorpreso; supponeva che
quella fosse la routine di tutti i gruppi. Ma la temperatura dei Floyd stava
facendosi incandescente; le notizie su di loro si propagavano come un fuoco
in un bosco tutte le compagnie discografiche erano interessate e appositi inviati
ricevettere allettanti pressioni per calarsi nel sudiciume drogato dell'UFO
e osservare il gruppo all'epoca. Finì per spuntarla la EMI, che offrì
ai Floyd il contratto migliore, compreso un anticipo di 5000 sterline, cifra
incredibilmente astronomica per quei tempi. 5000; somigliava più a un
numero del telefono che a una somma di denaro. E, sorprendentemente, la EMI
stette dietro al complesso e svolse un incomparabile lavoro di promozione. Torniamo
a descrivere la scena in generale. I mezzi di comunicazione si erano fissati
con gli aspetti più sensazionali dell'hippismo/flower power/bella gente
e quel che succedeva a San Francisco era finito sulla bocca di tutti. Anche
alla Roundhouse ci fù un happening spontaneo ( Uncommon Market ) e un
po' dopo l'evento storico definitivo che riunì tutti i vari elementi
dell'Underground: il "Technicolor Dream" di 14 ore, tenutosi all'Alexandra
Palace. La principale attrazione dell' Uncommon furono due quintali di gelatina
(se ti rotolavi nudo nella gelatina eri considerato un tipo molto giusto e molto
fuori, e guadagnavi grande stima e fama) ma il Dream , che si svolse la sera
del 29 aprile ed era stato programmato come spettacolo di beneficenza per quelli
di IT, arrestati per oscenità il mese prima, non solo attrasse 5000 capelluti
ma presentò quasi tutti i complessi Underground allora esistenti in Inghilterra.
Ricordo bene il Technicolor Dream; è una storia quella, che ha marchiato
indelebilmente la mia memoria ... ti colpiva non appena mettevi piede in quel
posto; luci e film su tutti i muri e musica che veniva da due gruppi che suonavano
simultaneamente, su diversi palcoscenici, a un volume da bombardamento a tappeto!
Da una parte avevi Arthur Brown, allora completamente sconosciuto, pazzo lunatico
con le sue piroette e i suoi travestimenti, accompagnato da un frenetico organista
ingobbito sulla tastiera e da un trapestante batterista; dall'altra i Soft Machine,
con David Allen che portava un elmo da minatore e fissava il vuoto come uno
zombie extraterrestre e Kevin Ayers con il rosso sulle guance e un cappello
nero da cowboy sormontato da ali di aliante modello gigante. Proprio non riuscivo
a crederci; fuori la gente perbene di Wood Green guardava la tivù e sorseggiava
il suo té e dentro, calati in quella enorme macchina del Tempo, cinquemila
hippies drogati in viaggio, felici amichevoli festanti... due mondi completamente
diversi! Una delle cose che più mi colpì, a quell'epoca, era la
mancanza di barriere, fisiche o mentali, di qualsiasi genere, fra esecutori
e pubblico; quando un complesso aveva finito la sua esibizione i musicisti scendevano
dal palco e andavano a sedersi tra il pubblico, mescolati agli altri. Era tutto
così diverso dalle solite esibizioni pop, quado i gruppi salivano in
scena passando da dietro le quinte, suonavano e poi uscivano per la stessa via
... mai mescolarsi con la plebe. Che altro vidi? La Purple Gang, per esempio,
con mandolini, washboards e problemi di amplificazione, che strepitavano la
loro Granny Takes A Trip (Il nonno sballa, uno dei primi classici hippie). C'erano
Dick Gregory, Pete Townshend e Yoko Ono, i Savoy Brown, i Social Deviants con
Mick Farren che cantavano i classici di Chuck Berry in una mostruosa cacofonia
di rock discordante e Danny Laine, c'era anche lui, con la chitarra, in compagnia
di Viv Prince, sebbene non suonasse (un vero peccato, perché il 1967
fù il suo anno di massima creatività). C'era Hoppy, che non faceva
mai mancare un sorriso, e Suzie Creamscheese, e distribuivano gratis delle banane
(era più o meno il periodo del grande inganno della banana , esportato
dagli ambienti Underground americani. Avevano gabbato tutti facendo credere
che si potesse sballare raschiando la buccia interna della banana, cuocendola
e poi fumandola). Quando dalla finestra filtrò la scintillante luce un
po' spettrale dell'alba, salirono sul palco i Pink Floyd. "Era perfetto
che suonassero in quel momento ", dice Jenner. "Tutti li aspettavamo
e tutti erano in acido; il " Technicolor Dream " coincise con la massima
diffusione dell'acido in Inghilterra ... Tutti usavano LSD, chi suonava, gli
organizzatori, il pubblico. E anch'io, senz'altro ... Naturalmente i Floyd bruciarono
il cervello a tutti". Non sempre era così, però. I Floyd
passavano per una banda psichedelica ma in realtà non usavano gli stupefacenti;
gli alcoolici, piuttosto ... e lo stesso vale in linea di massima per i primi
complessi Underground. Erano i pop groups dell'epoca, gli idoletti delle ragazzine
come gli Small Faces, a farsi di droga. Più o meno nello stesso periodo
le stazioni radio pirata, che ormai avevano i giorni contati per via del Marine
Offences Act, che la Camera dei Comuni stava approvando in tutta fretta, erano
al massimo della loro influenza e condizionavano le classifiche della musica
giovane. « We start 'em, others chart 'em », era il loro motto:
« noi diamo la prima spinta, gli altri li portano in classifica ».
Radio London, l'emittente di gran lunga migliore, si rifiutò di trasmettere
Arnold Layne, il primo 45 giri dei Floyd, perché il testo parlava di
un travestito, ma Radio Caroline, grazie anche a qualche bustarella, spinse
il disco e completò la grande campagna promozionale della EMI. In breve
arrivò al 23° posto delle classifiche nazionali, la qual cosa non
stupì Peter Jenner, sempre convinto che un 45 giri non potesse che finire
in classifica; non toccò però mai il fatidico numero 20, forse
a causa della censura per via del testo "sporco", e quindi non potè
usufruire del fondamentale lancio di Top Of The Pops. Il secondo singolo, i
Floyd ne erano certi, avrebbe avuto ancora più successo, ma c'erano dei
dubbi. Joe Boyd, che aveva lasciato il suo lavoro alla Elektra e aveva le mani
in pasta in una serie di iniziative, quali la produzione discografica, la gestione
dell'UFO e il management del gruppo, aveva fatto un ottimo lavoro come produttore
di Arnold Layne; la EMI tuttavia decise di levarlo di mezzo in favore di Norman
"Hurricane" Smith, che era appena di quella casa discografica. Fù
una mossa molto impopolare, una sopraffazione nei confronti di tutti, a cominciare
da Joe Boyd, che montò su tutte le furie, e Norman lo sapeva. Però
la sua esperienza con i Beatles, le sue richieste esigenti, le sue idee e ambizioni
ebbero il sopravvento e la collaborazione si rivelò molto produttiva.
La canzone che selezionarono fù See Emily Play, che Syd Barrett aveva
scritto (con il titolo di Games For May) per un concerto che i nostri interpreti
manager avevano allestito alla Queen Elizabeth Hall. Fù uno spettacolo
dal successo traumatizzante; una performance dei soli Floyd senza gruppo di
spalla (una novità assoluta per l'epoca, visto che i grandi complessi
di quei tempi non si esibivano mai per più di 30 minuti) e "la EMI
ci diede un tecnico per sistemare dei diffusori oltre che sul palco anche in
fondo alla sala; una anticipazione dell'Azimuth Coordinator, in qualche modo.
Avevamo inoltre un incredibile impianto luci, che avremmo usato anche nelle
successive esibizioni e il concerto, il primo spettacolo pop tenuto nella sala,
fu semplicemente incredibile. A un certo punto uno dei roadies, vestito da ammiraglio,
entrò in scena e sparse manciate di narcisi nell'aria ... una cosa favolosa,
e tutti erano incantati ". Tutti tranne i proprietari della sala, che impazzirono
letteralmente perché le bolle che avevano riempito il teatro avevano
lasciato dei segni sulle loro eleganti sedie di cuoio e alcuni dei fiori distribuiti
dal palco erano stati calpestati sui tappeti. Ad ogni modo, tutti furono colpiti
da Emily, in particolare quelli di Radio London, che temevano di essere tagliati
fuori dalla scena flower power e diedero fuori da matti; a una sola settimana
dall'uscita il 45 giri finì al primo posto dei Big Top 40, una classifica
che non aveva relazione con nient'altro se non la fantasia malata del direttore
dei programmi. In realtà Radio London non era affatto tagliata fuori
dalla scena flower power, anzi; era un'emittente all'avanguardia in quel campo,
con John Peel e il suo programma, "Perfumed Garden", trasmesso due
settimane su tre (se ricordo bene), fra mezzanotte e le due. Prima di ottenere
quello spazio, Peel aveva già condotto Climber Of The Week, un programma
che valeva sempre la pena di ascoltare (fra i brani proposti che colpirono la
mia mente ci sono Tiny Goddess dei Nirvana e Somebody To Lave degli Airplane);
ma una volta che partì quell'appuntamento notturno l'ascolto era obbligato.
Per me almeno era così: stavo a letto ad ascoltare i Doors, la Incredible
String Band, Donovan e tutti gli altri, e arrivavo al lavoro il giorno dopo
con grandi borse sotto gli occhi, Peel aveva sotto mano dischi di importazione
e faceva ascoltare chicche mai sentite prima come Captain Beefheart e la sua
Magic Band e Country Joe & The Fish. Fù un periodo fantastico; non
avrei perso una trasmissione per tutto l'oro del mondo. Quando arrivò
giugno la scena Underground stava già disintegrandosi, con diverse fazioni
in lotta, le une critiche dei modi delle altre, e impresari famelici che avevano
cominciato a prendere piede e a organizzare festival flower power e happening
su basi smaccatamente commerciali. Erano fioriti così tanti complessi
Underground che non eri nemmeno più in grado di seguirli ma quello che
causò più disagio al vero nucleo della vecchia scuola fù
l'arresto e la condanna di Hoppy per possesso di droga; si prese nove mesi.
Benché molti musicisti d'avanguardia (per tacere di gente in altri campi)
avessero fumato marijuana per anni, l'immagine pubblica della droga era ancora
quella dello stregone nero che cercava di vendere spinelli a giovanissimi innocenti.
Ma da un giorno all'altro i mods presero l'abitudine di ingoiare manciate di
pillole e i capelloni di drogarsi o almeno di sperimentare l'incredibile novità
giunta fresca fresca dai laboratori d'America, l'acido, che sino alla fine del
1966 non era ancora stato messo al bando. I giornali della domenica si mostravano
preoccupati per il futuro della gioventù inglese, la polizia fù
spinta alla paranoia e imperversò con gli arresti; Jagger, Richard, Lennon,
Geòrgie Fame, Joe Cocker furono tutti arrestati per detenzione di stupefacenti
ma la prima, vera, grande purga ebbe luogo nelle prime ore del 3 marzo 1968,
quando 150 poliziotti piombarono nei locali sotterranei del Middle Earth, un
ritrovo che aveva aperto all'inizio del 1967 ponendosi in concorrenza con l'
UFO . Impiegarono 5 ore a controllare 750 persone ed effettuarono solo 11 arresti,
benché si vociferasse poi di enormi quantità di hashish che letteralmente
ingombravano il pavimento. Ma è bene tornare ai Floyd, a quel punto,
famosi ormai in tutto il mondo o quasi, grazie a una combinazione di fortuna,
talento e una miracolosa serie di eventi. "Se avessimo cominciato come
qualunque altro complesso della vecchia guardia avremmo chiuso entro un anno,
perché avevamo ben poca idea di quello che stavamo facendo; fortunatamente
però i Floyd avevano quelle loro grandi qualità. Andrew e io improvvisavamo
sempre; Dio solo sa che cosa devono avere pensato di noi i discografici "
seri " ... Posso immaginare che, una volta usciti noi dagli uffici, si
guardassero negli occhi increduli e si sentissero mancare, per tanta ingenuità
e approssimazione ". I Floyd incisero il loro primo album allo studio 3
della EMI nello stesso periodo in cui i Beatles, giusto la porta accanto, allo
studio 2, stavano costruendo il loro Sgt. Pepper. Anche il long playing vendette
bene e dunque le cose procedevano senza inciampi; ma alla London School Of Economics,
dove ancora insegnava, Peter Jenner era uno dei professori più giovani
a essere favorevole alla protesta studentesca che giusto in quei tempi stava
cominciando a montare e per quello ebbe una severa reprimenda: o metteva un
freno alla natura delle sue attività extra-scolastiche o poteva anche
rassegnare le dimissioni. Jenner giunse a un compromesso e prese un anno di
aspettativa: sono diventati cinque a tutt'oggi. Fù più o meno
in quel periodo che Syd Barrett cominciò a subire le pressioni del mondo
esterno. Barrett era il vero genio del gruppo; scriveva i pezzi, li arrangiava,
creava i suoni, cantava ma, come ben sà chiunque abbia seguito i Floyd,
la sua mente scricchiolava. Peter si assume una parte di responsabilità
per quello che accade; chiedeva sempre uno sforzo maggiore, più produttività,
più canzoni per i nuovi singoli e via così. Forse però
la radice dei guai di Barrett potrebbe essere trovata nelle esibizioni dei Pink
Floyd. Nei ritrovi dei capelloni londinesi tutto era bello (vibrazioni perfette
per chi suonava e chi ascoltava) ma, una volta di fronte a pubblici estranei,
Barrett e gli altri scoprivano che la loro musica era male accetta; le esibizioni
erano disastrose. C'erano ragazzi che andavano ad ascoltare il gruppo solo perché
era in voga e con un disco in classifica e non riuscivano ad accettare certi
effetti e tutto il resto; allora fischiavano e lanciavano monetine ... La faccia
di Jenner si contrae in smorfie nel ricordare le miserie di tutte le esibizioni
di quella estate 1967. Trovare un disco-brano da classifica adatto per il nuovo
45 giri dopo Emily si dimostrò impossibile; furono registrati pacchi
di canzoni (buona parte delle quali, straordinari classici come Scream Thy Last
Scream Old Woman With A Basket e Vegetable Man, devono ancora essere pubblicati)
ma non spuntò neanche un singolo che li rassicurasse e una tournée
interruppe le operazioni. Fù un epico package tour per grandi sale di
quelli che non si vedranno mai più; sette complessi in un solo spettacolo
... e due esibizioni per sera! L'incubo dei roadies! Jimi Hendrix aveva 40 minuti,
i Move 30, i Floyd 17, gli Amen Corner 15, i Nice 12 e via di quel passo, e
il regista di quella situazione era Pete Drummond, che riuscì soprattutto
ad alienare i fans. Quel tour fece mirabilie nel rendere popolare il complesso
ma un successivo viaggio negli Stati Uniti fù decisamente molto strano;
i Floyd arrivavano dove avrebbero dovuto suonare e invariabilmente qualcuno,
dietro le quinte, li convinceva a sperimentare il più recente prodotto
nel campo delle droghe sintetiche. Ne conseguiva della musica straordinaria.
Uno degli obiettivi di quei primi Floyd era di elevarsi al rango degli psichedelici
di San Francisco; Barrett e gli altri erano convinti di suonare perfettamente
secondo quello stile ma traspariva chiaramente che la loro musica era mille
miglia distante da qualsiasi cosa gli americani avessero mai visto e ascoltato.
Con pochi esempi di West Coast Sound da cui trarre ispirazione, i Floyd avevano
semplicemente immaginato la musica e gli esperimenti dei complessi più
progressivi; così facendo avevano sviluppato uno stile affatto personale.
Era passato un anno dai primi fremiti di pace, amore e fratellanza e l'Underground
come movimento unito e compatto non c'era già più. L'UFO, gestito
da Joe Boyd, aveva chiuso e Hoppy, appena uscito di prigione, si era calmato;
non c'era nessuno pronto ad assumersi il ruolo-chiave che era stato suo, di
coordinatore delle attività Underground. Jenner: "Credo che fù
una tragedia per la comunità hip quando Hoppy fù sbattuto dentro
e penso non si sia mai ripreso; era stata la sua energia a infiammare tante
situazioni ... era un elemento di coesione, contribuiva a mantenere unito il
movimento ". Tutti si ritiravano nel proprio orticello anziché pensar
all'Underground come a un movimento collettivo ... fù un periodo di lacerazioni
e di opportunismo durante il quale l'ipocrisia era diffusa su scala molto grande.
Nel frattempo, anche i Floyd erano sull'orlo della rovina; la stampa musicale
se ne usciva con estatici commenti su Syd, che era capace di suonare una intera
canzone strimpellando un accordo solamente ma gli altri tre non erano proprio
divertiti all'idea e anzi preoccupati. Decisero allora di operare alcuni cambiamenti,
perché non erano mai sicuri delle mosse di Syd, se da un momento all'altro
stesse per cambiare il ritmo o la struttura di un pezzo e le cose si erano tese
forse un po' troppo ... Syd rimase con la Blackhill, che progettava per lui
una carriera solistica, mentre i Floyd reclutarono David Gilmour e scelsero
un nuovo management, nel marzo 1968. Fù la fine di una fantastica ma
assai bizzarra epoca. "Eravamo sempre stati convinti che i Floyd sarebbero
diventati grandi come i Beatles, e eravamo convinti veramente; ma il nostro
modo di gestire le cose era così azzardato! Ad esempio, a un certo punto
c'eravamo io e i quattro Floyd, Andrew e June Child (che lavorava come segretaria
e avrebbe poi sposato Marc Bolan), due roadies e due tecnici delle luci, tutti
stipendiati, senza il minimo controllo sulle spese, cospicue somme di denaro
venivano dilapidate per cose ridicole e il flusso di denaro era diventato estremamente
irregolare, perché i dischi non entravano più in classifica e
il gruppo non si esibiva più dal vivo; una situazione che derivava dalla
fama che i Floyd si erano creati, di personaggi inaffidabili . Fondamentalmente
i Floyd ci lasciarono perché pensavano che noi non avessimo fiducia in
loro senza Syd; e in fondo era proprio così, anche se fù un errore
da parte nostra pensarla a quel modo. Non riuscivamo proprio a immaginare come
avrebbero potuto farcela senza Syd, senza l'elemento che metteva tutta la creatività
nel gruppo ". Così se ne andarono, più o meno nella stessa
posizione finanziaria di 18 mesi prima ... tutti erano a pezzi. Jenner: "Se
avessi saputo allora quello che sò oggi, le cose sarebbero andare molto
diversamente ... i Floyd avrebbero fatto un pacco di soldi molto prima di quanto
è accaduto e io sarei oggi molto ricco ". A quel tempo, comunque,
la "Blackhill" aveva preso la gestione di un duo ancora senza contratto
discografico e senza ingaggi, che sopravviveva soprattutto per l'interessamento
e l'aiuto di John Peel ... si chiamavano Tyrannosaurus Rex ma questa è
tutta un'altra storia.
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