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Pink Floyd - Un Sogno In Technicolor - 30 Anni di Storia
di Glenn Povey e Ian Russell
L'avvio del successo planetario
per i Pink Floyd coincide con il 1967 ma le radici del gruppo affondano nei
primissimi anni '60, intorno a quel fervido ambiente musicale che andava sviluppandosi
nella compatta e cosmopolita cittadina universitaria inglese di Cambridge.
Due dei membri fondatori del gruppo sono cresciuti proprio a Cambridge: Syd
Barrett (Roger Keith Barrett, fin dall'adolescenza soprannominato Syd), nato
nella cittadina il 6 gennaio 1946, e Roger Waters (George Roger Waters), nato
a Bookham nel Surrey il 9 settembre 1946. Cambridge è la città
natale anche di David Gilmour (David Jon Gilmour, 6 marzo 1946), che entrerà
nel gruppo più tardi, verso la fine del decennio.
È precisamente agli inizi del 1962 (a quel tempo solo Barrett e Gilmour
avevano già imbracciato uno strumento) che risalgono le prime attività
"costruttive" in campo musicale, quando casa Barrett in Hills Road
diventò per Syd e i suoi amici il punto di ritrovo fisso della domenica
pomeriggio. La grande casa aveva un locale, sul retro, dove i ragazzi accordavano
i loro strumenti improvvisati - quelli fortunati avevano le prime chitarre acustiche
- e strimpellavano le canzoni più in voga fra la cerchia, in particolare
singoli di rock'n'roll americano.
Syd era il minore di quattro fratelli e l'unico a vivere ancora in famiglia.
Sua madre, la signora Barrett, era una donna di larghe vedute rimasta vedova
prematuramente (il padre di Syd era morto da poco) e accoglieva perciò
di buon grado in casa la banda di ragazzi. Gli incontri della domenica rappresentarono
una fucina di esperienze musicali per almeno una trentina di teenager alla volta.
Tra gli assidui frequentatori di Hills Road, Geoff Mott, Clive Welham (sedicente
batterista che picchiava con forchetta e coltello su scatole di latta per biscotti)
e Tony Sainty. Un giorno, dopo una delle solite "riunioni", alcuni
dei più appassionati fra i giovani musicisti decisero di formare un gruppo.
Era l'avvio dell'albero genealogico dei Pink Floyd. La band si chiamava Geoff
Mott and the Mottoes. Mott poteva vantare una certa reputazione fra i compagni
essendo stato espulso da scuola per il suo comportamento stravagante. La sua
sfrontata arroganza e l'alta statura gli valsero il ruolo di front man del gruppo,
anche se in realtà le occasioni per esibirsi in pubblico furono ben poche.
"Lavoravamo parecchio per feste private", ha raccontato Barrett in
seguito, "avevamo qualche pezzo nostro ma facevamo soprattutto strumentali
degli Shadows e qualche canzone americana". Stranamente, anche Roger Waters
ha citato degli episodi risalenti a questa fase iniziale. Per esempio un concerto
che si tenne alla Friends Meeting House l'11 marzo 1962, all'arrivo di una marcia
del CND attraverso Cambridge. Ma è da escludere che vi avesse partecipato
come musicista: benché frequentasse occasionalmente casa Barrett, infatti,
a quel tempo non aveva ancora preso in mano uno strumento. Era questione di
pochi mesi. Non appena Waters si trasferì a Londra per iscriversi a un
corso di studi in architettura di sette anni presso il Regent Street Polytechnic,
spese l'intera borsa di studio per acquistare la sua prima chitarra. La carriera
dei Mottoes si rivelò molto breve. Geoff Mott ebbe maggior fortuna con
i Boston Crabs, che alcuni ricordano come la prima band di Cambridge a firmare
un contratto discografico e a raggiungere una discreta notorietà a livello
nazionale. L'eredità dei Mottoes fu raccolta dai Ramblers del batterista
Clive Welham, che godettero di un anno di successi. Verso la fine della loro
breve carriera, i Ramblers sostituirono Albie Prior, uno dei membri fondatori,
con David Gilmour, il quale per la prima volta entrava a far parte di un gruppo
vero e proprio. Welham, di due anni maggiore, aveva conosciuto Gilmour ai tempi
della Purse Preparatory School for Boys. Fu proprio lui a presentare Gilmour
a Barrett quando entrambi si iscrissero al Cambridge College of Art and Technology.
Barrett era studente in "Arte e Design", Gilmour in "Lettere
Moderne". Nel corso di quel biennio di studi i due diventarono buoni amici.
"Passavamo un sacco di tempo insieme ad ascoltare musica", ricorda
Gilmour. "Ci piacevano le stesse cose. Abitavamo a un tiro di schioppo
e lui veniva da me a imparare i riff degli Stones". È strano che
non abbiano mai formato un gruppo insieme. Ecco come lo spiega Ken Waterson,
futuro compagno di gruppo di David Gilmour: "C'era un po' di rivalità.
Erano sempre lì a punzecchiarsi con frasi del tipo: 'Ehi, bastardo, sono
molto meglio di te'. Niente di offensivo, giusto per farsi una risata".
Dal gennaio 1963 Gilmour suonava stabilmente con Chris Ian & the Newcomers,
Barrett invece aveva scambiato la sua chitarra con un basso e durante l'estate
suonò per qualche mese con i Those Without, band di ispirazione blues.
Poi entrò negli Hollerin' Blues, altra formazione fantasma che durò
in totale tre concerti, tutti nel giugno del 1964. Barrett suonò la chitarra
in due di quelle occasioni, mentre per la terza fu ingaggiato Robert Smith.
Ken Waterson si ricorda piuttosto bene degli Hollerin' Blues: "Quel ragazzo,
Barney, venne a chiedermi in prestito l'amplificatore. Gli dissi che andava
bene, così ci recammo insieme alla Chiesa Congregazionale di Victoria
Road. Poi mi fa: 'Ok, visto che l'ampli è tuo, ora sei nel gruppo!'.
Oltre a me, che cantavo, c'erano Stephen Pyle e Pete Glass all'armonica ma nessun
bassista. Facevamo pezzi di Bo Diddley. Syd era un ragazzone adorabile, sempre
allegro e sorridente. Lui e Barney avevano iniziato delle storie di droga. Si
facevano dei cannoni giganti e andavano completamente fuori di testa. Oltre
a Bo Diddley, gli Hollerin' Blues presero a fare anche un po' di Jimmy Reed:
abbiamo imparato moltissimo suonando l'album LIVE AT CARNEGIE HALL. Degli unici
tre concerti insieme, quello al Footlights Club sfociò in una versione
de La Bamba di circa mezz'ora, con me e Barney talmente fuori da ballare la
conga con il pubblico. Un vero sballo". Improvvisazioni e scatenate jam
sessions come questa non erano rare anche alla Union Society, una saletta di
ritrovo nel seminterrato dell'Università. Waterson ricorda con affetto:
"Syd, Barney, Alan Sizer e John Gordon vennero alla Union e ciascuno di
noi diede una piccola dimostrazione musicale. Loro ti incoraggiavano, erano
disposti a farti un vero lancio pubblicitario. Erano proprio dei cari ragazzi,
potevi cannare tutto e ti avrebbero detto lo stesso 'vai bene, amico'. Ci raccontarono
che era lì stato un americano, un tipo eccentrico, corto e tozzo, dicevano
che era in gamba, aveva fatto quattro o cinque pezzi. Si trattava di Paul Simon.
C'era poi il gruppo degli intellettualoidi che stazionava davanti al Criterion
Pub, ricordo Storn Thorgerson [che in seguito si occuperà delle copertine
degli album dei Pink Floyd],oppure un altro amico di Syd che poi diventò
un attore". La carriera musicale di Barrett a Cambridge terminò
quando fu accolta la sua domanda di ammissione per un triennio presso la Camberwell
School of Art nella zona sud di Londra. Nell'autunno 1964 Syd si trasferì
con Bob Klose dei Blue Anonymous, un altro musicista di Cambridge, a Highgate,
nella parte settentrionale di Londra, dove anche Roger Waters aveva un appartamento
in affitto.
Intanto, nella cittadina universitaria, Chris lan & The Newcomers, grazie
anche al "management" di David Hurst prima e di Nigel Smith poi, potevano
contare su un buon credito nel giro dei locali di Cambridge. Facevano covers
dei Beatles e di altri gruppi di Liverpool. È ancora Waterson, il cantante
del gruppo, a raccontare: "Facevamo da supporter a molti gruppi di Cambridge
ma non abbiamo mai preso un quattrino. Il fatto è che quel Chris lan
si intascava tutto il denaro che guadagnavamo per poi spenderlo in strumenti.
I Newcomers si divisero proprio perché lui ci imbrogliava tutti. Comunque,
malgrado gli strumenti malmessi, il vecchio Dave [Gilmour] se la cavava davvero
bene, aveva una vecchia Burns sifilitica e un ampli veramente penoso, ma diavolo
se era bravo. Prendeva lezioni da Chris Jones degli Hi-Fi's. Era timido, piuttosto
tranquillo e detestava la violenza. Poteva capitare che fossimo sul palco mentre
tra il pubblico una dannata banda di stronzi improvvisava una rissa con quei
militari americani. E giù a spaccarsi la testa a vicenda..."
Quando Chris lan se ne andò, il gruppo, diventato semplicemente Newcomers,
proseguì con alterna fortuna. Waterson suonava occasionalmente anche
con i Louis Pacrowski 7, insieme ad altri musicisti che avrebbero poi orbitato
nell'area dei Pink Floyd. Il batterista Willie Wilson (che militava nei Phillips
& The Hi-Fi's) prese parte a una quarantina di concerti e il sassofonista
Dick Parry (dei Soul Commitee) partecipò a un loro show. Anche Gilmour
firmò per due concerti. I Newcomers si sciolsero alla fine del 1963,
mentre i Louis Pacrowski 7, capitanati da Ken Waterson, durarono fino al successivo
autunno 1964.
In quel periodo a Cambridge cominciò a farsi conoscere una band guidata
da David Altham,Tony Sainty e Will Garfitt. Si chiamavano Four Posters. "Potevamo
contare sul vantaggio di essere in contatto con ambienti molto diversi",
ricorda Garfitt. "Tra noi c'era chi frequentava il Cambridge Tech, chi
lavorava alla Gas Works e chi andava all'Università. Così ciascuno
procurava serate in posti differenti. Per quanto mi riguarda, ho sicuramente
più talento per dipingere che per dimenarmi su un palco ma di quel tempo
ci sono cose che non dimenticherò mai. Una volta ero in macchina con
Syd, una Ford Popular, mi sembra. Io mi lamentavo perché guidava piano
e lui se ne viene fuori con una frase tipo: 'Sono troppo giovane per morire
e ho ancora troppo da dare al mondo, quindi andremo alla mia velocità
o niente'. Questa risposta è stata così incredibilmente... be',
non so, è una cosa così strana da dire... considerando che..."
I Four Posters e i Newcomers si sciolsero pressappoco nello stesso periodo;
c'erano un sacco di musicisti liberi, e alcuni di essi si unirono a formare
una nuova band. I Jokers Wild sono considerati una delle formazioni semiprofessionali
di maggior successo della scena musicale di Cambridge, anche perché il
loro nome è strettamente connesso alla figura di Gilmour. In effetti
potevano contare su un folto seguito di pubblico grazie ad alcune serate fisse
in locali alla moda nel centro della city, come il Dorothy o il Victoria Ballroom.
II batterista Clive Welham ricorda molto bene il periodo con i Jokers Wild.
"Facevamo rythm'n'blues e armonie vocali, canzoni tipo Beach Boys e Four
Seasons, sembrava piacessero a un vasto pubblico. Non suonavamo niente di nostro
- non lo faceva nessuno ai tempi. Si scrivevano canzoni e poi si prendeva una
band che le suonasse. Facevamo anche brani dei Beatles. Un tizio venne da Liverpool
per sentirci al Victoria Ballroom dove avevamo una serata fissa. Aveva portato
con sé altre persone, uno era Brian Sommerville, l'ex agente pubblicitario
dei Beatles. Credo che David Altham non abbia potuto suonare con noi in quel
concerto perché aveva avuto delle grane al college: era stato beccato
chiuso in stanza con la sua ragazza, una situazione molto compromettente. Scoppiò
un gran casino, tanto che addirittura finì sul giornale perché
era figlio di un lord o qualcosa del genere. Dave andò a fare delle registrazioni
a Londra ma credo che ci fosse sotto qualcos'altro. Lì incontrò
Lionel Bart e i giornali scrissero che forse avrebbe lasciato i Jokers Wild.
Ma non successe niente." Più o meno nell'agosto 1965, in un momento
di stasi dell'attività del gruppo, Barrett ritornò a casa e organizzò
con Gilmour e altri amici di Cambridge una breve vacanza estiva nel sud della
Francia con una scassatissima Land Rover. L'unico evento degno di menzione delle
loro avventure è che a St.Tropez i due passarono una notte in guardina
con l'accusa di essere suonatori ambulanti.
Nell'autunno 1965 i Jokers Wild occupavano ormai un posto di rilievo nella scena
musicale di Cambridge. Andarono anche a registrare parte del loro repertorio
ai Regent Sound Studios di Denmark Street a Londra. Quel materiale, cinque brani,
fu poi pubblicato privatamente su un 12 pollici e su un EP formato piccolo,
distribuiti in giro a famigliari e amici. Prima della fine dell'anno i Jokers
erano nuovamente in studio, questa volta a registrare un singolo per la Decca
sotto la guida di Jonathan King, un impresario pop in carriera laureato a Cambridge.
"Una volta venne al Victoria Ballroom per sentirci ma scelse la sera sbagliata.
Vide gli Hedgehoppers Anonymous e ingaggiò loro per un singolo",
ricorda Welham. Presto si misero comunque al lavoro con King. "Realizzammo
una cover di Sam e Dave, You Don't Know What I Know, con Dave alla voce solista.
Era un lavoro decisamente migliore rispetto al nostro primo tentativo di incisione.
Fu prodotto da Dave Altham e Dave Gilmour; quella volta eravamo preparati e
riuscimmo proprio bene. La Decca ne era molto soddisfatta, ma a quel punto Sam
e Dave vollero piantarla lì e non ci fu nulla da fare". L'evento
risultò decisivo per il destino del gruppo: continuarono a suonare insieme
per un po' ma era iniziata la parabola discendente. Tony Sainty se ne andò
all'inizio del 1966; sostituito occasionalmente da Waterson, fu poi rimpiazzato
in pianta stabile da Peter Gilmour, uno dei due fratelli di David. Welham racconta
quel tempo degli esordi, fra esibizioni ai party della buona società
londinese e serate di alto profilo: "Andammo a Londra con due pullman carichi
difans da Cambridge e suonammo con gli Animals presso un Art College. C'erano
più di ottocento persone, una folla considerevole. Noi abbiamo suonato
per due set di quindici minuti, gli altri per circa un'ora. Poi ci siamo esibiti
al Dorchester di Londra per l'Admiralty League, c'era tutta l'alta società
con Rolls Royce e Bentley ovunque". Poco dopo la dipartita di Sainty, anche
Clive Welham lasciò il gruppo: si beccò un esaurimento nervoso
tentando di conciliare un lavoro a tempo pieno con l'in tenso impegno musicale.
Willie Wilson incominciò a sostituirlo occasionalmente fin dal mese di
aprile e, con il peggioramento delle condizioni di Welham, gli subentrò
a tempo pieno. Alla fine del 1966, anche John Gordon si iscrisse al College
of Art, lasciando soli i fratelli Gilmour, Wilson e Altham, che intanto si davano
da fare per cercare ingaggi in Francia e in Spagna. Finì che pure Altham
e Peter Gilmour abbandonarono. I Jokers Wild non esistevano più.L'anno
seguente, in piena "Summer of Love", David Gilmour legò con
Ricky Wills (dei Soul Commmittee) e insieme a Wilson viaggiarono per la Francia
facendo serate con il nome di Flowers. La leggenda narra che Brigitte Bardot
li accompagnò per un pezzo del tragitto. Nel corso dell'anno cambiarono
ancora il nome in Bullit ma si sa molto poco di quello che combinarono veramente
in quel periodo.
Facciamo un passo indietro. Nell'ottobre 1963 Roger Waters, ormai lontano da
Cambridge da un anno, aveva messo in piedi un gruppo beat, i Sigma 6, con alcuni
studenti del Regent Street Polytechnic. La formazione comprendeva due futuri
membri dei Pink Floyd: Nick Mason (Nicholas Barkeley Mason, nato a Birmingham
il 27 Gennaio 1945) e Richard Wright (Richard William Wright, nato a Hatch End,
Middlesex, il 28 luglio 1945). Entrambi erano compagni di appartamento di Waters.
Wright si era distinto come sassofonista in una sconosciuta band di jazz tradizionale.
Il gruppo vantava addirittura un manager, un certo Ken Chapman, ex studente
del Politecnico il cui biglietto da visita recitava:"disponibile per matrimoni
e feste". "Imparavamo i suoi pezzi e poi li suonavamo per Gerry Bron
[quello che più avanti fonderà la Bronze]", ricorda Waters.
"Erano canzoni fantastiche. C'era ad esempio Have You Seen A Morning Rose,
sull'aria di un preludio di Ciajkovskij o qualcosa del genere." Nell'estate
1964 i Sigma 6 incominciarono a farsi chiamare The Abdabs (o The Screaming Abdabs).
Fra le bands londinesi della cerchia erano gli unici a essere comparsi sulla
copertina di una rivista, una delle prime edizioni del West One, il notiziario
degli studenti del Politecnico. Contrariamente a quanto si crede, non ci fu
mai un "Architectural Abdabs", quello era soltanto il titolo dell'articolo.
Giunsero poi anche Barrett e Klose e The Abdabs si fecero chiamare per breve
tempo Spectrum Five (fra i nomi del gruppo di quel periodo, anche Meggadeaths).
Barrett: "Mi sono dovuto comperare un'altra chitarra, dato che Roger suonava
il basso, un Rickenbacker, e non volevamo un gruppo con due bassisti. Così
sono passato alla sei corde e abbiamo iniziato a esibirci in pubblico."
La base era sempre Highgate, dove stavano in affitto da un certo Mike Leonard,
docente al Hornsey College of Art, una persona con una certa inclinazione per
la musica che non solo vedeva di buon occhio l'attività dei suoi inquilini
ma addirittura permetteva loro di provare nel suo salotto. In breve la band
prese a chiamarsi Leonard's Lodgers [Inquilini di Leonard]. Wright lasciò
i compagni per qualche tempo: era stato espulso dal Politecnico e si godeva
una lunga vacanza alle isole greche. Gli altri invitarono Leonard a sostituirlo
temporaneamente all'organo. "Mike prese a considerarsi uno del gruppo",
ricorda Mason,"ma per noi non era così, fondamentalmente perché
era troppo vecchio. Uscivamo di casa di nascosto per andare a fare qualche concerto,
senza dirgli nulla". Finì che si misero a provare sempre più
spesso al Politecnico, piuttosto che a casa, estromettendo gradualmente Leonard
per far posto di nuovo a Wright, che nel frattempo fu richiamato alla base.
Quello che ancora mancava era un front man con un certo carisma. E la pecca
diventò sempre più evidente con l'andar del tempo. Barrett e Klose
si destreggiavano alla meglio come cantanti, ma a entrambi difettavano sia la
spigliatezza sia l'estensione vocale, due qualità essenziali per affrontare
il compito a un livello adeguato alle aspirazioni del gruppo. Così, durante
le vacanze di Natale, Barrett fu mandato a Cambridge per tentare di portare
a Londra il suo vecchio compagno di suonate Geoff Mott. Mott non si mosse. Chi
glielo faceva fare di entrare in un gruppo che aveva così pochi ingaggi,
e per di più non poteva contare né su un'agenzia né su
un vero manager. Insomma, gli apparve un affare senza prospettive. Più
o meno nello stesso periodo, in un negozio di musica del West End, Waters e
Klose si imbatterono in Chris Dennis, una faccia conosciuta dai tempi di Cambridge,
che stava prestando servizio presso la Royal Air Force alla base di Uxbridge
nella parte occidentale di Londra. Fu un colpo di fortuna. Dennis aveva militato
fino a poco tempo prima nei Redcaps, una delle tante bands estemporanee di Cambridge,
e stava cercando un nuovo gruppo. L'offerta venne colta al volo. Quanto a Barrett,
anche se era andata buca con Mott non tornò a Londra a mani vuote. Si
presentò agli altri con in tasca un nuovo nome per il gruppo:"Pink
Floyd". In assenza di idee migliori, l'idea fu accolta di buon grado. All'inizio
però si facevano chiamare The Pink Floyd Blues Band. Per Syd non fu un'illuminazione
da trance psichedelica, e neppure un messaggio ricevuto da alieni dello spazio.
La vera origine della storica denominazione va piuttosto cercata nella passione
di Barrett per il blues: la sua collezione di dischi comprendeva infatti due
artisti che Syd conosceva molto bene, Pink Anderson e Floyd "dipper boy"
Council. Dal mix dei due nomi saltò fuori Pink Floyd. Come disse una
volta Waters, se avessero optato per l'altra combinazione - Anderson Council
- avrebbero potuto farsi passare per una sorta di autorità locale. Ma
circolava un'altra voce a Cambridge, come ricorda Ken Waterson: "Syd suonava
in una band chiamata Pete Floyd ma un giorno qualcuno capì male. In seguito
venimmo a sapere che si facevano chiamare The Pink Floyd Sound".
Alla fine di gennaio 1965, dopo appena qualche concerto, Dennis venne mandato
nel Golfo Persico e Barrett, la figura più carismatica dell'insieme,
fu costretto a passare alla voce solista benché il ruolo di cantante
non gli fosse proprio congeniale. A Klose non andava giù l'approccio
incostante di Barrett. Klose era un tipo un po' introverso. Aveva le carte in
regola per diventare un musicista più disciplinato e perfino più
abile di Barrett, però gli mancavano la spontaneità e il talento
grezzo di Syd. Come ha osservato un volta Gilmour, "il punto di forza di
Syd non era tanto la perizia sullo strumento. Il suo stile infatti era piuttosto
rigido e ho sempre pensato di suonare meglio di lui. Il fatto è che era
veramente molto intelligente, un artista completo. E quando si mise a scrivere
testi aveva un talento da far paura. Le liriche gli traboccavano letteralmente
fuori". Klose non rimase ancora a lungo. Lasciò il gruppo nell'estate
del 1965, quando le divergenze musicali e personali erano diventate insostenibili.
Rick Wright, che aveva una particolare affinità con Barrett, racconta
così l'evoluzione del gruppo con Syd nelle vesti di leader: "Prima
che lui arrivasse, suonavamo i classici del rythm'n'blues, era quello che allora
ci si aspettava da tutti i gruppi. A me però il R&B non è
mai piaciuto molto, io ero un fan del jazz. Con Syd i suoni hanno cominciato
a ruotare attorno alle improvvisazioni di chitarra e tastiere. Roger ha cominciato
a usare il basso come uno strumento solista e io a esprimere un po' del mio
feeling classicheggiante. Fino alla fine del 1966 i membri dei Pink Floyd rimasero
in primo luogo degli studenti. Il gruppo rappresentava ancora poco più
di un hobby. L'unica iniziativa degna di nota fu la partecipazione alle eliminatorie
del "Melody Maker National Beat Contest" ma, dato che non si qualificarono
per le prove successive, i Nostri finirono per ripiombare nell'oscurità.
Con l'inizio del 1966 le sorti dei Pink Floyd presero una piega straordinariamente
positiva. Pur essendo ancora musicisti alle prime armi, erano riusciti ad accaparrarsi
una serie di date per spettacoli privati organizzati dall'impresario americano
Bernard Stollman (suo fratello, Steven, dirigeva la ESP - casa discografica
dei Fugs e di parecchi altri strani e interessanti artisti). I concerti si tennero
tutti nel tardo pomeriggio della domenica al Marquee Club di Soho; per il primo
i manifesti recavano la scritta "Giant Mystery Happening", mentre
i successivi furono chiamati semplicemente "Spontaneous Underground".
A parte il primo "Happening" la stampa non diede alcun risalto a queste
esibizioni, il cui pubblico era costituito prevalentemente da amici dei musicisti
e da una manciata di freak che ne avevano sentito parlare in giro o avevano
ascoltato il promo in qualche radio alternativa. Non furono presenti mai più
di cinquanta spettatori, per un totale di cinque spettacoli: ciò non
toglie che queste performances costituirono un autentico punto di svolta nella
carriera del gruppo, che lì cominciò a dar prova del proprio talento
originale. Grazie a quei concerti i Pink Floyd impararono a cavarsela sul palco
e, cosa ben più importante, si imposero all'attenzione dell'ambiente
che di lì a poco avrebbe costituito il profilo della "Londra alternativa".
Per coincidenza, una sera era presente anche Peter Jenner, un annoiato insegnante
della London School of Economics con velleità da pop manager, che insieme
all'amico John "Hoppy" Hopkins cercava un modo per fare fortuna nell'industria
musicale in espansione. Quella sera Jenner si imbattè nella band che
aveva sempre sognato. I due avevano costituito una società abbastanza
improvvisata, DNA Productions, e scritturato un gruppo chiamato AMM, per la
cui promozione si rivolsero a Joe Boyd, un americano che lavorava come rappresentante
dell'Elektra per il Regno Unito, ma gli sforzi dei due "impresari"
valsero solo un piccolo quanto sofferto ritorno economico. Per la verità,
a Londra gli AMM erano abbastanza conosciuti. Indossavano un camice bianco e
si cimentavano nella nascente sperimentazione elettronica e nei metodi meno
usuali di amplificazione; il loro originalissimo sound anticipava di parecchi
anni il "Kraut Rock". Il quartier generale era situato presso il Beckenham
Arts Lab, non lontano dalla scuola d'arte di Barrett a Camberwell, e anche loro
suonavano regolarmente al Marquee la domenica. Chiaramente rappresentarono una
fonte d'ispirazione per i Pink Floyd, che ne mutuarono la propensione per le
sonorità rarefatte; del resto quella era proprio la direzione che stavano
imboccando. Ad ogni modo l'album AMM-Music, di recente ripubblicato su CD (Ree
Ree, 1997), è praticamente un ronzio ininterrotto, un baccano disarmonico
mai sentito. Non ci volle molto perché la DNA realizzasse che una proposta
meno alternativa avrebbe costituito un investimento migliore. E quello che Jenner
si trovò ad ascoltare quel fatidico giorno era, tutto sommato, un set
molto convenzionale. "A quel tempo i Pink Floyd erano una blues band che
suonava pezzi tipo Louie Louie inframmezzati da alcune strambi bits. Girai per
un po' attorno al palco per cercare di capire da dove provenisse il rumore,
o almeno da che cosa fosse prodotto. Ma non riuscii proprio a scoprire se venisse
dalle tastiere o dalla chitarra. Fu questo a interessarmi." Waters ha spiegato
in seguito: "Non conoscevamo molte canzoni, così si trattava di
fissare un accordo e poi improvvisare, se si può usare questa parola".
Jenner era entusiasta della sua scoperta ma quando si offrì come manager
i quattro si mostrarono indifferenti. Erano molto più interessati alle
imminenti vacanze e non erano neppure certi che al ritorno avrebbero continuato.
Jenner tornò all'attacco qualche settimana dopo e questa volta ottenne
una risposta positiva. Dato che Hopkins era occupato in altre faccende Jenner
decise di trovarsi un nuovo socio d'affari: il suo vecchio amico Andrew King.
Quest'ultimo non solo era libero da altri impegni e poteva andare in cerca di
ingaggi (aveva da poco lasciato l'impiego alla British European Airways) ma
disponeva del denaro di un'eredità, che impiegò per acquistare
nuovi strumenti per il gruppo. In breve l'accordo fu ratificato. Nel frattempo
gli "Spontaneous Underground" erano giunti al termine e la comitiva
si trasferì a Notting Hill, nella zona ovest di Londra, un quartiere
allora piuttosto degradato e multiculturale; gli affitti bassi e l'alta disponibilità
di droghe vi attraevano un gran numero di studenti e giovani che desideravano
vivere in modo bohémien. La DNA Productions era caduta in disgrazia e
gli interessi di Hopkins, reduce da un viaggio negli Stati Uniti, vertevano
ora sul progetto di un'"antiuniversità", una sorta di scuola
serale di vedute progressiste e un consultorio per la gente del quartiere, con
l'ideale di formare un'identità e uno spirito collettivi. Grazie all'aiuto
sostanziale di molti amici, tra cui Jenner, King e Boyd, la London Free School
(LFS) aprì i battenti l'8 marzo 1966. La LFS fu alloggiata in un seminterrato
al 26 di Powis Terrace, in un appartamento avuto in affitto dal noto attivista
del Black Power, Michael X. Pur animato da ottime intenzioni, fin dall'inizio
il progetto LFS fu funestato da enormi problemi e solo un anno più tardi
il locale era diventato un covo di fumatori di spinelli e una sala prove per
bands locali. L'unica nota positiva di quell'esperimento fu l'organizzazione
del Carnevale di Notting Hill, che si tenne per la prima volta nel luglio di
quell'anno e che ancora oggi ha rilevanza internazionale. Una testimonianza
successiva di Boyd sottolinea "l'idealismo stralunato e per certi versi
complice che portava l' élite d'alta cultura a un sano contatto con la
classe lavoratrice". Tuttavia il gruppo degli organizzatori non voleva
lasciare che i propri talenti andassero in rovina e cercò di raccogliere
fondi per pubblicare un giornale di più ampia informazione e diffuso
in tutta Londra che sostituisse The Grove, il preesistente notiziario della
LFS. Per finanziarsi fu organizzata una serie di "balli sociali" nell'auditorium
della Chiesa di Tutti i Santi, nei pressi dei Powis Gardens. Il parroco avallò
l'utilizzo di quello spazio pensando che le danze promosse dalla London Free
School avrebbero giovato all'intera comunità locale. Ben presto il gruppo
recentemente acquisito da Jenner e King fu invitato a partecipare. Le performances
prevedevano anche la proiezione di diapositive, un'idea di Joel e Toni Brown,
amici di John Hopkins in visita a Londra dal Timothy Leary's Millbrook Center.
Grazie a un passa parola a macchia d'olio si sparse la voce che Notting Hill
era teatro di qualcosa di nuovo ed eccitante: dopo poche apparizioni dei Pink
Floyd la sala cominciò a essere stracolma. Effetti di luce simili a quelli
proposti dai Brown erano stati in voga per qualche tempo nella West Coast americana
nelle sale da ballo con musica dal vivo, ma si dice che la coppia abbia il merito
di aver introdotto il primo light show psichedelico nel Regno Unito. Per parecchio
tempo però il fenomeno sarebbe stato considerato più come un evento
sinistro che come un mero spettacolo visivo. I media lo associarono alla crescente
diffusione di droghe psichedeliche come l'LSD e ipotizzarono che lo scopo dei
light show fosse amplificare gli effetti multisensoriali degli allucinogeni.
La London Free School fu dunque la culla delle sperimentazioni "suoni e
colori" dei Pink Floyd. Presto però molti altri tecnici amatoriali
misero a punto giochi di immagini statiche e in movimento per accompagnare la
musica dal vivo o registrata. Quando i Brown se ne andarono, Jack Bracelin ne
acquisì i diritti fondando la Five Acre Lights, che un anno più
tardi si sarebbe occupata degli effetti di luce in parecchie serate "alternative"
londinesi. Nei mesi a seguire diversi tecnici delle luci si alternarono sul
palco dei Pink Floyd. A Pip Carter, un amico di Cambridge, seguì Joe
Gannon, spesso additato in quei mesi come il "quinto Floyd" dal momento
che era il primo tecnico a viaggiare a tempo pieno con la band. Dopo un anno
Gannon fu sostituito da John Marsh e Peter Wynne-Wilson, che facevano anche
da autisti durante gli spostamenti tra uno spettacolo e l'altro. Per tutta la
prima parte dell'autunno Hopkins si diede da fare per raccogliere i fondi e
mettere insieme 10 staff del suo giornale a tiratura londinese. In ottobre uscì
finalmente la prima edizione dell'International Times, o IT, come finì
per essere chiamato. Si presentava come un quindicinale apolitico di informazione
e trattava di musica, letteratura, arte, temi sociali e cultura della droga.
Veniva realizzato nel seminterrato dell'influente libreria alternativa Indica
- nel senso di cannabis indica - del coeditore Barry Miles. Il 15 ottobre fu
organizzata una grande festa in occasione del lancio di IT, non all'auditorium
della Chiesa di Tutti i Santi ma presso l'ampia Roundhouse di Chalk Farm, nell'area
settentrionale di Londra. Poiché i Pink Floyd erano considerati un po'
la band di casa, fu loro riservato un ruolo di spicco, tanto che quel concerto
risultò essere il più importante mai tenuto dai quattro fino a
quel momento e fruttò un ottimo ritorno pubblicitario presso i media.
Indirettamente, da quello spettacolo scaturì una serie di altre date
alla Roundhouse e nello stesso anno il gruppo si esibì perfino in un
concerto di beneficenza dell'Oxfam alla prestigiosa Royal Albert Hall. I Pink
Floyd cominciavano a far parlare di sé nell'ambito della musica alternativa
e, pur ancora senza contratto discografico, andavano costruendosi un largo e
fedele seguito nel pubblico londinese. Barrett stava diventando un autore prolifico
e i suoi pezzi, intrisi di stupore infantile e rituali spaziali, con furiosi
feedback a un volume sempre più alto, stavano cominciando a farsi largo
in repertorio al posto degli standard blues. Fu poco dopo il lancio di IT che
Jenner potè lasciare il suo posto alla London School Of Economie e affiancare
King a tempo pieno nella gestione della nuova società, la Blackhill Enterprises.
La sua casa di Paddington fu attrezzata a ufficio e per la nuova partnership
a sei venne assunta come segretaria June Child, che in seguito sposerà
Marc Bolan. Con un entusiasmo ben superiore alle reali capacità Jenner
e King, grazie soprattutto ai contatti del primo, riuscirono a ottenere una
serie di concerti nei giorni prima di Natale. La Blackhill però aveva
davvero troppo poca esperienza per lanciare i suoi pupilli nel circuito delle
serate a livello nazionale e del resto ciò era indispensabile perché
potessero spiccare il volo. Così si rivolsero alla Bryan Morrison Agency,
un'agenzia di ingaggi piccola ma in espansione, per inserire i Pink Floyd (gruppo
di cui quelli non avevano mai sentito parlare) nel programma dell'annuale "Ballo
natalizio" all'Architectural Association di Londra. Il nuovo anno cominciò,
per la Blackhill e il gruppo, sotto il segno di un fortunato sodalizio con la
Bryan Morrison che, almeno per i Pink Floyd, sarebbe durato fino ai primi anni
'70. Sfortunatamente, per Hopkins le cose non andavano altrettanto per il verso
giusto. IT era economicamente agonizzante a causa dello scarso ritorno pubblicitario.
Per di più, benché il pieno all' auditorium della Chiesa di Tutti
i Santi fosse garantito, i conti della London Free School continuavano a essere
in rosso. La situazione finanziaria cominciò a risollevarsi quando Boyd
propose il trasferimento da Notting Hill in una zona più centrale, che
avrebbe attirato un pubblico più vasto, e in uno spazio capace di contenere
un maggior numero di spettatori. La sede ideale saltò fuori all'istante:
una sala da ballo irlandese chiamata Blarney, ottimamente dislocata a Tottenham
Court Road nel West End, disponibile in affitto dal venerdì sera all'alba
del giorno dopo. Le due date fissate inizialmente, una prima e una dopo Natale,
furono finanziate grazie all'ultimo denaro congiunto di Hopkins e IT. Il 23
e il 30 dicembre 1966 il Blarney ospitò l'inaugurazione della "UFO
Presents Night Tripper". L'azzardo fu ripagato: una grande folla di pubblico
affluì per vedere i Pink Floyd, gruppo di punta in entrambe le serate.
La scelta del nome scatenò accesi dibattiti. Boyd preferiva UFO (che
stava, a seconda dei gusti, per Unidentified Flying Object, oggetto volante
non identificato, oppure per Underground Freak Out - qualcosa come "fuori
di testa underground") mentre Hopkins prediligeva il nome strillato in
cartellone, cioè "UFO Presents Night Tripper". Alla fine fu
Boyd a organizzare l'evento e così si optò per UFO. "Era
uno spazio vuoto che aspettava solo di essere riempito", racconta quest'ultimo.
"Centinaia di freak alla ricerca di un punto di aggregazione." UFO
divenne così il primo, leggendario club psichedelico inglese e con tali
premesse andò avanti fino alla fine del luglio 1967. Pubblicizzato con
enormi manifesti colorati illustrati da Michael English e Timothy Weymouth,
oltre a proporre parecchie nuove formazioni underground insieme ad altre già
affermate (tra cui i Soft Machine, Arthur Brown, i Tomorrow) il club tenne a
battesimo la recente conversione alla psichedelia di Move e Procol Harum. Il
futuro di IT era finalmente assicurato e la rivista sopravvisse addirittura
a UFO di parecchi anni.
Il 1° febbraio 1967 i Pink Floyd diventarono veri professionisti. L'accresciuto
interesse della stampa specializzata e la pressione degli ingaggi erano giunti
al punto di compromettere i loro studi. Potendo già contare su un buon
seguito londinese e avendo ormai deciso di fare sul serio, la prossima mossa
non poteva essere che assicurarsi un contratto discografico. Jenner e King avevano
in mano alcuni demos registrati l'anno precedente ma Bryan Morrison era dell'idea
di realizzare un prodotto di tipo professionale, naturalmente a fronte di un
maggior investimento economico, con lo scopo di vendere un master già
definitivo a un'ipotetica casa discografica, piuttosto che presentarsi con fare
dimesso e con un grezzo demo tape tra le mani. L'ubiquo Boyd poteva contare
sulle attrezzature dei Sound Techniques, gli studi nella zona di Chelsea; si
offrì quindi come produttore del gruppo e, convinto che fosse la sua
occasione d'oro, con un moto d'impeto diede vita alla Witchseason Production,
che avrebbe poi gestito tutta la questione discografica. Furono incisi cinque
brani e Arnold Layne, grazie a una melodia orecchiabile e a un testo accattivante,
fu scelta come apripista. Sia l'Elektra sia la Polydor si fecero avanti per
mettere il gruppo sotto contratto e la seconda ci arrivò molto vicina.
Morrison però, che alla Blackhill contava più di Boyd, suggerì
di affidarsi a una label con solide basi finanziarie, in grado di garantire
una promozione di sicuro successo. Alla fine fu la potente EMI a scritturare
i Pink Floyd per la consociata Columbia, grazie a un consistente anticipo e
a una percentuale sui diritti migliore rispetto alle altre contendenti. Con
gran disappunto di Boyd, alla EMI i produttori indipendenti non erano ben visti.
Sia le figure professionali sia le attrezzature venivano scelte di preferenza
all'interno dell'azienda. Boyd aveva i giorni contati. "Fui spacciato quando
Morrison li persuase ad aspettare", ricorda con amarezza: "A quel
tempo la EMI era molto ostile ai produttori indie ". In realtà
la band aveva le mani legate perché al momento di firmare il contratto
Sidney Arthur Beecher-Stevens (che, tra l'altro, nel 1962 era direttore commerciale
alla Decca ed era stato uno dei tanti dirigenti che rifiutarono i Beatles) impose
come clausola che Norman Smith, un suo uomo dell'ufficio artistico, supervisionasse,
pur senza interferire, la futura carriera discografica dei Pink Floyd. Ciò
servì a tranquillizzare la casa discografica, preoccupata che un contorno
di persone poco desiderabili potesse distrarre i quattro dai loro obblighi professionali.
Cosa molto insolita per quei tempi, il contratto prevedeva che i musicisti partecipassero
alla produzione e ciò garantì loro assoluta libertà in
studio. La EMI aveva come il sentore che quei ragazzi possedessero qualcosa
di speciale ma, poiché non assomigliava a niente di noto, non sapevano
esattamente cosa fosse. Decisero quindi di lasciarli fare e grazie a questa
politica il rapporto fra i Pink Floyd e la EMI dura ancora oggi: l'azzardo di
Stevens ("Li etichettai come strani ma bravi") fu decisamente ripagato.
Dopo aver ascoltato i nastri, la EMI propose di reinciderli ai propri studi
di Abbey Road. Boyd era stato ormai messo da parte ma non mancò di farsi
un ultima risata: alla fine infatti fu utilizzata la sua registrazione. Norman
Smith: "Dissi ai ragazzi che volevo assolutamente un altro master e in
effetti apprestammo il tutto per incidere nuovamente quei pezzi insieme ad altri
nuovi. Dopo una session durata una notte intera mi resi conto che non erano
affatto entusiasti di quel rifacimento, così finimmo per lasciar perdere".
In marzo uscì il primo singolo e la Blackhill pagò perché
fosse "spinto" in una buona posizione di classifica, con la garanzia
di un certo numero di passaggi radiofonici. Mentre Radio One della BBC acconsentì
di buon grado, la stazione pirata Radio Londra lo bandì bollandolo come
osceno. Anche Pete Murray lo recensì nella trasmissione televisiva della
BBC "Juke Box Jury", con un commento che fece a dir poco infuriare
Waters: "Disse che eravamo una truffa. Spazzatura inventata per soddisfare
una domanda malsana". In certi ambienti dei media si tramava una sorta
di "reazione". Infatti si era sparsa la voce che i Pink Floyd, alfieri
della cosiddetta controcultura, promuovessero una musica che andava di pari
passo con il consumo di un certo tipo di droghe. In aprile la EMI fu costretta
a rilasciare una dichiarazione alla stampa in cui smentiva queste voci ribadendo
invece che, per loro come per la band, il termine "psichedelico" stava
a indicare l'uso di effetti visivi e suoni negli spettacoli e non era affatto
una scusa per prendere LSD e stare a guardare le belle luci. Ma ancora nel mese
di luglio la band si trovò a essere oggetto di pesanti frecciate, al
punto che Waters decise di sfogare le proprie frustrazioni sull' NME: "Siamo
semplicemente un gruppo pop. Solo perché nelle nostre esibizioni usiamo
luci e colori un sacco di gente immagina che stiamo cercando di inviare messaggi
occulti tramite suoni malvagi e osceni." Sorprendentemente, fra tutto quel
parlare di LSD, la band aveva una coscienza integerrima. Fu parecchio più
tardi che le droghe apparvero in agenda. "Quando li ho conosciuti nessuno
di loro eccetto Syd faceva uso di droghe", osservò Jenner,"e
in ogni caso fumavamo solo spinelli. Poi con la 'Summer of Love' e tutte quelle
stupidaggini Syd si entusiasmò per gli acidi e si fece prendere dall'aspetto
mistico della cosa. Gli altri erano molto regolari. Rick faceva qualche tiro,
di tanto in tanto, mentre Roger e Nick se ne stavano alla larga." Se alla
EMI erano preoccupati per la questione droga, avrebbero dovuto esserlo molto
di più per gli spettacoli dal vivo. Sia Arnold Layne sia il successivo
singolo, See Emily Play, pubblicato in giugno, erano quasi sempre fuori dalla
scaletta. Gli originali pezzi pop venivano ignorati in favore di ipnotici esercizi
sonori ad alto volume che a volte duravano più di dieci minuti. Poteva
andare anche bene se avessero giocato in casa, ma la gente della provincia,
venuta per ascoltare gli hit da classifica, era quanto meno sconcertata: i Pink
Floyd letteralmente travolgevano gli spettatori con un muro sonoro che rasentava
il "rumore bianco". Il fatto cominciava ad acquistare sempre maggior
rilevanza, finché il Melody Maker lanciò questo interrogativo:
"Si possono chiamare onesti i Pink Floyd quando di giorno fanno dischi
lievi e intriganti come See Emily Play e poi di notte torturano la gente con
suoni fragorosi, incomprensibili, strazianti, tanto che secondo cinque dottori
americani possono danneggiare i sensi in modo permanente?" Quando si sparse
la voce che suonavano raramente i loro successi, per non inquietare il pubblico
alcuni promoter cercarono di convincerli a firmare una clausola che li obbligasse
a farlo. Molte date fuori città attiravano un pubblico che amava semplicemente
uscire a bere e a ballare: la gente rischiava di insorgere trovandosi immersi
in un'atmosfera da inferno. I racconti di come la band fosse accolta in alcune
zone del Paese sono quasi diventati leggenda. Birra (ancora nei bicchieri) veniva
scagliata sul palco, scoppiavano risse, volavano insulti. Ecco la testimonianza
di Nick Mason: "In quel periodo lavoravamo nei circuiti 'Top Rank' e a
loro non andava giù. Non lo sopportavano proprio. Era quasi incredibile
quanto poco tempo impiegassimo a fare il vuoto intorno a noi. Il fatto è
che si sentivano offesi per quello che succedeva sul palco girevole ma in realtà
ci mettevano pochissimo tempo a farcelo capire. Ma non eravamo scoraggiati.
Anzi, era come ringiovanire tutte le volte che tornavamo a Londra e scoprivamo
che c'era della gente venuta apposta per noi." La loro determinazione era
così forte che neppure una volta smisero di provare ad avere la meglio
sulla folla. Nessun compromesso; o così o niente, come ironicamente ebbe
modo di commentare Waters: "Siamo riusciti a farcela lavorando in studio
di registrazione ma dal vivo siamo ancora deboli. Così quello che ora
dobbiamo fare è mettere insieme uno spettacolo che nulla abbia a che
fare con i nostri dischi. Cose tipo Interstellar Overdrive, che è splendida,
e pezzi strumentali, più facili da suonare". Se alla lunga un tale
atteggiamento può aver pagato, in quel momento, data la loro perizia
tecnica e i brani in scaletta, costringere il pubblico a sorbirsi quel materiale
sfiorava il suicidio professionale. E c'era dell'altro. La rapida scalata al
successo dei Pink Floyd sembrava avere un effetto negativo su Barrett, che cominciò
a mostrare chiari segni di affaticamento. La pressione in quanto leader della
band, unita al pesante stress per gli spostamenti continui lo portarono a chiudersi
in se stesso. La fuga nell'LSD, il cui consumo era aumentato sia in privato
sia durante i concerti, paradossalmente peggiorò le cose, scatenando
in Syd una cronica paura del palcoscenico. In luglio, mentre i Pink Floyd si
trovavano negli studi della BBC a registrare See Emily Play per "Top of
The Pops", ci fu la prima avvisaglia che qualcosa non andava per il verso
giusto. Il singolo aveva venduto bene, era andato assai meglio del primo 45
giri e, a seguito dell' exploit, il complesso fu invitato a partecipare allo
show per ben tre settimane consecutive (negli anni '70 la BBC cancellò
queste registrazioni, insieme a una gran quantità di altro importante
materiale d'archivio). Come vuole la leggenda, i Pink Floyd si presentarono
in scena per la prima serata con indosso magnifici abiti psichedelici acquistati
in Carnaby Street. Ma già la seconda sera l'aspetto di Syd è meno
immacolato e al terzo appuntamento si presenta arruffato, non rasato e vestito
di stracci, scazzato e senza voglia di suonare. Diceva, "se John Lennon
non appare in Tv, allora non lo faccio neppure io". Da quel momento, purtroppo,
le stravaganze subirono un'impennata. Alla fine dell'anno l'elenco dei disastri
era piuttosto lungo. Il primo avvenne nello studio di registrazione per il programma
della BBC "Saturday Club". Secondo il resoconto del tecnico, Syd semplicemente
"andò fuori di testa". Il lavoro fu interrotto ma c'erano ancora
delle speranze di salire sul palco, la stessa sera, in un concerto che segnava
il ritorno del gruppo all'UFO. Boyd ci teneva molto, era un bel po' di tempo
che non li vedeva, ma gli bastò un'occhiata a Barrett per rimanere stucco.
"Era come se non ci fosse, era, come dire, assente." Al Love-In Festival
June Bolan lo osservò sul palco: "Syd stava lì come un palo,
le braccia penzoloni. All'improvviso mette le mani sulla chitarra e pensiamo:
ecco, ora si mette a suonare, invece resta lì imbalsamato, via di testa
totale". Fu una metamorfosi penosa e scene del genere finirono per diventare
consuetudine, causando una profonda frustrazione fra i musicisti. Da parte loro,Jenner
e King presero in mano rapidamente la situazione. Imposero alla band un mese
di riposo, annullarono tutte le date in programma e insistettero perché
il gruppo si godesse una meritata vacanza in Spagna. Ironia della sorte, proprio
nella settimana in cui uscì il loro album d'esordio uno dei più
importanti periodici musicali titolò:" I Pink Floyd si sfaldano".
La Blackhill passò la maggior parte di quel periodo di pausa a cercare
di convincere i famelici giornalisti musicali che il gruppo non si era sciolto
ma si stava soltanto rimettendo in sesto, con l'aiuto dei medici, dopo un esaurimento
nervoso. Il disco, THE PIPER AT THE GATES OF DAWN (il titolo deriva da un capitolo
della fiaba di Kenneth Graham, The Wind In The Willows) era ben più affascinante
delle performances dal vivo. Il mix fra canzoni psichedeliche e pezzi strumentali
era dosato alla perfezione. Si passava da "poppy" Flaming e da Lucifer
Sam, al recital hippy in stile I-Ching di Chapter 24 e alla bizzarra poesia
infantile di Gnome e Scarecrow, fino alle folli divagazioni spaziali di Pow
R Toc h e Astronomy Domine. Per culminare, ovviamente, nel fragore abissale
di Interstellar Overdrive. Questi ultimi tre brani erano probabilmente quelli
che più si avvicinavano alle atmosfere live, beninteso se tiravate al
massimo il vostro amplificatore. Il disco deluse i più accaniti seguaci
dei concerti UFO, almeno coloro che del gruppo preferivano gli aspetti più
cacofonici e fuori di testa, ma molti altri ne conquistò. E l'impresa
andò ben oltre, tanto che con orgoglio ancora oggi THE PIPER AT THE GATES
OF DAWN è considerato uno dei più grandi album psichedelici degli
anni '60. Il ritorno al lavoro per i Pink Floyd fu caratterizzato da una completa
immersione nell'attività concertistica, fra cui le prime esibizioni all'estero,
in Scandinavia e in Irlanda. Barrett non era in grado di sostenere efficacemente
il peso di frontman del gruppo e così fu Waters, come accadrà
anche in seguito, ad assumersi il ruolo di portavoce con la stampa e durante
le interviste radiofoniche. Questa improvvisa presa di responsabilità
fa pensare che all'epoca il suo senso della leadership fosse già assai
spiccato. Intanto alla Blackhill si stavano arrovellando su come sfondare nell'allettante
mercato americano. Finché la Capitol Records, consociata americana della
EMI con sede a Hollywood, scritturò la band per la sua etichetta sussidiaria
Tower Records e la chiamò per un tour promozionale che avrebbe toccato
San Francisco, Los Angeles, New York, Chicago e Boston. L'uscita dell'album
d'esordio era stata programmata in concomitanza con l'avvio del tour: la Tower
annunciò l'arrivo dei "Re delle Luci dall'Inghilterra". La
prima data era fissata nel tardo ottobre al Bill Graham's Fillmore Auditorium
di San Francisco e King teneva i suoi sotto stretta sorveglianza. Con gran disappunto
di quest'ultimo, però, i permessi di lavoro non arrivarono in tempo e
il primo set di concerti dovette essere annnullato. Fu davvero un cattivo auspicio:
dopo la prima serie di spettacoli la band fu messa in programma come spalla
di Big Brother & The Holding Company, musicalmente quanto di più
incompatibile con i Pink Floyd si possa immaginare. E ancora, il tanto decantato
spettacolo di luci era tutt'altro che eccezionale. In Inghilterra i light show
si tenevano in piccoli club o teatri di medie dimensioni; illuminare il Fillmore
(una spaziosa sala da ballo) e il Winterland (un ex pista di pattinaggio con
una galleria circolare) si rivelò un'impresa improba per Peter Wynne-Wilson.
Alla fine, osservò King,"le nostre luci risultarono patetiche. La
più potente era un riflettore da un solo kilowatt, mentre uno spettacolo
della West Coast ne aveva venti. L'unica cosa che funzionò furono i proiettori
di diapositive, più potenti rispetto alla norma". Ma in fondo poteva
anche andare, non fosse stato per Syd, lontano da una condizione accettabile.
"La chitarra perennemente scordata, le corde strapazzate. Diciamo che praticamente
non suonò e rimase piantato lì. Eravamo nei pasticci ma cercammo
di cavarcela al meglio", raccontò Mason. Le due apparizioni televisive
in programma non furono meno catastrofiche. Al 'Pat Boone Show" il gruppo
si sforzò di eseguire in playback See Emily Play prima di far inorridire
gli ascoltatori con un'intervista in cui Barrett fece praticamente scena muta.
Non andò meglio al "Dick Clark's American Bandstand": Waters
dovette mettercela tutta a miniare la voce solista in Apples And Oranges dacché
a Barrett sembrò spalancarsi innanzi il vuoto. Alle domande di Clark
replicò con uno sguardo fisso e senza parole. Mason: "Syd impazzì
a tutti gli effetti durante il primo tour americano. La maggior parte del tempo
era come assente. Ricordo che a Venice, Los Angeles, teneva la chitarra scordata
e dalle corde usciva come un rantolo. C'era un che di strano, di misterioso,
perfino per noi. Un'altra volta si vuotò in testa un barattolo di brillantina
dicendo che non gli piacevano i suoi capelli ricci." Questa catena di eventi
vanificò gli sforzi della Capitol, che confidava su questi importanti
passaggi televisivi per promuovere l'album. Durante l'ultimo, imbarazzante incontro
con il managing director della Capitol, King fu costretto ad ammettere il crollo
psichico di Syd. "Scoppiò in lacrime e ci chiese cosa ne sarebbe
stato di lui." Il vaso traboccò: le date rimanenti furono annullate
e i Pink Floyd, profondamente scossi per l'accaduto, richiamati in patria. Malgrado
la forte dose di stress collettivo un nuovo periodo di "disintossicazione"
stavolta era da escludersi. La Blackhill aveva fissato un intenso programma
di concerti per tutto il mese, per la precisione aveva inserito i suoi in quello
che è stato forse l'ultimo pop tour "a pacchetto" di successo
in Inghilterra. Tali tournée, di solito, erano appannaggio di spettacoli
leggeri e di rock'n'roll. Questa fu la prima, e probabilmente l'ultima, a portare
in scena formazioni underground. La Jimi Hendrix Experience e i Move erano i
gruppi di punta, in più c'erano Amen Corner, Nice, Outer Limits ed Eire
Apparent. L'ordine di apparizione e il tempo assegnato a ciascuna band erano
in ordine di importanza. Fin dalla sera d'apertura non mancarono le scintille.
Durante le prove pomeridiane all'Albert Hall, i Pink Floyd minacciarono di andarsene
dopo aver saputo che non potevano usare il proprio impianto di illuminazione
e lo schermo per le diapositive. La band aveva a disposizione venti minuti,
sufficienti appena per tre pezzi, che lasciarono alquanto sconcertati i fans
di Hendrix. Secondo il parere di Noel Redding, bassista della Experience, "le
reazioni furono contraddittorie". Il comportamento di Syd continuava a
destare preoccupazione; non di rado capitava di trovarlo seduto da solo sul
pullman del gruppo oppure a girovagare per la città quando avrebbe invece
dovuto trovarsi sul palco. Mitch Mitchell, batterista della Experience, ricorda:
"Era davvero uno sballo - follia, la maggior parte del tempo. Syd Barrett
però non parlava con nessuno in quel periodo". Capitò spesso
che Davy O'List, giovane chitarrista dei Nice, lo sostituisse in scena. "Andavo
sempre a sentire i Floyd da un lato del palco. Di solito non facevano interruzioni
e dato che le parti di chitarra erano abbastanza semplici le imparai velocemente.
Così, quando una sera Syd non si presentò, i Floyd mi chiesero
di sostituirlo." Anche Dave Gilmour, vecchio amico di Barrett, nutriva
poche speranze: " Non riuscivo proprio a capire come funzionasse la mente
di Syd in quel periodo. Mi era altrettanto incomprensibile, dopo aver visto
due o tre dei loro spettacoli, come potessero andare avanti in quelle condizioni,
con Syd chiaramente incapace di stare nel gruppo". Ci sono comunque punti
ancora oscuri nella vicenda di Barrett. Per esempio, Waters ha recentemente
ricordato il primo viaggio negli Stati Uniti e l'incidente di "American
Bandstand". Mentre le prove erano andate lisce, nella registrazione finale
Barrett rimase impalato con le braccia lungo i fianchi: "Sapeva benissimo
cosa stava succedendo. Solo che stava diventando pazzo". C'è poi
un filmato che fa parte del programma della BBC "Tomorrow's World",
ritrasmesso per la prima volta nel novembre 1994 come parte del documentario
"Omnibus" sui Pink Floyd. Girato nel dicembre del 1967 e mandato in
onda nel gennaio del 1968, il filmato mostra un Barrett in ottima forma. Qualunque
cosa successe tra Barrett e gli altri, la vera storia - se ne esiste una - è
stata fedelmente custodita come segreto del gruppo. Secondo una teoria Barrett,
con le rotelle non del tutto a posto e un comportamento strampalato, non era
più in grado di "produrre" le accattivanti melodie pop che
avevano portato il gruppo in classifica. Apples and Oranges, il suo ultimo singolo
con i Pink Floyd, uscì a metà novembre ma non raggiunse le vette.
Anche il loro pubblico era cambiato. Lo spettacolo dal vivo di quei giorni si
basava sulla suggestione per una certa epica fantascientifica cara all'emergente
Waters (ne è un chiaro esempio Set The Controls For The Heart Of The
Sun); insomma stavano virando verso altre direzioni. In tale situazione, le
ultime composizioni di Barrett come Vegetable Man e Jugband Blues non contribuivano
affatto all'avanzamento della loro carriera. Sembra quasi che il gruppo avesse
consapevolmente scelto di ridefinirsi in maniera radicale nel tentativo di sopravvivere
al collasso dei Flower Power. Probabilmente Barrett percepì questo atteggiamento,
intuì che non avrebbe fatto parte della nuova identità del gruppo,
anticipò la mossa e, forse in paranoia da LSD, rese la vita impossibile
ai suoi compagni. In una session in studio di registrazione particolarmente
ben documentata fece di tutto per irritare gli altri. La sua ultima composizione,
Have You Got It Yet?, cambiava in continuazione, tanto che era impossibile starci
dietro. Ormai siamo nella leggenda e l'annuncio di Syd che voleva aggiungere
un banjo e un sax alla formazione lasciò pochi dubbi sul da farsi. Doveva
andarsene. Dopo l'ultimo grande spettacolo dell'anno sul palco dell'Olympia,
Christmas on Earth Continued, si sparse la voce che i quattro cercavano un chitarrista
"aggiuntivo". All'inizio furono presi in considerazione Davy O'List
e Jeff Beck ma a ricevere la proposta fu David Gilmour che, non avendo al momento
niente di più interessante, accettò senza esitazione. Se questa
fosse sembrata loro la maniera migliore per non urtare i sentimenti di Barrett
è una questione ancora aperta: forse pensarono che l'entrata nel gruppo
di un amico avrebbe potuto aiutarlo.
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