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Verso la fine del 1971 i Pink Floyd si diedero appuntamento come al solito nella cucina di Nick Mason e misero a fuoco le idee per un nuovo album. Waters aveva pensato di dare al lavoro un filo conduttore: la strada che porta all'alienazione mentale. La loro stessa esperienza di un'esistenza in continuo spostamento li portava a centrare l'attenzione sulla fatica del viaggio, i problemi da affrontare quando ci si trova lontani da casa così a lungo e i rapporti con (e senza) il denaro. E ancora, la violenza, i problemi sociali e il conforto della religione, cui cominciarono a prestare attenzione durante il recente tour nel cuore degli Stati Uniti. Waters, principale ispiratore del progetto, si mise furiosamente a lavorare ai testi. Gilmour e Wright si concentrarono sulla musica. Era loro intenzione accumulare materiale sufficiente per l'intera prima parte della nuova scaletta, mentre la seconda sarebbe rimasta appannaggio dei vecchi classici. Waters: "Dovevamo sbrigarci, il tour era alle porte. Avevamo un mese e mezzo per tirar fuori qualcosa. Un paio di settimane le passammo a West Hampstead e lì scrivemmo parecchie canzoni". Quello che scaturì in così poco tempo ha dell'incredibile. "All'inizio non avevamo che vaghe opinioni sul tema della follia. Provammo a lungo solo buttando giù le idee come venivano, poi nelle prove successive ci lavorammo sopra. Prendevano forma con grande fluidità. Era come se avessero una propria forza interiore che rendeva tutto più facile." Waters era in preda a un fervore lirico e per la prima volta l'input creativo fu quasi esclusivamente suo, sua la visione contenuta nel messaggio trasmesso. Il successo del disco risiede forse negli sforzi dei musicisti per renderlo il più possibile semplice e accessibile, con una solida impronta dinamica e melodie pregnanti. Aveva insomma radici ben piantate in terra rispetto alle immaginifiche ascensioni di una Echoes. Come accennò Waters alla rivista Sound poco prima della partenza per il tour, in un articolo intitolato "Pink Floyd Have Gone Mental", "l'idea di base era fare qualcosa di meno astratto rispetto al passato". Al nuovo lavoro fu dato il titolo provvisorio di Dark Side Of The Moon. "C'era già un disco dei Medicine Head che si intitolava così - spiegò Gilmour - perciò a un certo punto decidemmo di chiamarlo ECLIPSE. Però era un disco di cui non si accorse nessuno, che non vendette; insomma, un gran casino. Io ero contrario a ECLIPSE ed eravamo tutti seccati perché avevamo pensato a quel titolo prima che uscisse il disco dei Medicine Head. Non ce l'avevamo con loro, solo che avremmo voluto usarlo noi per primi." L'album e il nuovo spettacolo proiettarono i quattro nell'Olimpo delle superstar, troncando per sempre le radici con il passato underground. Quanto a Waters, il suo talento come autore emerse chiaramente rispetto ai compagni, così diventò "di diritto" il paroliere del gruppo. Prima di cominciare il primo vero tour per il Regno Unito dal 1969 i Pink Floyd prenotarono per qualche giorno il grande spazio prove dei Rolling Stones a Bermondsey,sud di Londra,e lì perfezionarono gli ultimi dettagli dello spettacolo. Le prove finali si svolsero invece al Rainbow Theatre, dove torneranno a esibirsi un mese esatto più avanti. Fu acquistato un nuovissimo impianto di amplificazione, con un banco di missaggio a 28 canali, e un impianto quadrifonico a 360 gradi. Per la prima volta dal lontano 1968 un light show completo venne progettato appositamente dal loro creativo di architettura luminosa, Arthur Max. E infine furono registrate su nastro alcune tracce da usare come accompagnamento. L'equipaggiamento, per un totale di oltre nove tonnellate, viaggiava su tre autocarri e il pomeriggio prima di ogni concerto veniva montato da una squadra di sette persone. Wright: "A volte guardo i nostri enormi autocarri e le tonnellate di attrezzature e penso, 'Cristo, dovrò solo suonare un organo!' ". Fu la prima volta che i Pink Floyd presentarono un album intero dal vivo. Anche se erano soliti provare in anteprima il nuovo materiale prima di registrarlo, Dark Side Of The Moon fu rifinito nei dettagli con il preciso intento di suonarlo dal vivo prima della sua uscita discografica. I brani in scaletta avevano il medesimo ordine dell'album, anche se nei primi concerti mancavano i sintetizzatori. Per esempio, On The Run era una semplice improvvisazione di tastiere e chitarra, mentre Great Gig In The Sky, meglio nota ai fans dell'epoca come The Mortality Sequence, era un assolo di piano elettrico su basi preregistrate (letture dal Libro degli Efesini, preghiere e discorsi biblici e uno sproloquio del discusso personaggio radiofonico inglese Malcolm Muggeridge). C'erano poi un paio di ripescaggi: Brain Damage era un inedito scritto ai tempi di Meddle e Us And Them proveniva da The Violent Sequence, scritta per Zabriskie Point. Dopo alcuni intoppi iniziali (l'esordio al Brighton Dome fu funestato da un guasto che impedì l'uso delle basi registrate, mentre a Manchester si verificò un black out elettrico) il tour fu acclamato, anche se non pienamente compreso, da pubblico e critica. L'esibizione più importante ebbe luogo nel mese di febbraio, quando la stampa mondiale si diede appuntamento al Rainbow Theatre di Londra per ascoltare Dark Side Of The Moon nel suo massimo fulgore. Un trionfo dell'immaginazione, così i mass media inglesi applaudirono i Pink Floyd in una serie di recensioni tutte positive. E non era ancora finita. Il regista francese Barbet Schroeder li invitò a scrivere le musiche per il suo film La Vallèe. La colonna sonora fu composta e registrata in due settimane (una prima e l'altra dopo il tour giapponese) agli Strawberry Studios del Chàteau d'Hérouville, nei pressi di Parigi. Obscured By Clouds uscì in giugno e la pellicola, centrata sul "risveglio" spirituale di una ragazza a Papua Nuova Guinea, fu ben accolta, almeno in Francia. La musica di Obscured By Clouds è penetrante e sottile e alcuni brani di notevole spessore sarebbero andati a infoltire la scaletta dei tour successivi. Fu l'ultimo sforzo propriamente "collettivo" dei quattro, con liriche di Waters particolarmente ispirate. Free Four, per esempio, parla della pressione causata dagli spostamenti continui, tema poi sviluppato in Dark Side Of The Moon, e accenna alla morte del padre, un evento che con ben altra veemente profondità sarà sviscerato in The Wall. Childhood's End è l'ultimo brano composto interamente da Gilmour nei Pink Floyd con questa formazione mentre il finale è affidato ad Absolutely Curtains, sulle note dei canti religiosi della tribù Mapuga. Chiusa la parentesi di Obscured By Clouds, il mastodontico tour proseguì in Nord America e in Europa, davanti alle più vaste platee mai affrontate fino a quel momento, registrando quasi sempre il tutto esaurito. Uno dei concerti più spettacolari si svolse al grande anfiteatro dell'Hollywood Bowl, dove il ciclo notturno scintillò sotto i raggi di otto potenti fasci luminosi che provenivano dal fondo del palco a cupola. A concludere lo show, uno spiegamento di fuochi artificiali colorati. Fra gli effetti speciali impiegati nel corso della tournée, lingue di fuoco sprigionate da calderoni sulla scena durante Echoes e un enorme gong che andava in fiamme al culmine di Set The Controls For The Heart Of The Sun. Il 1972 fu l'anno in cui i Pink Floyd allargarono i propri orizzonti in campo artistico. Nel 1969 in qualche occasione avevano offerto delle musiche al Ballet Rambert, ora misero le basi per collaborare con la più importante scuola europea di balletto contemporaneo, diretta da Roland Petit e con base a Marsiglia. Fu la figlia di Petit, una fan dei Pink Floyd, a suggerire al padre il matrimonio fra balletto tradizionale e musica moderna. Il direttore si incontrò con il gruppo nel bel mezzo del tour americano del 1971, e in quella sede fu discusso il progetto di un adattamento del romanzo di Proust Alla ricerca del tempo perduto. Purtroppo non se ne fece nulla. La fantasia dei quattro non fu stimolata a sufficienza da quell'opera monumentale che provarono a leggere con scarso successo. In seguito Petit propose ancora invano gli adattamenti di Le mille e una notte e della Carmen. Le parole di Waters, venate di divertito stupore, rendono un'idea dei ridicoli incontri che si svolsero quell'anno: "Prima doveva essere Proust, poi Aladino, poi qualcos'altro ancora. Un giorno Nick, Steve e io andammo a pranzo con Nureyev, Roman Polanski, Roland Petit e qualche produttore cinematografico. Che risate. Dovevamo parlare di un fantastico film-balletto di cui noi saremmo stati responsabili delle musiche e Roland della coreografia. Rudy Brians doveva essere la star e Roman Polanski il regista. Ma era come uno scherzo, in realtà nessuno aveva la minima idea di cosa fare. A un certo punto qualcuno picchiò il pugno sul tavolo: 'Allora qual' è l'idea?' e il bello è che stavamo tutti lì seduti a bere vino e man mano eravamo sempre più ubriachi, e continuavano a saltar fuori idee sempre più bislacche, finché uno suggerì Frankenstein. A quel punto Nureyev cominciò a preoccuparsi un po'. E quando Polanski fu abbastanza ubriaco cominciò a dire, potremmo fare il film porno del secolo... Dopo il caffè e l'ultimo cognac saltammo in macchina e ce ne andammo. Chissà com'è finita". Gli incontri sembravano comunque aver raggiunto un obiettivo: la band doveva comporre una quarantina di minuti di musica originale cui Petit avrebbe aggiunto la coreografia. Si tentò anche di portare il progetto dal vivo, il 10 giugno 1971 al Grand Palais di Parigi (10.000 posti), con un'orchestra di 108 elementi. Lo show doveva essere trasmesso in Eurovisione ma di nuovo non se ne fece nulla, stavolta a causa degli impegni concertistici e in studio dei Pink Floyd. Malgrado il poco tempo a disposizione, alla fine si accordarono per suonare quaranta minuti del loro abituale repertorio. I quattro salirono sul palco di Marsiglia nel novembre 1972, nel mezzo del tour europeo. Waters si presentò all'appuntamento con una certa ansia: "Per suonare dal vivo dobbiamo essere perfetti ogni sera su ogni singola nota, altrimenti i ballerini vanno nel caos, e non useremo uno spartito ma suoneremo a memoria. Sarà dura".
Nel gennaio e febbraio 1973 la carovana fece tappa a Parigi per alcuni fine settimana. Curiosamente, i Pink Floyd suonarono dal vivo solo quattro volte. In tutte le altre occasioni furono usate basi preregistrate. Gilmour menzionò anche un progetto per portare lo spettacolo in Canada, "ma non si potè fare perché nel balletto di Majakovskij che precedeva il nostro lavoro c'erano due pezzi del medesimo autore che avevano a che fare con la Rivoluzione Russa e un'enorme bandiera rossa sventolava sul palco. Il governo del Canada non avrebbe dato il permesso". Questo straordinario progetto mise in luce un altro lato del versatile talento dei Pink Floyd. Ai loro spettacoli un'onda di sgomento e meraviglia investiva in egual misura i fans e la critica. Come Nick Mason ha recentemente sottolineato: "Bisogna stimolare la gente. Eccitarla, indurla a lasciarsi andare a un'esperienza fuori dal comune, accenderne la fantasia".
Nel 1973 per la prima volta i quattro anteposero il Nuovo Continente alla madre patria e batterono a tappeto il Nord America con due tour di Dark Side Of The Moon, ormai rifinito in tutti i dettagli. Per l'occasione furono reclutate le coriste Carlena Williams e Venetta Fields, che si unirono ai musicisti sul palco per dar voce al pathos e alla profondità delle nuove armonie. Per gli spettacoli londinesi entrò a far parte della banda anche Vicki Brown. Gli spostamenti della "macchina" del tour, guidata da un piccolo esercito di tecnici, somigliavano ormai a una dettagliata operazione militare. Arthur Max, con gli assistenti Graeme Fleming e Rob Murray, era il responsabile delle luci e a partire dalla seconda tournée inglese dell'anno ideò una cupola a specchio che si ergeva sopra il palco riflettendo i raggi proiettati da due batterie di laser rossi. Chris Anderson stava nelle retrovie. Mick "The Fole" Klucznski si occupava degli effetti su nastro e dell'impianto quadrifonico. Alan Parsons era il supervisore dell'immagine e Bobby Richardson il capo dei roadies. Almeno una settimana prima di ogni spettacolo il tour manager e capo tecnico Peter Watts (che lavorava con la band dal lontano 1967) e l'assistente di nuova nomina Robbie Williams (attualmente direttore di produzione) si recavano nella sede programmata per assicurarsi con lo staff e il promoter che il palco e l'impianto elettrico sarebbero stati pronti il giorno del concerto. Fu poi assoldato altro personale per supplire alle esigenze dello show: due autisti di carrelli elevatori, sei macchinisti, tre elettricisti, due fonici e otto addetti alle luci. Ecco come si svolgeva una giornata tipo: gli autocarri con le attrezzature arrivavano alla sede del concerto verso le dieci di mattina, di solito dopo aver viaggiato la notte (con un equipaggio di due autisti per ciascun mezzo). Lì si incontravano con la squadra dei roadies, partita in volo il mattino stesso con la band, per cominciare a montare il palco, operazione che durava almeno fino alle quattro di pomeriggio. Poi era la volta del gruppo, per l'abituale sound check. Finito lo spettacolo, smontare la struttura richiedeva meno della metà del tempo impiegato nel pomeriggio. Una volta che tutto era caricato sui camion, si ricominciava da capo. Dark Side Of The Moon uscì a marzo. Un capolavoro assoluto. I Pink Floyd boicottarono la presentazione alla stampa perché non fu assicurata loro la qualità del missaggio quadrifonico. Contro il volere dei musicisti, la EMI fece ascoltare una registrazione stereo con un impianto mediocre. Dopo l'uscita di Meddle Waters aveva dichiarato all' NME: "Puoi lavorare a un album finché vuoi ma una volta finito non penserai mai,'mi venga un colpo se stavolta non ci sono riuscito'. Non c'è caso che il tuo lavoro ti soddisfi in tutto e per tutto". Cio nonostante, Dark Side Of The Moon rappresentò la consacrazione del talento collettivo dei Pink Floyd e fu il primo lavoro del tutto convincente sul piano dell'interna coerenza, con solide dinamiche e liriche ispirate. Inoltre se ne trassero abbastanza brani radiofonici per far breccia nell'ostico mercato americano, così da ottenere finalmente un ascolto di massa che proiettò il complesso fuori dalla mischia dei gruppi di culto per entrare nel più solido mercato del rock mainstream. Mason: "Quando Dark Side fu pronto, credo che ciascuno di noi sentisse che era la cosa migliore che avessimo mai fatto ma nessuno si sognò di pensare che fosse cinque volte meglio di Meddle, otto volte meglio di Atom Heart Mother o che avesse un tale successo commerciale. Era un buon disco. Ma per giustificare il fenomeno bisogna aggiungere che si trovò al posto giusto nel momento giusto". Nessuno riuscì a spiegare il fulmineo successo. Anche il gruppo fu colto di sorpresa, come si evince dalle parole di RickWright: "Il nostro approccio verso questo disco non fu affatto diverso dai precedenti. Se si esclude il fatto che si trattava di un concept album. Parlava di alienazione e paura, e del mondo del business. Erano temi nuovi per noi. Gli altri nostri lavori erano coerenti dal punto di vista musicale ma nessuno possedeva un filo conduttore che unisse entrambe le facciate". Il filo conduttore, l'essenza di tutto quanto il lavoro è un semplice battito di cuore, che introduce e conclude sia l'album sia il concerto. Gilmour: "È un'allusione alla condizione umana e prepara il terreno alla musica che descrive le emozioni sperimentate nel corso di un'esistenza. In mezzo a tanta confusione ci sono bellezza e speranza per l'umanità. Gli effetti hanno lo scopo di aiutare l'ascoltatore a comprendere tutto ciò". Anche la confezione rimanda ai contenuti del disco. La busta pieghevole all'interno è illustrata con la simulazione di un tracciato elettrocardiografico, mentre la splendida copertina riproduce un'immagine tanto semplice quanto affascinante: un prisma colpito da un raggio di luce bianca riflette i colori dello spettro. La figura del prisma era un simbolo mistico cui si richiamò anche il materiale pubblicitario, con riprese delle Grandi Piramidi di Giza in Egitto. Le canzoni subirono alcuni ritocchi sostanziali rispetto alle versioni live e la presenza di voci femminili conferì all'insieme un taglio più morbido. On The Run fu rielaborata completamente in studio perché le parti di chitarra e tastiere non erano all'altezza; The Mortality Sequence fu trasformata in The Great Gig In The Sky grazie a una splendida improvvisazione vocale di Clare Torry. Il grande miglioramento fu anche il risultato di un uso diverso delle trame sonore. In Time, per esempio, gli effetti sono usati in maniera creativa e viene lasciato spazio al silenzio come secondo strumento opposto ai rototom di Mason. In Atom heart Mother erano state utilizzate delle voci registrate, ora Roger Waters portò ben oltre quest'idea, intervistando complessivamente circa venti persone, fra cui Paul e Linda Mc Cartney (che però non compaiono sull'album), i roadies, i tecnici di Abbey Road e il portiere dello studio Gerry Driscoll. Si trattava di incontri individuali, uno diverso dall'altro per evitare che gli intervistati si influenzassero tra loro. A ciascuno presentò una serie di domande scritte su un cartoncino al fine di strappare una risposta chiara e sincera. Le domande erano volte a indagare i pensieri sulla vita e la morte, il significato del lato oscuro della luna, le esperienze violente. A Henry McCullough fu domandato: quand'è che hai picchiato qualcuno l'ultima volta? Da ricordare, infine, l'accesso di risa da maniaco di un roadie noto come "Roger theHat" . Dark Side Of The Moon fu protagonista di un lunghissimo tour e la band impiegò un sacco di tempo a registrarlo, eppure pochi ne capirono il senso. "È incredibile", si sfogò Gilmour. "Eravamo al missaggio finale e pensavamo che le tematiche dell'album fossero ormai chiare. Invece chiedemmo ai tecnici e ai roadies e molti non ne avevano la minima idea. Io non sò se i nostri messaggi raggiungono l'obiettivo ma bisogna pur aver fiducia. La nostra musica tratta di nevrosi. È davanti ai nostri occhi, e ne parliamo. Lo stesso 'lato oscuro della luna' allude alla luna ma anche alla follia. Il lato oscuro riguarda qualcosa che succede dentro la nostra testa, è il nostro subconscio, la parte sconosciuta di noi.". Alla fine dell'anno, stando alla Top 100 di Billboard, le vendite di Dark Side Of The Moon non accennavano a diminuire. In Gran Bretagna aveva raggiunto le 700.000 copie e da lì in avanti non avrebbe mai smesso di vendere. Secondo alcuni calcoli, dopo circa vent'anni l'album aveva superato i venticinque milioni di copie in tutto il mondo e ancora oggi è tra i cinque dischi più venduti di tutti i tempi. E pensare che in Inghilterra non conquistò mai la vetta della classifica, ai quei tempi appannaggio di BILLION DOLLAR BABIES di Alice Cooper! Gilmour e Mason approfittarono del periodo di pausa per dedicarsi ai loro primi progetti al di fuori della band. Gilmour conobbe una cantante e cantautrice di talento, al secolo Kate Bush, che riuscì a strappare un contratto alla EMI proprio grazie alla sua intercessione. In seguito Dave sarà frequentemente ospite nei lavori di Kate. Il chitarrista riscattò dall'anonimato anche gli Unicorn, un gruppo che in quegli anni godeva di scarsa fortuna: finanziò alcune registrazioni agli Olympic Studios di Londra e produsse il loro disco d'esordio BLUE FINE TREES. Steve O'Rourke ne diventò il manager e poco dopo gli Unicorn firmarono per la Chrysalis, con cui realizzarono altri tre album. Mason produsse i Principal Edward's Magic Theatre, così come Robert Wyatt. Inoltre, sempre con Wyatt, suonò la batteria al London's Theatre Royal e in una performance per "Top Of The Pops" della BBC nella quale Wyatt eseguì l'm A Believer, cover di un famoso pezzo dei Monkees. Benché avessero programmato di concedersi un po' di tempo libero, non passò molto prima che i Pink Floyd fossero di nuovo in studio di registrazione. Spezzare la consolidata routine di frenetica attività si rivelò difficile e così già in primavera i Floyd lavoravano sodo. Prenotarono uno studio nei pressi di King's Cross, a Londra, e provarono molti dei brani destinati a formare l'ossatura dei due album a venire. Fra le altre, spiccava una nuova composizione intitolata Shine On (più avanti, Shine On You Crazy Diamond): un'ode a Syd Barrett. Waters: "Iniziammo a suonare insieme e a scrivere come abbiamo sempre fatto. Le canzoni nacquero proprio come molte altre, come Ecboes, per esempio. Anche Shine On You Crazy Diamond prese forma a partire da idee musicali appena abbozzate e tutti diedero il proprio contributo. La linea melodica principale fu un'intuizione di Dave e il primo tema di chitarra il punto di partenza su cui lavorammo per elaborare le varie parti della canzone". Fu portato a termine anche un secondo brano, Raving And Drooling; entrambi fecero il loro esordio in scaletta in giugno durante un tour francese, le uniche date oltremanica dell'anno, per il quale furono richiamati le Blackberries (ovvero le coriste Carlena Williams e Venetta Fields) e il sassofonista Dick Parry. Per questa tournée come per i successivi concerti inglesi di fine autunno la band ingaggiò parecchi nuovi roadies. Fra essi, Phil Taylor, oggi capo tecnico della backline. I Pink Floyd affrontarono considerevoli sforzi, anche economici, per rinnovare lo show e accrescere, come mai prima d'allora, l'impatto visivo delle performances. In fondo al palco, su uno schermo circolare del diametro di circa 12 metri, venivano retroproiettate sequenze filmate e animazioni create ad hoc. Lo schermo veniva usato anche come fondale durante il finale di Shine On. Un fascio di luce bianca andava a colpire una gigantesca sfera rotante a specchio, che nel frattempo era stata issata di fronte allo schermo; i musicisti lasciavano così la scena avvolti in un bagliore accecante. Fuochi d'artificio e razzi lanciati direttamente dal palco completavano la batteria di effetti speciali. Il tour francese fu perseguitato da un mare di problemi. Gli organizzatori furono costretti ad annullare e riprogrammare una serie di date quando si resero conto che il nuovo equipaggiamento della band richiedeva un'ingentissima fornitura elettrica e che per sistemare l'enorme schermo circolare occorrevano soffitti alti più del normale. Tuttavia, nelle cinque città in cui riuscirono a esibirsi i Pink Floyd fecero registrare il tutto esaurito, stabilendo un nuovo primato di spettatori in Francia. Se i problemi di allestimento dei concerti furono infine risolti, la campagna pubblicitaria per la quale il complesso fu ingaggiato dalla Gini (un'azienda francese di bevande) andò invece decisamente a rotoli. L'accordo con la Gini prevedeva uno scatto per la pubblicità sulla carta stampata e per lo spot televisivo una canzone intitolata Bitter Love, il tutto per la ragguardevole somma di 50.000 sterline. Poteva essere una buona idea e per di più quei soldi avrebbero potuto contribuire a coprire gli alti costi del tour. La band però cominciò a guardare con sempre maggior diffidenza il ritorno d'immagine dell'operazione. Senza contare che a Waters fu comunicato che non gli sarebbe stato permesso di cantare. Ma ormai i Pink Floyd non potevano più ritirarsi e nulla potè impedire l'avvio della campagna pubblicitaria sulla carta stampata. Non si sa invece se lo spot televisivo sia mai andato in onda. I quattro decisero di considerare l'incidente come un'esperienza da dimenticare e donarono il compenso in beneficenza. L'episodio lasciò un sapore amaro in bocca a Waters. A conclusione del tour si prese una breve vacanza in Marocco e diede sfogo ai propri sentimenti scrivendo una canzone, rimasta inedita, intitolata How Do You Feel. Alla luce dell'accaduto, risulta strano che nel corso dell'anno tutta la band indossasse sul palco magliette della Guinness. Nessuno però accennò mai pubblicamente a un contratto di sponsorizzazione. Nel 1973 anche la Avis si servì del nome del gruppo per la sua campagna pubblicitaria, il cui slogan suonava all'incirca così: "Fatti strada come i Pink Floyd" -Noleggia un furgone Avis"
Nel novembre 1974 partì il cosiddetto "British WinterTour". In ogni città le date furono programmate in coincidenza con importanti incontri di calcio, di modo che i musicisti potessero assistere alle partite il pomeriggio stesso del concerto. Shine On era già diventata Shine On You Crazy Diamond e, al pari di Raving And Drooling, aveva assunto una forma più compiuta. C'era una terza novità in scaletta, Gotta Be Crazy, parto casalingo di Waters che Gilmour definì precisando la sequenza armonica. Rispetto alle più delicate melodie di Dark Side Of The Moon le nuove composizioni suonavano piuttosto ruvide, con pesanti invettive contro i valori dominanti della società: il taglio definitivo con il passato psichedelico. I filmati proiettati sullo schermo circolare durante l'esecuzione di Dark Side Of The Moon nel corso della tournée francese furono rifiniti e arricchiti con nuove sequenze girate durante l'estate. Prima della partenza per il tour la band si ritirò per tre settimane agli Elstree Film Studios, a nord di Londra, per provare le complesse sincronizzazioni fra musica e video che lo spettacolo richiedeva. II pubblico inglese potè assistere a una versione di Dark Side Of The Moon ulteriormente ampliata in quanto a dimensioni e impatto visivo, con una nuova sequenza animata commissionata per l'occasione a lan Eames. Lo show era introdotto da una risata maniacale (quella riprodotta sul disco), diffusa in quadrifonia, e da una voce registrata che ripeteva un'infinità di volte a un volume assordante la frase: "I've been mad for fucking years" ("Sono pazzo da non so quanti fottutissimi anni"). Sullo schermo, l'immagine di una luna crescente fino a occuparne l'intera superfìcie lasciava il posto, una volta che il battito del cuore in sottofondo fosse ben udibile, al guizzante segnale di un cardiografo. A quel punto la band attaccava Breathe. I momenti più spettacolari erano forse quelli di On The Run e Time. Luci intermittenti di strade, automobili, aeroporti e velivoli, in una successione serratissima e abbacinante, conducevano lo spettatore all'interno di un tunnel in fondo al quale si stagliava un pianeta. Proprio mentre quell'immagine sembrava precipitare addosso al pubblico il filmato diventava un'animazione, sfiorava la superficie del pianeta e attraversava poi paesaggi urbani mostrando scenari di distruzione totale. La sequenza di Time, anch'essa animata, era non meno straordinaria. Stormi di quadranti attraversavano un ciclo nuvoloso, si scontravano tra loro e sgusciavano via; volavano in aria a squadriglie mentre le relative mani correvano intorno. La scena finale, che introduceva le prime note della canzone, aveva come protagonista un pendolo che spazzava il cielo. Riprese sottomarine dal film Crystal Voyager sottolineavano l'esecuzione di The Great Gig In The Sky, mentre in Money apparivano sullo schermo in rapida successione banconote, monete, sfilate di donne impellicciate, un jet Lear perfettamente appropriato al testo e perfino copie di Dark Side Of The Moon che uscivano dalle presse. La sognante e malinconica Us And Them era accompagnata da immagini al rallentatore della City londinese all'ora di punta, alternate a quelle di minatori in Sudafrica. Brain Damage introduceva al gran finale e la folle risata faceva da sonoro a immagini di uomini politici. L'eclissi di sole concludeva infine l'epica performance. II tour fu un successo senza precedenti e ogni data registrò il tutto esaurito. Eppure, per la prima volta, una parte della stampa nazionale prese a osteggiare il gruppo. Se nei primi anni '70 i Pink Floyd erano stati i re incontrastati, i concerti all'Empire Pool di Wembley sollevarono lo sdegno della generazione più giovane di critici. Uno dei più accesi detrattori, Nick Kent dell' NME, descrisse i loro spettacoli come un "pallido surrogato di creatività musicale" e insinuò che avessero uno stile di vita da borghesi, attaccando in particolare Gilmour.
Lunedì 13 gennaio 1975 i Pink Floyd fecero il loro ingresso al rinnovatissimo Studio 3 della EMI a Abbey Road per cominciare le registrazioni di Wish You Were here, settimo album in studio. Gli impegni concertistici all'estero dei quattro (le sedute di registrazione si svolsero in concomitanza con due tours negli Stati Uniti) rallentarono i lavori e l'uscita del disco slittò a settembre. Grazie al ritardo il gruppo, ancora una volta, potè perfezionare le nuove canzoni dal vivo. Il primo tour americano dell'anno fu annunciato in marzo e, in base a una nuova strategia, non fu promosso con una campagna pubblicitaria a livello nazionale. La CBS Records, per catturare l'attenzione dei fans, si servì invece delle radio FM: uno speciale show dei Pink Floyd fu trasmesso in diretta nelle sette maggiori città in cui erano previste le esibizioni. I biglietti andarono ovunque esauriti in poche ore, sbaragliando i record di botteghino perfino alla Los Angeles Sports Arena, dove in una sola giornata furono venduti tutti i 67.000 biglietti per le quattro serate. Anche un quinto show extra andò esaurito in un lampo ma le richieste erano tali che la band avrebbe potuto tranquillamente aggiungere ancora altre date. La risposta dei fans negli Stati Uniti fu talmente positiva da spingere la Capitol, ex casa discografica del gruppo, ad assemblare TOUR 75, una compilation promozionale che distribuì alle radio al fine di rilanciare le vendite dei vecchi album in catalogo. I Pink Floyd cambiarono qualcosa in scaletta rispetto alla precedente tournée inglese. Se la seconda metà era sempre appannaggio di Dark Side Of The Moon. con Ecboes come bis, la prima parte, introdotta da Raving And Drooling e Gotta Be Crazy, ospitava un'altra nuova composizione (una stoccata contro l'industria musicale) intitolata Have A Cigar, inserita tra le due metà di Shine On You Crazy Diamond. I fans americani furono per la prima volta testimoni dell'impatto scenico del nuovo spettacolo, completo di schermo circolare, sfera a specchio gigante, schianto di aeromodello e fuochi artificiali d'ordinanza, oltre all'impianto quadrifonico, marchio di fabbrica del gruppo. Fu un'operazione in grande sotto ogni profilo: oltre trenta tonnellate di equipaggiamento, gran parte del quale giunse via nave dall'Inghilterra, furono trasportate da una parte all'altra del Paese da una squadra di diciassette roadies assunta a tempo pieno. La band noleggiò anche un aereo privato per i propri spostamenti, mentre i roadies caricavano le attrezzature su un convoglio di autoarticolati. La batteria di effetti speciali aveva funzionato a meraviglia nelle arene coperte ma quando in giugno la band partì per il secondo segmento del tour americano, sulla East Coast, incappò in seri problemi. Il loro palco era di piccole dimensioni rispetto agli odierni stages dei concerti all'aperto (anche se non rudimentale come quello dei Beatles allo Shea) e finiva così per perdersi negli sterminati spazi degli stadi che ora ospitavano le performances del complesso. Nel tentativo di incrementare l'impatto visivo e conferire agli spettacoli maggiore suggestione i Pink Floyd si rivolsero a Mark Fisher e Jonathan Park, due stimati architetti con base a Londra esperti di strutture pneumatiche gonfiabili e mobili. Basandosi sull'immagine di copertina di Dark Side Of The Moon, i due progettarono un'enorme piramide che avrebbe volato sopra il palco riflettendo raggi luminosi. Messa a punto a tempo di record, la struttura fece il suo volo inaugurale il 20 giugno al colossale Three Rivers Stadium di Pittsburgh, sesta data del tour. La piramide, quattro metri e mezzo di base per altrettanti di altezza, sostenuta da guide, fu lanciata dal fondo del palco. Si sollevò a una certa altezza, poi il vento la soffiò via, staccando il grande pallone di elio all'interno. Il pallone scomparve, al pari della piramide, che si schiantò sui veicoli del parcheggio dello stadio prima di esser fatta a pezzi dai fans affamati di souvenirs. Il tour viene ricordato, oltre che per il pieno successo, anche per la mano pesante dei poliziotti di Los Angeles, che nel corso delle cinque serate alla Sports Arena arrestarono più di 500 fans. Il capo della polizia Ed Davis, una settimana prima dei concerti, descrisse l'imminente evento come un "festival illegale dell'erba" e assicurò che i suoi uomini erano pronti ad applicare scrupolosamente la legge perfino nei confronti della più piccola trasgressione, dentro e fuori l'arena. Come conseguenza, furono fermati e interrogati anche parecchi spettatori del tutto innocenti. Questa repressione era stata preparata per mesi interi; il Dipartimento di Polizia di Los Angeles era impaziente di misurarsi con il maggior evento cittadino. Un reportage di Rolling Stane del giugno 1975 fece notare che i metodi repressivi di Davis erano stati applicati durante molte altre manifestazioni nell'area di Los Angeles. A Davis fu attribuita la seguente affermazione: "Sono il capo di polizia più cattivo nella storia degli Stati Uniti". Il medesimo articolo conteneva la "prova" che l'operazione era stata pianificata con largo anticipo: "Un giovane arrestato il 16 marzo allo Shrine Auditorium durante il concerto di Robin Trower asserì di aver udito da un agente queste parole: 'se pensi che abbiamo esagerato, aspetta di vedere quello che faremo alla Sports Arena' ". Ufficialmente, lo spiegamento di forze ammontava ad appena 75 poliziotti per ciascuna delle cinque serate con i Pink Floyd. Secondo le stime degli organizzatori, invece, gli agenti erano almeno 200. Dei 511 arresti, la maggior parte fu per possesso di marijuana. Le forze dell'ordine si giustificarono spiegando che c'erano stati un paio di reati più gravi: smercio di cocaina e possesso d'arma da fuoco carica. Il quotidiano LA Times diede maggior risalto a queste notizie che al concerto stesso ma, al di là dell'atmosfera carica di tensione, secondo il management dell'Arena i fans si comportarono bene, tanto che in seguito li elogiarono. Nel mese di luglio, pochi giorni dopo il ritorno in Inghilterra, i Pink Floyd dovevano esibirsi a Knebworth Park, in campagna, nell'attesissimo concerto di "rientro in patria". Lo show nacque sotto una cattiva stella: i roadies arrivarono solamente un giorno prima dagli Stati Uniti, sbalestrati dal fuso orario. A causa della portata dell'evento, inoltre, l'impianto di amplificazione dei Pink Floyd fu messo a disposizione di tutte le bands che si esibirono nel corso della giornata e, com'era prevedibile, quando fu il loro turno era spompato. Come non bastasse, l'entrata in scena dei Floyd era stata accuratamente prevista in coincidenza con la parata aerea di due Spitfires della Seconda guerra mondiale. Come andarono le cose? Quando i caccia sorvolarono il pubblico a bassa quota, i roadies erano ancora freneticamente intenti a preparare il palco. Sfumato l'ingresso scenico, l'intera performance risultò stanca, senza ispirazione e per di più guastata da inconvenienti tecnici. Il più grave di tutti si verificò durante l'esecuzione di Raving And Drooling, quando gli amplificatori sul lato destro del palco saltarono tutti insieme. All'inconveniente si pose poi rimedio ma l'energia elettrica continuò ad affluire a una frequenza non corretta, tanto che l'organo Hammond di Rick Wright perse l'intonazione e non si riuscì più ad accordarlo. Wright fu costretto a suonare il Farfisa: da quel momento in poi parve di assistere a un concerto arido, senz'anima. Avrebbe potuto essere una meravigliosa giornata per le circa 100.000 persone presenti (in realtà il sito era ufficialmente abilitato per 40.000 ma l'assiepamento di folla fu talmente massiccio che finirono per togliere di mezzo le recinzioni perimetrali). Purtroppo le aspettative dei fans per i loro beniamini, che non suonavano in patria da ben sette mesi, furono in gran parte deluse. Com'era prevedibile, la stampa musicale non andò tanto per il sottile. Alcuni recensori criticarono i Pink Floyd per la performance scadente, altri per aver suonato nuovamente Dark Side Of The Moon ; altri ancora li rimproverarono di trascurare il proprio Paese. Mentre una volta venivano considerati i capisaldi del rock underground britannico, sempre presenti ai festival e alle piccole date del circuito nazionale, adesso erano ostaggi dell'industria dello spettacolo. Insomma, avevano fatto il passo più lungo della gamba. I giornalisti dimenticavano di aver tanto contribuito alla progressiva ascesa del gruppo. Ora che il loro pubblico era cresciuto in maniera esponenziale, era impossibile che i Pink Floyd tornassero a calcare palchi di piccole dimensioni. Inoltre, per antipatico che fosse, fatti due conti i musicisti e il management si accorsero che un tour negli USA era assai più remunerativo di quanto sarebbe mai stato il suo corrispettivo in patria.Tra l'altro, grazie ai concerti americani le vendite di Dark Side Of The Moon subirono una nuova impennata e il 12 aprile 1975 l'album rientrò nella Top 100 di Billboard, dove rimase fino al 6 marzo 1977. Denaro a parte, la tournée oltreoceano raffreddò gli umori dei quattro. Alla crescita di pubblico fece riscontro un diffuso senso di isolamento, abbinato all'impressione che fosse troppo tardi per tornare indietro.Tale era l'entusiasmo e il rumoroso sostegno dei fans che assistere a un concerto dei Pink Floyd negli Stati Uniti era come seguire una Finale di Coppa in patria. Il senso di alienazione portò Waters a immaginare che fra musicisti e pubblico avrebbe potuto benissimo esserci un muro: "Ho ripensato a quel malessere del cazzo provato durante l'ultimo tour americano, di fronte a quelle migliaia e migliaia di ragazzi ubriachi che si scannavano a vicenda. Mi sentivo male perché non aveva nulla a che fare con noi. Credo che fra noi e loro non ci fosse proprio alcun punto di contatto ". Era un'idea che sarebbe maturata con gli anni. Ora invece si avvicinava la scadenza per l'uscita di Wish You Were Here. La casa discografica e il management misero più che mai sotto pressione i quattro perché il nuovo album fosse all'altezza del precedente. Ma in verità, il loro cuore era da un'altra parte. Furono addirittura vicini allo scioglimento. Come ha dichiarato Waters in più di un'occasione, Dark Side Of The Moon segnò per così dire la fine dell'energia creativa del gruppo, ora che le condivise ambizioni di gloria e successo erano state di gran lunga soddisfatte. Poco dopo l'uscita dell'album, lo stesso Waters con sincerità ammise: "Non ho dubbi. Durante le registrazioni di Wish You Were Here la maggior parte di noi non desiderava affatto essere lì ma da qualche altra parte. Io non ero felice di esserci perché sentivo che non eravamo uniti. Il disco parla del fatto che nessuno di noi era lì veramente, oppure c'era solo in modo marginale. Per fronteggiare questa 'non presenza' nella situazione ci aggrappammo alla forza dell'abitudine ed è quello che stiamo facendo tuttora continuando a essere i Pink Floyd". "Lavorammo sodo per qualche settimana, incuranti del tedio generale, finché entrammo in crisi. A quel punto sentii che l'unico modo per non perdere completamente interesse nel progetto sarebbe stato centrare il disco su ciò che stava succedendo fra noi proprio in quel momento, per esempio il fatto che nessuno guardasse negli occhi i compagni e regnasse una fredda atmosfera. Proposi di cambiare. Così accantonammo Raving And Drooling e Gotta Be Crazy e ci mettemmo alla ricerca di un 'ponte' tra la prima e la seconda metà di Shine On. Ecco come nacquero Welcome To The Machine, Wish You Were Here e Have A Cigar." Sempre a proposito di quelle sedute di registrazione: "Ci sedemmo e cominciammo a sfogarci. Io prendevo nota di quello che veniva detto da ciascuno. Fu un incontro su ciò che non stava succedendo e perché. Dave ha sempre detto chiaramente che voleva fare le altre due canzoni, non comprese mai del tutto ciò di cui stavo parlando. Rick e Nicky sì, perciò fu messo in minoranza e andammo avanti". Le sessions finali, dopo Knebworth, si svolsero più o meno nella stessa atmosfera.Tanto per cominciare, le parti vocali di Waters su Shine On You Crazy Diamond si tramutarono in un incubo: "Era al limite della mia estensione. Quando devo cantare mi sento sempre insicuro perché non ho un talento naturale per il canto. So quel che voglio fare ma non son capace di farlo bene. È stato incredibilmente noioso registrare quel brano. Ho dovuto cantare strofa per strofa e ripeterlo un sacco di volte solo per far uscire qualcosa di decente". Intanto fu completata la stesura di Have A Cigar. Il cantato di Waters non andava proprio e come ultima risorsa fu coinvolto l'amico Roy Harper. Waters:"Roy era già in quegli studi a registrare e faceva dentro e fuori dalla nostra sala.Non ricordo chi fu a lanciare l'idea,forse io stesso, probabilmente sperando che gli altri dicessero:'Oh no Rog, fallo tu'. Invece dissero:'Oh yeah, è una buona idea'.Dunque cantò lui e il commento generale fu: 'Fantastico!'." Waters si pentì amaramente di questa decisione, almeno così sembra, malgrado le ottime registrazioni della coppia Harper-Gilmour. La title track ospitò anche Stephane Grappelli, al lavoro con Yehudi Menuhin negli studi di Abbey Road. L'opinione comune era che i nastri fossero stati perduti o cancellati ma Waters sostiene che Grappelli è presente senz'altro nel finale di canzone, anche se il suo intervento non si sente quasi. Non compare nemmeno nei crediti dell'album; pare che però abbia ricevuto un piccolo compenso. Si narra di un ultimo incidente durante quelle sessions: l'improvvisa e misteriosa apparizione di Syd Barrett in studio proprio mentre la band stava dando gli ultimi ritocchi a Shine On You Crazy Diamond, il lungo tributo a lui dedicato. Era il 5 giugno 1975, vigilia della partenza per il secondo tour americano. Cosa ancor più strana, nessuno riconobbe Barrett, che fu preso per un custode. Il suo aspetto era incredibilmente cambiato: i capelli rasati, estremamente sovrappeso, gli abiti trasandati. Disse qualche parola stentata e se ne andò. Fu l'ultima volta che lo videro. Waters: "Mi dispiace molto per Syd. Per anni invece ho pensato che fosse una minaccia a causa di tutte le cazzate che hanno scritto su di lui e su di noi. Non nego la sua importanza, diamine, senza di lui il gruppo non sarebbe neppure esistito. D'altra parte, con lui non si poteva andare avanti. Non so quanto sia stato importante nella storia del rock'n'roll, certo lo è stato moltissimo nella storia dei Pink Floyd. A dire il vero Shine On non parla di Syd, è un modo di raccontare come la gente possa piombare in stati di totale alienazione perché questa è la sola maniera di fronteggiare la fottuta tristezza della vita di oggi, per allontanarsene del tutto". La grafica dell'album è, come sempre nei lavori dei Pink Floyd, piuttosto originale e, ancora una volta, a cura di Storm Thorgerson e colleghi dell'Hipgnosis. L'immagine di copertina è una trasposizione visiva del tema centrale del disco, un altro modo di parlare del senso di alienazione e di assenza. Anche la sovracoperta nera che nascondeva la copertina conferì all'album un'appropriata veste anonima. Wish You Were Here uscì il 15 settembre 1975 e schizzò in vetta alle classifiche su una sponda e l'altra dell'Atlantico. La CBS americana tirò un sospiro di sollievo: il suo investimento era stato ripagato.

 

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