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The
Best Of Tour 72 TITOLO:
The Best Of Tour 72
1.
Speak To Me / Breathe 2:55 NOTE: Si
tratta del tour dove venne proposto per la prima volta "The Dark
Side Of The Moon", oltre un anno prima della sua pubblicazione ufficiale.
Questa performance e' l'ultima data del tour, presumibilmente il 20-feb-1972
(anche se nella copertina e' riportato il 17-Feb-1972). [2]
e' radicalmente diverso. Il brano e' basato su un pattern ritmico di chitarra.
Nel finale si possono udire in modo chiaro alcuni degli effetti sonori
che vennero poi utilizzati nella versione ufficiale.
"Questo bootleg mostra
i Pink Floyd nel loro periodo migliore e piu prolifico, di li a pochi
mesi avrebbero pubblicato il loro album di maggiore successo (e per molti
compreso me, il piu bello!;) ). Allora nella loro nuova politica di suonare
le nuove composizioni prima dal vivo e poi successivamente inciderle in
studio, il quartetto decise di presentare questo nuovo concept album nel
loro nuovo tour. Le differenze con cio' che finira' poi nel famoso disco
con il prisma nn sono tantissime alla fine, ma quelle che ci sono meritano
di essere ascoltate ed apprezzate... Incominciando con Speak To Me/ Breathe...che
si presenta molto simile all versione studio , con la chitarra molto piu
in evidenza e con una buona interpretazione vocale( di Rick?), da questo
brano si passa al primo gioiellino contenuto in questo bootleg: On The
Run che si presenta in una veste radicalmente diversa ( salvo alcuni richiami
alla versione poi edita ufficialmente), una bella e originale jam giocata
molto sulle tastiere e sulla chitarra, con un accompagnamento molto curioso
della batteria di Mason...che forse risulta all fine un tantinello lunga.
Time inizia con i famosi "battiti daksidiani" e senza le sveglie
della versione studio, il cantato è molto piu lento ma nn meno
bello, forse a perdere un pochino rispetto al famoso capolavoro è
l'assolo che, contiene i germi di quello , splendido, dell album ma che
viene suonato in maniera un po superficiale e meno sentita (se possono
essere usati questi termini parlando di un certo David Gilmour)...poi
abbiamo la Breathe reprise che è praticamente identica a quella
dell album (anche se li nn viene considerata, come avviene in questo caso,
come una traccia a se stante..). Ed eccoci arrivare alla seconda perla
del RoIo, The Great Gig In The Sky, che forse sarebbe piu giusto chiamarla
in altro modo, visto che risulta essere una composizione completamente
diversa: su un tappeto di sonoro di organo Hammond si sviluppa un brano
di atmosfera, con preghiere recitate, frasi indistinguibili e altre che
poi finiranno nella versione definitiva, e sinceramente pare piu un opera
alla Barrett che una alla Wright periodo watersiano. Sebbene questa sia
una versione alquanto curiosa (sopratutto per i fan di vecchia data) si
puo tranquillamente affermare che siamo stati fortunati che Wright la
abbia rielaborata e resa una canzone per pianoforte arricchita (e resa
celebre) dagli angelici vocalizzi di Clare Torry... Il "classico"
rumore di casse che si aprono e di soldi che cadono, da il via a Money
che sfoggia "il riff" molto piu caldo del solito suonato molto
bene a mio parere da Waters, ma la vera sorpresa all ascolto è
senz' altro l'arrangiamento molto chitarristico di cui gode questa versione,
visto che anche la sequenza che in seguito sara eseguita dal sax, qui
viene lasciata nelle mani sapienti di Gilmour...con rislutati facilmente
immaginabili! Delle urla lancinanti (O_o) aprono la piu grande delusione
di questa pubblicazione, Us And Them, che se su Dark Side of The Moon
è sicuramente il brano di punta, qua si riduce ad un brano di un
paio di minuti per giunta tagliato e non bene, e le potenzialita' di questa
versione live possono solo essere intuite: manca per esempio l'effetto
di eco, e l'arrangiamento è molto pianistico con una spruzzata
di chitarra, ma sinceramente era meglio non metterlo affatto che decurtarlo
cosi'.... Any Colour You Like è uno strumentale progressive-psichedelico
che durante questo tour del 1972 pare sia stato piu volte modificato ed
eseguito diversamente, ma su questo bootleg non appare molto distante
dalla versione edita definitivamente un anno piu tardi, in ogni caso un
buon pezzo. L'ultima perla del disco è Brain Damage che viene eseguita
in maniera molto simile a quella definitiva (chiaramente con una produzione
meno elaborata e pulita e con qualche effetto sonoro leggermente diverso)
ma che presenta alla fine di ogni ritornello un contrappunto chitarra-basso
davvero epico, che sull album del '73 puo essere solo intuito in lontananza
offuscato da altra roba...davvero da brividi! La conclusione come normale
è affidata ad una "tranquilla" Eclipse , che non aggiunge
niente, ed è anche sfumata nel finale, ma questa volta in maniera
piuttosto curata. Andrea Belcastro |