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The Paper Boy

Fonte Rolling Stones - Marzo 2005

Pink Floyd - La Seconda Vita

A quasi 40 anni dalla nascita del gruppo, uno dei fondatori, di professione batterista, racconta tutto in un libro. Ecco, in anteprima, il capitolo in cui si racconta l'addio a Syd Barrett e l'arrivo di David Gilmour.

 

di Nick Mason

Nick Mason

Il nostro primo discreto approccio verso David Gilmour avvenne quando lo riconobbi in mezzo al pubblico di un concerto al Royal College of Art alla fine del 1967. Il Royal College Art, accanto alla Royal Albert hall, era allora quanto di più simile avessimo come nostro locale stabile dopo il cambio di gestione dell' UFO. Avevavmo amici in molte facoltà universitarie, il che ci consentì di operare una sorta d'impollinazione incrociata tra progettazioni di manifesti, copertine,fotografia e musica, oltre alla possibilità di usufruire costantemente delle strutture del Royal College of Art per attività extrauniversitarie. dato che David non era uno studente, supposi che si trovasse lì per valutarci. Durante una pausa mi avvicinai furtivamente a David e li borbottai qualcosa sulla possibilità di unirsi a noi come chitarrista aggiunto. Non si trattava di un'iniziativa di ingaggio unilaterale da parte mia, ma solo la prima opportunità che uno di noi aveva avuto di affrontare con lui la questione. David era sicuramente interessato, immagino, soprattutto perchè malgrado pensasse (giustamente) che noi avessimo meno esperienza del suo gruppo precedente, i Jokers Wild, noi disponevamo già di tutti quegli status symbol che loro non erano mai riusciti a ottenere: un agente, un contratto discografico e un paio di dischi di successo. I Jokers Wild erano stati una delle band più apprezzate nell'ambiente di Cambridge. Erano tutti considerati dei validi musicisti. Willie Wilson, che aveva sostituito il batterista originario Clive Welham, tornò alla ribalta con Tim renwick nei Sutherland Brothers and Quiver e, successivamente, fece parte del gruppo-ombra che utilizzammo nei concerti dal vivo di The Wall.
Non ricordo la prima volta che incontrai David. Sicuramente avevamo suonato negli stessi posti, inclusi il Libby January e la festa di sua sorella e ci eravamo evidentemente incontrati in occasione di qualche evento mondano, visto che ero riuscito a distinguerlo tra la folla al Royal College of Art. Essendo nato a Cambridge - i suoi primi incontri musicali con Syd erano avvenuti al Cambridge Tech - David aveva trovato in giro parecchio lavoro per i Jokers Wild sia a livello locale, suonando per gli aviatori americani in attesa della terza guerra mondiale, sia con qualche occasionale puntata a Londra. David, comunque, si era spinto anche oltre, trascorrendo una vacanza nel sud della Francia a suonare per strada insieme a Syd e ad alcuni amici nell'agosto del 1965. Decide di ritornare sul continente con i Jokers Wild e resistettero insieme più o meno per un anno, compresa la Summer of Love, ribattezzandosi pragmaticamente i Flowers. Il gruppo si sciolse e, all'epoca in cui lo vidi al Royal College of Art, David era un pò in un vicolo cieco e guidava un furgone per gli stilisti Ossie Clarke e Alice Pellock, che gestivano la boutique Quorum a Chelsea.
Lo contattammo ufficialmente poco prima del Natale del 1967, quando gli proponemmo di unirsi ai Pink Floyd come quinto membro. Avevamo convinto Syd che sarebbe stata una buona idea acconsentire all'ingresso di David nel gruppo. Discutemmo sui dettagli formali in una riunione del gruppo molto civile, ma in cui fu anche detto chiaro a Syd che un suo dissenso non era nemmeno da tenere in considerazione. David accettò la nostra offerta e gli fu promesso un compenso di 30 sterline la settimana, omettendo di precisare che la paga effettiva che si sarebbe portato a casa era solo un quarto. Steve O'Rourke, che era diventato ormai il nostro principale punto di contatto all'interno dell'agenzia Bryan Morrison, gli mise a disposizione una stanza a casa sua, attrezzata con un registratore revox e qualche sandwich gratis, dove David imparò perfettamente il nostro repertorio nel giro di pochi giorni. Un problema molto più serio per David fu inserirsi nel gruppo preesistente. Ufficialmente era il secondo chitarrista e un cantante aggiunto. Syd, però, vedeva David come un intruso, mentre il resto della band lo considerava un potenziale sostituto di Syd. Tuttavia ci guardammo bene dal dirlo a David, per risparmiargli la cruda verità. Di fronte a questi segnali poco chiari, David doveva adattarsi alla meglio all'imbarazzante situazione. Gli eventi si susseguirono poi abbastanza rapidamente. Tenemmo qualche concerto all'inizio del 1968, cercando di lavorare come una band di cinque elementi. Possiamo solo immaginare ciò che Syd deve aver provato durante quegli spettacoli: probabilmente era del tutto confuso e adirato per il fatto che la sua influenza si stava sempre più sgretolando. Sul palco, metteva il minimo impegno nella sua esibizione, limitandosi per lo più a fare le mosse giuste. Questa scarsa collaborazione era probabilmente il suo modo di rifiutarsi di partecipare all'intera farsa. Più si allontanava, più ci convincevammo che stavamo prendendo la decisione giusta. L'esempio più chiaro dell'atteggiamento di Syd fu una sessione di prove nella sala di una scuola di West London, dove Syd passò un paio d'ore a insegnarci una nuova canzone che aveva intitolato Have You Got It Yet?. Cambiava continuamente l'arrangiamento, per cui, ogni volta che la suonavamo, il ritornello "No,no,no" ovviamente non gli andava mai bene...
Fu l'ultima ispirata dimostrazione di tutta la sua rabbia e la sua frustrazione. La situazione giunse ad una crisi risolutiva in febbraio, un giorno in cui dovevamo suonare a Southampton. In macchina, mentre andavamo a prendere Syd, qualcuno disse:"Dobbiamo passare a prendere anche Syd?" e la risposta fu:"No, cazzo, lasciamolo perdere". Raccontato cosi può sembrare brutale, quasi crudele,ma è la verità. La decisione era priva di ogni responsabilità, come noi del resto. Dato che procedevamo col paraocchi, pensavo che Syd fosse semplicemente un piantagrane e mi esasperava a tal punto che riuscivo solo a vedere l'impatto a breve termine che aveva il suo comportamento sul nostro desiderio di diventare un gruppo di successo. Considerato che, prima di allora, non avevamo mai provato insieme come una band di quattro elemnti, l'esecuzione funzionò bene a livello musicale, con David che copriva tutte le parti vocali e di chitarra. Era indicativo dello scarso contributo che Syd aveva dato negli ultimi concerti, ma, in ogni caso, è sorprendente pensare quanto fossimo spensieratamente sicuri di noi stessi nel prendere questa decisione. La cosa più importante fu che il pubblico non chiese il rimborso del biglietto: era chiaro che l'assenza di Syd non costituiva un grosso ostacolo. Smettemmo semplicemente di passarlo a prendere.

Foto dei Floyd con Barrett

Anche se avevamo opportunamente dimenticato di informare il nostro manager del nuovo assetto del gruppo e dei nuovi accordi per i trasferimenti, Peter a Andrew (Jenner e King, i manager del gruppo.ndr) e naturalmente anche Syd, si resero conto di quanto stava succedendo. La questione doveva essere risolta. Dato che a quell'epoca eravamo in società in sei, Roger, Rick e io non avevamo nemmeno la maggioranza per rivendicare il nome della band e, vista l'importanza del contributo di Syd come autore principale dei testi, probabilmente lui ne aveva più diritto di tutti. Sorprendentemente, però, questo non costituì mai un problema. Come la società era stata creata con un accordo fondamentalmente equo, cosi anche il suo scioglimento avvenne in modo civile. Tennemmo una riunione con tutti,incluso Syd, a casa di Peter all'inizio di marzo. Peter afferma:"Abbiamo lottato per tenere Syd nel gruppo. Non conoscevo bene David, anche se sapevo che era un chitarrista di talento e dotato di un'ottima capacità imitativa. sapeva suonare la chitarra di Syd meglio di Syd". In ogni caso, Peter e Andrew cedettero e, dopo solo un breve sfogo di recriminazioni, la società fu sciolta. Il suggerimento di Syd per risolvere ogni problema, tra l'altro, era stato di aggiungere alla formazione due sassofoniste. Ci accordammo sulla cessione alla Blackhill dei diritti perpetui su tutte le nostre attività pregresse. Noi tre continuammo come Pink Floyd e Syd usci dal gruppo. Peter e Andrew evidentemente ritenevano che Syd fosse la mente creativa della band, un punto di vista ragionevole, dato il nostro percorso discografico fino a quel momento. Di conseguenza, decisero di rappresentare lui anzichè noi. "Peter e io ci siamo meritati di perdere i Pink Floyd", ammette Andrew. "Non avevamo fatto un buon lavoro, soprattutto negli Stati Uniti. Non siamo stati abbastanza aggressivi con le case discografiche". Andrew è convinto che nessuno di noi,a parte David, sia uscito da questa fase a testa alta e sottolinea che la decisione di sciogliere la società fu un vero shock per Syd, dato che lui non ci aveva mai considerato come il suo gruppo di supporto (come altri avrebbero fatto): "Lui era affezionato alla band".
"Le nostre strade si sono separate in modo naturale" sostiene Peter. "Noi volevamo sviluppare la Blackhill, per cui non potevamo avere i Pink Floyd come soci, se ci concentravamo su altre band. I Pink Floyd misero in dubbio che potessimo occuparci di loro senza Syd. E Andrew e io avremmo sempre guardato con rimpianto ai giorni con Syd". Peter era dell'opinione che, se Syd fosse stato alleggerito dalla pressione del gruppo e avesse avuto più spazio e tempo a disposizione, sarebbe diventato più stabile. Peter ha dichiarato: "Vorrei aver saputo prevedere quel che sarebbe successo. Vorrei non aver lasciato che accadesse. Volevamo tutti essere d'aiuto, ci abbiamo tutti provato, ma non siamo riusciti a trovare una soluzione. Se Syd è infelice per quello che è accaduto, mi prendo la mia parte di colpa. Se Syd invece non ne soffre, significa che ha raggiunto uno stato di pace e di tranquillità in solitudine. Non so cosa darei per conoscere la risposta".
Dopo lo scioglimento della società con la Blackhill e in mancanza di un indispensabile manager, sembrava logico rivolgerci a Bryan Morrison. Lo incontrammo e lui acconsentì a fornirci i servizi manageriali di Steve O'Rourke. Bryan avrebbe continuato a sviluppare il suo impero editoriale, mentre Tony Howard si sarebbe occupato degli ingaggi. Steve rimase il nostro manager per il resto della sua vita.
Tanto Andrew che Peter sono convinti che Bryan e Steve abbiano saputo prevedere le possibilità di sfruttare la situazione che avevamo creato insieme. Bryan ricorda di aver fatto un discorso a Steve sui vantaggi di rimanere con noi anzichè cercare di scoprire nuovi talenti. Andrew ricorda che era seduto con Steve allo Speakeasy Club (l'influente club musicale presso Upper Regent Street), molto prima della scissione del gruppo, quando Steve gli disse: "Ti rendi conto dell'importanza e dell'influenza che i Pink Floyd avranno su milioni di ragazzi?" e sostiene, inoltre, che Steve abbia sempre svolto molto seriamente il suo lavoro come nostro manager. Non era mai superficiale al riguardo, come poteva sembrarlo talvolta Bryan. Steve proveniva da un ambiente molto diverso rispetto al resto della band. Suo padre Tommy era un pescatore delle Isole Aran, al largo della costa ovest dell'Irlanda. Qaundo il grande documentarista americano Robert Flaherty girò il film L'uomo di Aran sulle condizioni di vita in quei posti negli anni 30, il padre di Steve fu uno dei personaggi del film. Tommy si convinse allora a trasferirsi in Inghilterra per fare fortuna in campo cinematografico e, malgrado lo scoppio della guerra e l'arruolamento nell'esercito avessero posto fine ai suoi sogni di gloria sul grande schermo, si stabili a Londra, dove nacque Steve. Grazie alla sua precedente esperienza nelle vendite e per merito delle tecniche affinate alla scuola di perfezionamento della Bryan Morrison, Steve diede un taglio più grintoso alla nostra direzione. Trasmetteva un senso di sicurezza, era un formidabile negoziatore e si vestiva con completi blu scuro che lo facevano apparire come un vero uomo d'affari. Il suo stile manageriale preferito rimase invariato, ma il numero dei suoi abiti cominciò a moltiplicarsi. Una volta ci raccontò che, quando vendeva cibo per animali, per convincere i clienti tirava fuori una scatoletta del prodotto, ci affondava un cucchiaio e se lo mangiava. Trovammo questo impegno verso i clienti ammirevole e seriamente preoccupante al tempo stesso e Steve probabilmente si pentì di essere entrato cosi in dettaglio sulle sue tecniche di vendita, dato che Roger negli anni seguenti rispolverò questo episodio spesso e volentieri durante le nostre chiaccherate. Una volta definiti gli ultimi dettagli, all'inizio di aprile fu dato l'annuncio ufficiale dell'uscita di Syd dal gruppo e dell'ingresso di David. Mi stupisco anocra pensando come anche la minima preoccupazione che avremmo dovuto nutrire per la perdita della mente creativa del gruppo fu eclissata dal senso di sollievo. eravamo fortuitamente riusciti ad evitare che Syd diventasse uan figura dominante, nonostante la sua presenza scenica e il suo look. Le nostre foto promozionali ufficiali mostravano sempre la band al completo, non solo Syd, il che può essere stato d'aiuto. E' anche possibile che la forza di una band senza un leader riconosciuto garantisca un maggiore contributo da parte di tutti gli altri membri - era il periodo in cui il Tizio,il Caio e il Comesichiama erano stati sostituiti da I Comesichiamano.
Sarebbe dovuto essere un periodo difficile per noi, giacchè eravamo una band che non vantava nemmeno un singolo in classifica da quasi un anno, visto che i pezzi successivi ad Arnold Layne e See Emily Play non avevano mantenuto le promesse iniziali. A rigor di logica, saremmo dovuti essere costretti a ricominciare da capo, ma in qualche modo avevamo trovato un nostro spazio peculiare all'interno dell'industria discografica. Stavamo per entrare in un periodo che ricordo come particolarmente felice. Adesso eravamo di nuovo più orientati verso gli stessi obiettivi e le stesse idee musicali e intendevamo suonare assieme in modo più strutturato. In più, avevamo la sensazione di far parte di una band completa.
Senza dubbio David aveva l'incarico più difficile: l'ingrato compito di continuare a essere Syd. Chiaramente poteva aggiungere la sua interpretazione personale a qaulsiasi esibizione dal vivo, ma le nostre registrazioni più recenti includevano parecchi pezzi di Syd e ci sarebbe voluto almeno un anno prima di poterli sostituire. A parte tutto, a David veniva chiesto di fare il playback sul cantato di Syd in ogni sorta di programma delle tv europee. Ripensando a quei primi spettacoli, mi rendo conto che ciò che probabilmente gli rese il tutto più sopportabile era il fatto che, anche se il resto del gruppo aveva suonato effettivamente nei dischi, quando si trattava di ricordare le parti David era molto più bravo di noi nel playback.

Gilmour mentre prova negli studi di Abbey road davanti a June Child

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